La doppia laurea di Eliana

Un’esperienza che porterà sempre con sé, come un ricordo indelebile che ha segnato in positivo il suo percorso di studio tra l’Italia e la Germania, arricchendolo non solo culturalmente, ma anche dal punto di vista pratico; aspetto che differenzia l’università italiana da quelle europee. Eliana Paola Di Stefano, ventidue anni, giovane laureata triennale in Cultura ed Amministrazione dei Beni Culturali, ha conseguito il doppio titolo, spendibile all’estero, con tutte le opportunità lavorative che si presenteranno. In questa intervista si racconta e ci racconta come è andata. 
Come è stata la tua esperienza di studio?
“In Italia densa d’insegnamento, molto piacevole, interessante, piena del fascino di sentirsi universitari dopo il liceo e di studiare le materie che ti appassionano. Piena di nuove amicizie e di consolidamento delle vecchie. In Germania ricca e dura”.
In che senso?
“Ricca di apprendimento, di novità, di nuove esperienze, di conoscenza di un altro popolo, della sua cultura, della sua civiltà, dei suoi comportamenti; ma anche dura perché ho dovuto affrontare problemi che forse sono al di sopra di una semplice esperienza giovanile: apprendimento rapido di una nuova e non facile lingua, la sistemazione logistica, la comprensione di nuovi eventi, il modo di come rapportarsi  a questi,  le preoccupazioni dei genitori”.
Che titolo hai conseguito?
“In Italia quello in ‘Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali’. In Germania quello in ‘Kultur und Management’. Sono titoli affini ma con diverse specificità. Nel nostro Paese, infatti, si accentua l’enfasi più sugli aspetti culturali e di amministrazione; in Germania, invece, si preferiscono approfondire gli aspetti manageriali e gestionali”.
Quali sono stati i rapporti con i professori?
“In entrambe le Università ho avuto la fortuna di incontrare splendidi docenti, in particolare quelli che hanno segnato il mio percorso di studio. Per tutti la professoressa Greco – ( presidente del corso di Laurea in Cultura ed Amministrazione dei Beni Culturali, ndr.) -, per la quale nutro stima e riconoscenza e che approfitto per ringraziare, e in Germania il professor Vogt che mi ha aiutato a risolvere molti problemi e incoraggiata nelle situazioni più critiche”. 
Quanto è costato il soggiorno? E quanto è durato?
“Una valutazione precisa non riesco a farla. Bisogna mettere in conto le spese di vitto, alloggio, viaggi,  spese universitarie e, perché no, pure di svago quando è possibile. Il tutto per oltre un anno e mezzo”. 
La differenza tra l’università italiana e quella tedesca?
“Trattandosi in Germania di una Fach-Hochschule viene privilegiato sicuramente l’aspetto pratico, al quale purtroppo nell’università italiana non viene dato il giusto peso. In Germania i ragazzi sono ‘costretti’ a studiare teoricamente e subito ad applicare quello che hanno imparato. Questo mi ha molto entusiasmato, proprio perché rappresenta la novità”. 
Qual è stato il rapporto con i tuoi colleghi?
“I tedeschi, è risaputo, sono un popolo un po’ freddo, metodico, ma civile ed educato, rispettoso delle regole. Questo fa la differenza con noi che siamo, viceversa, più socievoli, più creativi e in generale meno disposti a seguire le regole. All’inizio mi sono dovuta far conoscere e dovevo cercarli, ora mi conoscono e sono loro che cercano me”.  
Qual è il ricordo più bello? 
“Ricordi belli, indimenticabili ne ho moltissimi. Uno, in particolare: dopo aver duramente lavorato ad un progetto per la realizzazione di una mostra delle opere di Dietrich Arlt (morto lo scorso dicembre), il giorno dell’inaugurazione ho avuto l’occasione di conoscere la famiglia dell’artista e di ricevere i complimenti per come ho svolto il lavoro”.
Quali sono gli obiettivi per il futuro?
“Molto ambiziosi. Ma mi sento forte della rara e confortante esperienza che ho fatto. Sono sicura che mi sarà data l’opportunità, considerando il contesto della nuova Europa, di impegnarmi in un campo di attività, quello della gestione ed amministrazione dei beni culturali, che molto può fare per armonizzare e integrare due popoli così importanti per l’Europa. Molto dipende dalle occasioni che mi saranno offerte e che saprò costruire”.
Pensi di ritornare all’estero per studiare?
“Non lo escludo, ma in questo momento sono, come dire, in una fase di analisi della situazione”. 
Hai già avuto qualche contatto di lavoro?
“Attualmente sto facendo un tirocinio presso il Kulturhistorisches Museum di Goerlitz, dove sto ottenendo grandi soddisfazioni. Altri contatti sono in corso e sono sicura che  concretizzerò qualcosa di positivo”.
In che modo intendi proseguire il percorso di studi?
“Certo non rinuncerò al conseguimento di una laurea specialistica, che sto valutando dove frequentare. Penso, comunque, che la “Federico II”, nel percorso finora da me seguito, non sia seconda a nessun’altra realtà universitaria”.  
Elviro Di Meo
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