libri, batosta sugli studenti

Brutta sorpresa, per gli studenti di Ingegneria i quali iniziano i corsi del primo anno oppure riprendono le lezioni dopo le vacanze estive. L’anno accademico si apre, infatti, all’insegna dell’impossibilità di fotocopiare i libri. Sono gli effetti di una legge approvata pochi mesi orsono, che inasprisce ulteriormente le sanzioni per coloro i quali fotocopiano pagine dei libri per una percentuale superiore al 15% del totale. Di fatto, il reato è equiparato al contrabbando. Pene previste: sequestro, multe salate e denuncia penale. Si sono inoltre notevolmente inaspriti i controlli a carico dei centri fotocopie sorti come funghi, negli ultimi anni, attorno alle facoltà universitarie. Fino a qualche mese fa la norma che proibiva di fotocopiare i testi era sostanzialmente inapplicata. Ora in facoltà, presso i due centri situati al biennio ed al triennio, ed all’esterno (sono almeno nove, nell’arco di alcune centinaia di metri, gli esercizi commerciali che offrivano questo servizio) fotocopiare un libro è diventato impossibile. Resta, però, irrisolto il problema fondamentale: i libri di testo di Ingegneria costano troppo. Un aspetto, quest’ultimo, dal quale partono le riflessioni di Marianna Panico, iscritta al corso di laurea in Ingegneria per l’Ambiente e Territorio. “Facciamo due calcoli. Mediamente i libri di testo per un esame costano tra le 100 e le 150 mila lire. Solo per il primo anno, significa che uno studente spende tra le 500.000 e le 600.000 lire di libri di testo. Moltiplicate per cinque anni e sono tre milioni netti di testi. Questo, senza considerare che per alcuni esami, penso a Scienze delle Costruzioni, il costo sale vertiginosamente. Sei volumi, che costano mediamente 50.000 lire ciascuno. Totale: 300.000 lire di testi”. Ma non è tutto. Alcuni libri, sostiene Panico, sono anche difficilissimi da trovare. “Quelli scritti in Inglese, per esempio, sono molto cari e spesso mancano in libreria. Tra una ristampa e l’altra passa tempo e salgono i costi”. La soluzione potrebbe essere quella di ampliare il parco libri disponibili al prestito nella biblioteca di facoltà. Sotto questo aspetto, secondo Panico, esistono molti margini di miglioramento. “Racconto un episodio. Sto preparando un esame ed il professore, naturalmente, mi ha dato il testo di riferimento. Sono andata in biblioteca, ma ho trovato solo il volume numero uno. Proseguo nello studio, poi vado a parlare con il docente, perché ho bisogno di altri riferimenti. Lui mi rimanda ai volumi II, III e IV. Di nuovo in biblioteca, dove scopro che gli altri tre volumi non sono mai stati acquistati, dal lontano 1973. Su quell’argomento esiste solo un piccolo libricino ingiallito del ‘53, tratto dal manuale degli architetti e degli ingegneri”. Prosegue: “al contrario, ci sono libri nuovissimi, quelli scritti dai nostri professori. Trovi finanche più di una edizione, tutto molto aggiornato”. Il primo passo per facilitare la vita agli studenti, dunque, secondo Panico, potrebbe essere quello di potenziare il prestito librario. “Una soluzione ulteriore sarebbe questa: i docenti provvedono a mettere in circolazione appunti tratti dai libri e dalle lezioni in aula, che poi noi potremmo tranquillamente fotocopiare. In questo modo saremmo dispensati anche dalle estenuanti ricerche bibliografiche”.
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