La parola ai docenti del primo anno

Come si affrontano le prime nozioni di diritto? Come può una matricola carpire i segreti del linguaggio giuridico, farli propri e affrontare con serenità tre mesi di corso? Esami come Diritto Costituzionale, Istituzioni di Diritto Romano e Filosofia del Diritto saranno, a gennaio, il banco di prova per centinaia di studenti. Ma crogiolarsi nell’inesperienza non serve. Ascoltare con attenzione i suggerimenti di alcuni professori può essere di grande aiuto. Ne esce un quadro inedito. Anche i professori sono stati allievi e chi pensa a sacrifici enormi e a pomeriggi assolati trascorsi sui libri è completamente fuori strada… 
Istituzioni di Diritto Romano, prof. Vincenzo Giuffrè (II cattedra D/F), “Sono molto contento dei ragazzi che frequentano il mio corso, mi pongono quesiti e cercano insieme a me la risoluzione dei problemi. Rispetto all’anno scorso noto una differenza in positivo. Tanti anni fa con il prof. Guarino, scherzando, dicevamo che ci sono annate buone e annate no; questa dovrebbe essere un’annata buona…”. Ma come affrontare le prime nozioni giuridiche? “L’approccio al diritto avviene in maniera graduale. La maggior parte degli studenti ignora la terminologia di base e quindi uso propinare poco alla volta gli schemi fondamentali. Spesso cerco di far notare la rilevanza pratica degli istituti giuridici attraverso esempi. Purtroppo tenere lezione per un solo trimestre è deleterio per le discipline istituzionali che hanno bisogno di tempo per poter essere assimilate. In due ore devo trattare sempre argomenti nuovi per coprire il minimum del programma toccando punti che ritengo essenziali: rapporto giuridico, negozio giuridico, signorie sulle cose, azioni reali, azioni personali e il processo attraverso il quale la società si rende conto di essere governata dal diritto”. I consigli pratici: “E’ importante frequentare. Chi ha seguito le lezioni è molto più elastico nel colloquiare in sede d’esame. Una partecipazione attiva, l’incontro con i professori e i collaboratori fa sì che l’Università non diventi l’esamificio per il quale è impossibile provare amore. Soprattutto bisogna assimilare i concetti senza impararli a memoria”. 
Giuffrè: “non ero
 uno sgobbone”
Un ricordo personale: “mi sono laureato nel ’62 alla Federico II, avevo solo 21 anni, ma non ero per niente uno sgobbone. Sono stato fidanzato con la mia attuale moglie dal primo giorno di corso, la conobbi alle prime lezioni, e quindi avevo anche io le mie distrazioni. Ma quando studiavo mi concentravo tantissimo, in quelle ore esisteva solo lo studio. Poi trovavo utile studiare con alcuni compagni di corso per avere riscontro non solo col testo”. Dopo la laurea “si profilò la possibilità di avere un assistentato volontario presso la cattedra del prof. Guarino. Senza perdermi d’animo cominciai sia la pratica forense -per avere le spalle coperte nel caso in cui la carriera universitaria non fosse andata a buon fine- sia l’attività di collaboratore alla cattedra. Conciliare le due carriere richiede fatica”. Uno sprone: “ragazzi non dovete fare grossi sacrifici per studiare e divertirvi: utilizzate al meglio il tempo in cui si studia e la vita privata non ne risentirà”. 
Anche per il prof. Settimio di Salvo (IV cattedra N/R ) quest’anno è molto positivo: “non è calata l’affluenza, come spesso avviene dopo le prime lezioni. La partecipazione è intensa. Cerco sempre di stimolare i ragazzi al ragionamento ponendo problemi e cercando soluzioni. Le prime lezioni sono molto difficili perché gli studenti non conoscono il diritto e partire da nozioni storico filosofiche di teoria generale, per poi arrivare alla concretezza di tanti istituti è un lavoro che richiede un notevole sforzo. Purtroppo con la semestralizzazione i ragazzi sono pressati dagli esami imminenti per cui dopo aver seguito le lezioni raramente si fermano in dipartimento per chiedere spiegazioni”. Il consiglio: “seguire il più possibile e farsi seguire. Ragazzi non abbiate timore di chiedere a me e ai miei collaboratori suggerimenti, spiegazioni. La sola lezione per quanto esaustiva non può chiarire tutti i dubbi”. Il diritto romano avvantaggia quando si affronta Privato. “Anche io da studente sostenni prima il diritto romano, poi mi dedicai al diritto privato e vi assicuro che ne trovai benefici. La terminologia giuridica è grosso modo la stessa e gli istituti, anche se sono molto cambiati con il tempo, si incominciano a schematizzare nella vostra mente”. La differenza con il passato… “mi sono laureato alla Federico II  nel ’68, a 21 anni, ma eravamo studenti diversi rispetto ai ragazzi di oggi. Sono arrivato all’Università conoscendo le categorie aristoteliche, tomistiche, e quindi trovavo semplice schematizzare gli istituti nelle varie categorie. Oggi  gli studenti fanno confusione tra gli istituti, in sede d’esame è questo che a volte spiega il cattivo esito della prova. Suggerisco di focalizzare bene i concetti fondamentali perché le norme cambiano, ma il concetto rimane e tornerà sempre utile”.  Il futuro: “nel corso degli anni gettate più ami, seguite la vostra vocazione e prendete poi quella strada. A 32 anni ero docente universitario, ma intanto continuavo a fare l’avvocato…”. 
Diritto Costituzionale, prof. Sandro Staiano (V cattedra S/A): “Il diritto costituzionale è una materia formativa, seguiamo i ragazzi nel loro primo approccio al diritto e formare un linguaggio giuridico fa parte della nostra attività didattica. Lo studio delle libertà è una parte fondamentale del diritto costituzionale, si incentra sulla forma di Stato, sul suo assetto democratico, sulla sua organizzazione e i diritti che ne discendono. Studiare le fonti del diritto significa fornire agli studenti un metodo che li aiuti a capire una parte che tecnicamente è complessa; attraverso le lezioni cerchiamo di fornire un metodo di apprendimento e suggeriamo il miglior approccio con il libro di testo”. “Anche io mi sono laureato alla Federico II e le cose sono cambiate, ora gli studenti sono chiamati ad uno sforzo più intenso nei soli tre mesi di corso. Ma insegno ormai da 25 anni e so che il giusto approccio non può prescindere dal seguire le lezioni e verificare quello che si è appreso attraverso il confronto”. 
Amirante: “studiate 
con la Costituzione 
fra le mani”
Anche il prof. Carlo Amirante (II cattedra D/F) fa notare la lotta contro il tempo: “a volte risulta difficile conciliare l’esigenza di non abbassare il livello di studi universitario e suggerire una comprensione profonda dei concetti con il poco tempo che si ha a disposizione. Le matricole arrivano disorientate, studiare su manuali brevi sicuramente non aiuta, non si può capire il perché della nostra Costituzione se non si va a ritroso nel tempo. Durante il corso mi soffermo sulle esperienze passate, dalla rivoluzione americana allo Statuto Albertino, cerco di ricreare una dimensione storica che appassioni lo studente e lo aiuti nell’assimilazione dei concetti chiave. Le cose che si comprendono non verranno mai dimenticate. Consiglio di studiare sempre con la Costituzione fra le mani, i manuali brevi parafrasano gli articoli e gli studenti che, in sede d’esame, dimostrano di conoscere gli articoli hanno un esito sicuramente più positivo”. Affrontare prima esami come Costituzionale e Privato “aiuta gli studenti a capire se la Facoltà di Giurisprudenza è giusta per loro. Meglio superare questi due esami con un ottimo esito e quindi con una buona preparazione, piuttosto che andare a tentoni nel mondo universitario. Per questo consiglio di incominciare a studiare già durante i corsi, un ottimo confronto con la Facoltà e le proprie capacità”. E come è cambiata l’Università da quando era uno studente? “Mi sono laureato nel ’60, a Giurisprudenza non c’erano molte aule e a volte non si riusciva a seguire le lezioni per la folla (era attivata una sola cattedra per disciplina). Oggi abbiamo moltissime strutture, sappiamo con largo anticipo quando si tengono gli esami. Ai miei tempi gli esami si trascinavano per una settimana da un’aula all’altra senza avere la certezza di quando sarebbe stato il proprio turno. Anche io ho avuto problemi con alcuni esami, gli stessi che oggi rappresentano un problema per gli studenti: Diritto Commerciale e Procedura Civile. Ricordo che il mio professore di Procedura segnava sul libretto non solo bocciature ma anche voti in negativo, tipo –17. Quindi la forte selezione in queste discipline si è mantenuta inalterata nel tempo. Dopo aver insegnato all’Università di Catania (dal ’71 al ’74) e all’Università della Calabria (ero ad Economia); sono ritornato nel ’93 a Napoli, mia città natale, e ho ripreso il mio percorso alla Federico II”. 
Filosofia del diritto, prof. Antonio Punzi (III cattedra G/M): “Non riscontro difficoltà in chi frequenta il corso. Attraverso le lezioni gli studenti si avvicinano alle categorie filosofiche gradualmente e quindi lo studio è accessibile anche per chi non ha mai studiato questa disciplina. Filosofia non vuol dire apprendere nozioni filosofiche e applicarle al diritto, i filosofi del diritto sono coloro che hanno affinato una sensibilità giuridica e capito cosa c’è di filosofico nel diritto, nell’esperienza giuridica. La disciplina addestra alla consapevolezza, al lucido utilizzo degli strumenti del ragionamento in modo tale che chi pensa e parla sappia cosa sta facendo e quali obiettivi sta perseguendo. La ricerca della consapevolezza che serve nella consulenza legale, nell’attività notarile, nel redigere una sentenza, questo è il supporto della filosofia”. Il consiglio: “vivere l’Università non solo attraverso i corsi ma usufruire delle biblioteche, delle aule, confrontarsi con docenti e studenti. L’Università che si vive entra nel tessuto della propria vita, la modifica, impone regole ed orari precisi. Vivere la Facoltà è un’esperienza formativa almeno quanto le informazioni che si acquisiscono con le lezioni”.
Susy Lubrano
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