“Questa sessione non è andata bene perché ci siamo concentrate solo sull’esame di Geometria. Ce lo trasciniamo dietro dal primo anno, è propedeutico ad altri esami e non è andato bene”, dice Diana, studentessa al terzo anno di Ingegneria dell’Ambiente e del Territorio, che aggiunge: “hanno abbattuto la barriera dei crediti minimi da dover conseguire per iscriversi all’anno successivo, però si resta comunque bloccati se non sono stati superati alcuni esami che sono propedeutici”. “Mio fratello era del vecchio ordinamento: studiava in maniera molto più approfondita. Per preparare un esame, occorrevano anche sei mesi. Ora i corsi si sono praticamente ridotti a due o tre mesi di lezione. Ma non basta per esami importanti. Analisi o Scienze delle Costruzioni, non possono essere affrontati in tre mesi” sostiene la sua collega di studio Luisa. Ed aggiunge “siamo come le vacche che hanno due sistemi di masticazione. Ingoiamo gli argomenti, li rigettiamo al momento dell’esame e poi li ingurgitiamo di nuovo, sperando che ci resti qualcosa”.
All’ingresso dell’aulario di Via Claudio, un gruppo di studenti di Ingegneria Meccanica ha appena appreso che lo scritto di Elettrotecnica previsto alle 10.30 è stato posticipato alle 14.00. L’occasione per parlare della loro esperienza universitaria. “Si studia solo per l’esame. C’è troppo poco tempo e tutto il lavoro è concentrato solo sull’esame”, dice con rammarico Angelo. “I programmi sono quelli del Vecchio Ordinamento ma vanno svolti in tempi più ristretti. Forse si affronta qualche argomento in meno, ma le cose importanti sono sempre le stesse ed è importante assimilarle bene. A volte faccio leva sulle basi di matematica e fisica delle superiori”, sostiene Francesco. “Rispetto agli studenti di altre Facoltà, siamo fortunati perché abbiamo più sessioni d’esame, ma non sarebbe male prolungare gli appelli anche a marzo” afferma Michelangelo Silvestro, iscritto ad Ingegneria delle Telecomunicazioni. “È difficile sostenere cinque esami in un semestre, sarebbe opportuno allungare la finestra di esami” gli fa eco la collega Vanda Di Giacomo, iscritta a Ingegneria Biomedica. Prosegue: “non credo che i programmi siano strutturati nel giusto modo. A volte, ho il dispiacere di riscontrare che gli stessi argomenti sono affrontati in più esami”. “Le propedeuticità ci inguaiano. A volte non c’è alcun legame tra un esame e il suo propedeutico. Ad esempio, Teoria dei Segnali si può sostenere solo dopo Algebra e Geometria. Dicono che ti aiuti a ragionare, ma non c’entrano niente l’uno con l’altro” esclama Antonio, studente di Ingegneria Elettronica. “Teoria dei Segnali, dovrebbe invece essere affrontato dopo Metodi Matematici per l’Ingegneria, ma non è prevista alcuna propedeuticità. Capita anche di seguire un corso per il quale occorrono conoscenze di un insegnamento dello stesso semestre. Situazioni che certo non aiutano gli studenti” afferma il suo collega Ciro Esposito. I professori sono a conoscenza di queste incongruenze. “Sono i primi a ritenere il sistema inadeguato. Hanno ripetuto più volte che si tratta di errori ma questi errori non sono mai stati corretti” sottolinea Gianluca Capuozzo. Tra gli inconvenienti che possono capitare, c’è anche l’accavallamento degli esami. “Mi è capitato di avere due esami nello stesso giorno e di dover rinunciare ad uno” aggiunge ancora Antonio. “Sono un anno indietro per colpa dell’esame di Teoria dei Segnali. Perché non prevedono più sedute d’esame o non ci fanno sostenere più prove intercorso? Dicono che, altrimenti, penseremmo solo agli esami. Ma lasciate che siamo noi a decidere. L’università è bella proprio per quello” obietta Roberto Coscioni studente di Ingegneria delle Telecomunicazioni. “Il primo semestre del secondo anno è terribile. Tutti gli esami sono pesantissimi e i professori dei primi anni sono molto pignoli. Senza dimenticare quelli che hanno 97 anni e insegnano ancora. Magari sono in pensione ma restano ancora all’università per un altro paio d’anni”, dice tra il serio e il faceto il suo amico Giovanni Ravani ricordando che ci sono delle sedute d’esame in cui su 250-300 persone, passano in meno di 10. “E’ impossibile concludere nei tempi previsti, non dovresti più vivere e nemmeno basterebbe”, conclude.
Simona Pasquale
All’ingresso dell’aulario di Via Claudio, un gruppo di studenti di Ingegneria Meccanica ha appena appreso che lo scritto di Elettrotecnica previsto alle 10.30 è stato posticipato alle 14.00. L’occasione per parlare della loro esperienza universitaria. “Si studia solo per l’esame. C’è troppo poco tempo e tutto il lavoro è concentrato solo sull’esame”, dice con rammarico Angelo. “I programmi sono quelli del Vecchio Ordinamento ma vanno svolti in tempi più ristretti. Forse si affronta qualche argomento in meno, ma le cose importanti sono sempre le stesse ed è importante assimilarle bene. A volte faccio leva sulle basi di matematica e fisica delle superiori”, sostiene Francesco. “Rispetto agli studenti di altre Facoltà, siamo fortunati perché abbiamo più sessioni d’esame, ma non sarebbe male prolungare gli appelli anche a marzo” afferma Michelangelo Silvestro, iscritto ad Ingegneria delle Telecomunicazioni. “È difficile sostenere cinque esami in un semestre, sarebbe opportuno allungare la finestra di esami” gli fa eco la collega Vanda Di Giacomo, iscritta a Ingegneria Biomedica. Prosegue: “non credo che i programmi siano strutturati nel giusto modo. A volte, ho il dispiacere di riscontrare che gli stessi argomenti sono affrontati in più esami”. “Le propedeuticità ci inguaiano. A volte non c’è alcun legame tra un esame e il suo propedeutico. Ad esempio, Teoria dei Segnali si può sostenere solo dopo Algebra e Geometria. Dicono che ti aiuti a ragionare, ma non c’entrano niente l’uno con l’altro” esclama Antonio, studente di Ingegneria Elettronica. “Teoria dei Segnali, dovrebbe invece essere affrontato dopo Metodi Matematici per l’Ingegneria, ma non è prevista alcuna propedeuticità. Capita anche di seguire un corso per il quale occorrono conoscenze di un insegnamento dello stesso semestre. Situazioni che certo non aiutano gli studenti” afferma il suo collega Ciro Esposito. I professori sono a conoscenza di queste incongruenze. “Sono i primi a ritenere il sistema inadeguato. Hanno ripetuto più volte che si tratta di errori ma questi errori non sono mai stati corretti” sottolinea Gianluca Capuozzo. Tra gli inconvenienti che possono capitare, c’è anche l’accavallamento degli esami. “Mi è capitato di avere due esami nello stesso giorno e di dover rinunciare ad uno” aggiunge ancora Antonio. “Sono un anno indietro per colpa dell’esame di Teoria dei Segnali. Perché non prevedono più sedute d’esame o non ci fanno sostenere più prove intercorso? Dicono che, altrimenti, penseremmo solo agli esami. Ma lasciate che siamo noi a decidere. L’università è bella proprio per quello” obietta Roberto Coscioni studente di Ingegneria delle Telecomunicazioni. “Il primo semestre del secondo anno è terribile. Tutti gli esami sono pesantissimi e i professori dei primi anni sono molto pignoli. Senza dimenticare quelli che hanno 97 anni e insegnano ancora. Magari sono in pensione ma restano ancora all’università per un altro paio d’anni”, dice tra il serio e il faceto il suo amico Giovanni Ravani ricordando che ci sono delle sedute d’esame in cui su 250-300 persone, passano in meno di 10. “E’ impossibile concludere nei tempi previsti, non dovresti più vivere e nemmeno basterebbe”, conclude.
Simona Pasquale







