La storia di Felice: fisioterapista, oggi matricola a Medicina, nello staff medico della Nazionale di scherma

E’ rientrato in Italia da poco, dopo la partecipazione ai Campionati del mondo di scherma – categoria cadetti e giovani – tenutisi ad Amman (Giordania), e ha già ripreso i testi di Chimica perché deve prepararsi per il prossimo esame. E’ iscritto al primo anno della Facoltà di Medicina della Sun. Stiamo parlando di Felice Picariello, fisioterapista della Nazionale italiana di scherma e collaboratore della clinica mobile della Federazione Italiana karting. A soli ventinove anni, Picariello, originario di Ottaviano, ha all’attivo una laurea in Fisioterapia conseguita al Federico II nel 2007 con la votazione di 110, a cui ha fatto seguito un diploma di Master in Posturologia a La Sapienza di Roma e un periodo di studi presso la Scuola francese di Posturologia e Riprogrammazione posturale. Attualmente è studente di Medicina, oltre a lavorare in diversi centri polispecialistici, dove si occupa prevalentemente di disabilità, tra Roma, Ottaviano e Somma Vesuviana. “Ho studiato Fisioterapia con tutto l’impegno possibile – spiega Felice, primo fisioterapista in una famiglia di operai – seppur abbia passato i test d’ingresso al secondo tentativo. A differenza di ciò che pensano in tanti, Fisioterapia non è un corso di studi semplice: ci sono tempi da rispettare, se ci si vuole laureare in tre anni, e gli orari dei tirocini sono massacranti. Il primo anno può diventare un ostacolo soprattutto per le persone che, come me, non amano le materie scientifiche di base quali Chimica, Biologia e Fisica”. L’impegno, l’ambizione e la volontà di non fermarsi mai hanno contraddistinto il cammino del giovane dottore fin da subito. “Appena dopo la laurea, ho cominciato a lavorare in un centro di riabilitazione a Ottaviano, dove ho imparato tanto. Avevo un contratto a tempo indeterminato ma, dopo sei mesi, ho deciso di andare via. Le mie aspettative erano diverse, volevo diventare un professionista”. La formazione ha, quindi, preso il posto del lavoro, mentre l’ingresso nella grande famiglia dello sport internazionale, di circa due anni fa, avviene dopo l’incontro con Luigi Tarantino, schermitore della disciplina della sciabola, anch’egli di Ottaviano. “Tarantino mi contattò per una consulenza, prima di partecipare alle Olimpiadi di Pechino. Da lì, ho cominciato ad intessere una rete di contatti che mi ha permesso di entrare a far parte dello staff medico della nazionale di scherma”. Oggi è un giovane professionista che cura, quotidianamente, lo spirito fisico e mentale degli atleti in gara. “Ho avuto dodici giorni per confrontarmi con colleghi provenienti da ogni parte del mondo – racconta, ricordando la recente esperienza in Giordania – Il nostro gruppo collabora in stretto contatto con i tecnici e gli atleti. In questi casi, il lavoro del fisioterapista riguarda la gestione delle emergenze e la prevenzione di infortuni, ma la parte da leone è associata al supporto psichico e mentale di cui hanno bisogno gli atleti, e quindi a tutto quello che si può dare loro nei momenti di tensione, frequenti in competizioni così importanti quali i mondiali”. 
La Medicina dello sport è solo un ambito della vita professionale di Felice, impegnato com’è nei vari centri dove si occupa a tempo pieno di disabilità. “Sono i miei pazienti che, ogni giorno, mi danno la forza di andare avanti. Ho piacere a stare con loro e fare il possibile affinché possano migliorare e superare le difficoltà fisiche, causa di dolore e sofferenze. D’altra parte, lavorare in questo settore significa avere una buona dose di altruismo ed essere a completa disposizione degli altri, sacrificando anche il proprio tempo libero o la vita privata”. E Felice ne sa qualcosa. “Fin dai tempi dell’Università, ho trovato la forza di essere imprenditore di me stesso. Ho sempre riflettuto molto su quelli che erano i miei obiettivi, mettendo impegno in tutto ciò che facevo, passando intere giornate sui libri, rinunciando a vacanze e week-end e, spesso, anche alla vita di coppia. Fortunatamente, ho avuto alle spalle una famiglia e una fidanzata che mi hanno sempre seguito e supportato nelle mie scelte. Volevo dimostrare a me stesso e agli altri che, con l’impegno, si può riuscire in tutto”. In ogni caso, non è da tutti, neanche dei più volenterosi, una carriera così brillante. “Ci vuole un pizzico di fortuna,  – ammette – ma la dea bendata aiuta gli audaci, e io non mi sono mai tirato indietro”. Poi la scelta di iscriversi a Medicina per “la voglia di approfondire determinate tematiche e, allo stesso tempo, avere una visione globale della Medicina”.
Maddalena Esposito
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