La Facoltà ricorda il prof. Massimo Chiariello

Amici, colleghi e studenti si sono riuniti il 23 marzo nell’Aula Magna per ricordare, ad un anno dalla scomparsa, il prof. Massimo Chiariello, ordinario di Chirurgia, il quale ha avuto il pregio di aver creato una Scuola di rilevanza internazionale tra le prime in Europa per la ricerca cardiologica. Laureatosi alla Federico II, si è poi recato  alla Harvard University per approfondire i suoi studi con Eugene Braunwald, uno dei padri della cardiologia moderna. Oltre ad un’intensa attività di ricerca, ha ricoperto incarichi prestigiosi: è stato membro del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico dell’Ateneo e Presidente della Società Italiana di Cardiologia. Il Senatore Raffaele Calabrò, che ha presieduto l’incontro, ha ricordato, accanto a Chiariello, un’altra figura di rilievo della Facoltà: “Sarebbe dovuto essere qui con noi Mario Condorelli, invece è finito qualche giorno fa. E’ stato un altro grande tronco della Facoltà da cui sono originati importanti rami”. L’Assessore regionale all’Università Guido Trombetti conosceva Chiariello da quando facevano entrambi parte del Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo: “Avevamo un rapporto che non poteva essere confinato nei paradigmi accademici. Era un amico. Per la Federico II è stato un pilastro. Era uno scienziato di grande valore che ha sempre avuto a cuore la ricerca e il rapporto con gli allievi”. Ha avuto il privilegio di conoscerlo sin dal tempo del liceo il Preside Giovanni Persico: “Negli anni universitari a volte parlavamo dei progetti futuri. Sono contento che i suoi allievi abbiano voluto organizzare questa cerimonia. La nostra Facoltà ha tanti dibattiti interni, spesso litighiamo tra di noi, ma ci ritroviamo tutti uniti quando si tratta di commemorare un Professore con la P maiuscola”.  Gianni Marone, succeduto a Chiarello nella direzione del Dipartimento di Medicina Clinica, ricorda un’amicizia di vecchia data: “ci siamo ritrovati sotto la guida dello stesso Maestro, il prof. Condorelli. Attraversammo simultaneamente l’Atlantico per condurre studi di ricerca: lui in Cardiologia vascolare, io in Patologia clinica”. Marone sottolinea che Chiariello ha raggiunto una grande notorietà scientifica presso le più prestigiose istituzioni internazionali e si è impegnato fortemente per il Dottorato in Medicina Clinica e Sperimentale: “I suoi candidati erano i migliori. Lo dimostra il fatto che molti di loro oggi sono ricercatori di successo anche all’estero”. “Il mio rapporto con Chiariello non è stato sempre facile – ammette Franco Rengo, Direttore del D.A.S. di Medicina Interna, Geriatria, Patologia Cardiovascolare ed Immunitaria e Cardiochirurgia – Nella metà degli anni ‘90, la convivenza nel Policlinico della Cardiologia e della Medicina Interna comportava forti incomprensioni e aspre tensioni, sempre ricomposte grazie alla grande capacità di conciliazione di Chiariello. In queste circostanze si è costituito tra di noi un rapporto di stima e fiducia che ha finito col concretizzarsi in una intensa collaborazione”. Negli ultimi tempi il professore andava spesso a trovare il Preside Persico: “Sapeva di avere una malattia che non perdona ma voleva parlare del futuro della Scuola di Cardiologia napoletana. Io lo guardavo e la mia ammirazione per lui cresceva”. “Poco prima che il destino lo portasse via è venuto anche da me – aggiunge Trombetti – Si vedeva che non stava bene ma immaginava gli scenari possibili della Cardiologia”. Il compito di ricordare il ruolo di Chiariello nella ricerca cardiologica degli ultimi tre decenni è affidato al prof. Attilio Maseri, il quale mette in guardia dalle derive dell’attuale ricerca in area sanitaria: “Assistiamo al drammatico rallentamento della velocità di progresso in campo bio-medico che si associa a costi sempre più alti, ad un ridotto valore clinico ed un incremento dello sfruttamento commerciale. La ricerca è diventata iperspecialistica. Si dovrebbe ritornare a dare centralità all’osservazione clinica. L’ammalato deve costituire la fonte primaria di informazioni. Entrambe le Scuole di Mario e di Massimo possono far rinascere la ricerca in tal senso”.
(Ma.Pi.)
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