La prevenzione, strumento di lotta contro racket ed usura

Debellare fenomeni atroci come racket ed usura si può. Agendo in maniera preventiva e sensibilizzando i cittadini a denunciare i soprusi. Il messaggio è del Prefetto Carlo Ferrigno, dal 2004 Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, intervenuto lo scorso dicembre ad una conferenza intitolata “Racket ed usura. Strategie di lotta alla criminalità organizzata”, svoltasi nella Sala degli Angeli dell’Università Suor Orsola Benincasa, promotrice dell’evento. “L’incontro – dichiara il Rettore Francesco De Sanctis – assume un’importanza particolare perché capita in un momento triste per Napoli, balzata agli onori delle cronache per le sanguinose vicende di questi giorni”. “Sul tema del racket e dell’usura c’è sempre stato un impegno costante da parte dei governi che si sono succeduti”, commenta Franco Fichera, Preside della Facoltà di Giurisprudenza.
“A Napoli l’usura c’è. Ieri come oggi questa città offre l’humus ideale su cui si formano le risorse della criminalità organizzata”, le parole del Commissario, sino ad un anno e mezzo fa Prefetto di Napoli. Profondo conoscitore del territorio campano, Ferrigno è un partenopeo doc, ha due lauree – una in Giurisprudenza conseguita al Federico II, l’altra in Scienze Politiche a L’Orientale- ed è, come egli stesso ama definirsi, un poliziotto. Un poliziotto che ha girato tutta l’Italia, come Prefetto di Reggio Calabria ed Asti e come questore di Torino, Messina, La Spezia e Novara. Per approdare all’attuale carica di Commissario straordinario per la lotta al racket ed usura, figura di derivazione statale per contrastare queste due fattispecie delittuose in maniera costante ed incisiva. 
“Estorsione ed usura – precisa Ferrigno nel suo intervento – sono due facce dello stesso problema: chi estorce tende poi a prestare danaro a tassi d’interesse esorbitanti”. Attraverso l’esazione del “pizzo”, la criminalità altera tutti i meccanismi di mercato ed impedisce all’economia di alcune aree di svilupparsi liberamente. Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, le quattro regioni italiane a rischio usura; Napoli, Caserta, Bari, Lecce, Reggio Calabria e Catanzaro, le province più tartassate dalla malavita estorsiva. “Il pizzo – chiosa Ferrigno – è un reato tipico di alcune regioni italiane e non si riscontra in nessuno degli altri Stati dell’Unione Europea. Per questo motivo si è deciso di attribuire al Commissario la duplice funzione di organo ordinario e straordinario”. 
Che fare, allora, per contrastare il fenomeno? Due i profili d’intervento: quello investigativo e quelle preventivo. “Credo che la prevenzione sia la chiave di volta – il parere del Prefetto -. Conto molto sulla collaborazione ampia e tempestiva dei cittadini: quando si denuncia, le manette scattano e la legalità trionfa. Napoli e il quartiere Pianura, dove sono già nate tre associazioni a tutela delle vittime del racket e dell’usura, sono chiari esempi di quanto si possa fare in questa direzione”. 
Sebbene siano fenomeni di natura sommersa, le stime nazionali sul numero delle denunce sono confortanti: si parla di circa 8.000 casi di estorsione resi noti alle forze dell’ordine, cui si aggiungono più o meno 700 segnalazioni di usura. “La costante tenuta delle denunce – spiega il dott. Ferrigno – è da ricondurre alla legislazione di sostegno emanata appositamente per le vittime dell’estorsione e dell’usura. La legge 400/88 – che ha istituito la figura del Commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura – e la 44/99 – relativa alle disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura – hanno permesso a tanti operatori economici di rilanciare, con il contributo economico dello Stato, la propria impresa. Inoltre, la normativa ha dato un segnale della capacità delle istituzioni di dare un contraccolpo alla criminalità aumentando nel cittadino il senso di sicurezza e di fiducia nella lotta ai due fenomeni”.
I soggetti danneggiati da attività estorsive, infatti, possono godere di una somma di denaro – massimo tre miliardi delle vecchie lire a fondo perduto – a titolo di contributo al ristoro del danno patrimoniale subito. Per chi cade nella spirale degli usurai, invece, lo Stato propone un mutuo decennale. A vigilare sulle denunce e le richieste dei malcapitati, un Comitato di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura, presieduto dal Commissario straordinario. 
“La gente deve evitare di considerare il pizzo come costo d’impresa –aggiunge- Bisogna educare i cittadini all’uso del denaro e facilitare l’accesso al credito. Soprattutto, è necessario far conoscere il fenomeno parlando alle scuole e all’Università, educando i giovani ad avere un mondo diverso”. L’azione, pertanto, deve essere sinergica, coinvolgendo istituzioni, forze dell’ordine e cittadini.
Soddisfatti gli studenti – troppo pochi per un evento di tale portata – presenti alla conferenza. “Questo incontro – dice Luisa Maresca, al primo anno fuori corso di Giurisprudenza – è stato un modo per attualizzare le nozioni contenute nei libri di testo”. Per Alessia Furia, sua collega, “è un’opportunità per osservare il risvolto umano del diritto”. “Un dibattito interessante ma parziale – secondo Vincenzo Elia, studente di Giurisprudenza -. Mi avrebbe fatto piacere sentire anche la testimonianza di qualche magistrato o qualche vittima che raccontasse la sua storia”. 
Paola Mantovano
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