Luisa e Francesca, le prime laureate in Ingegneria Biomedica

Si sono conosciute il primo anno di università. Al secondo hanno cominciato a studiare insieme ed insieme sono giunte (lo scorso 26 settembre) al traguardo della laurea. Entrambe col massimo dei voti, entrambe in perfetta regola coi tempi, entrambe poco più che ventenni. Si chiamano Luisa Di Palma e Francesca Perrino e sono le prime laureate triennali in Campania in Ingegneria Biomedica, Corso di Laurea nato alla Federico II tre anni orsono e, pertanto, con prospettive occupazionali inedite per la realtà del Mezzogiorno d’Italia. 
L’ingegnere biomedico è colui che usa le metodologie e le tecnologie proprie dell’ingegneria per la risoluzione di problemi che interessano la biologia e la medicina. Non a caso, una comune passione per la medicina e per le materie scientifiche ha spinto le due ragazze ad investire il proprio futuro in un settore che, proprio perché emergente al Sud, potrebbe offrire loro concreti sbocchi occupazionali. “Sia Luisa che Francesca – riferisce il prof. Marcello Bracale, presidente del CdL in Ingegneria Biomedica – hanno redatto una tesi su argomenti multidisciplinari, a conferma che l’ingegneria biomedica offre conoscenze attinenti ad ambiti poliedrici”.
“Non credo stenteremo a trovare un’idonea collocazione lavorativa, dato che al Sud ci sono pochi concorrenti sul mercato”, sostiene Francesca, ventiduenne di Ariano Irpino con un sogno nel cassetto: diventare ingegnere clinico, “colui cioè che s’interessa della gestione tecnica di sistemi e apparecchiature biomediche”. “Cosa voglio fare da grande? È difficile dirlo – ammette Luisa, fuorisede di Scisciano, cresciuta in una famiglia di medici, ma col pallino della ricerca e dell’innovazione tecnologica – Inizi l’università con un’idea, ma poi ti rendi conto che l’ingegneria biomedica ha svariati campi d’applicazione. Comunque, il mio primo obiettivo è dare un risvolto pratico alla mia tesi, uno studio teorico per la riabilitazione a distanza”. Un protocollo per le verifiche in caso di superamento delle concentrazioni di gas anestetici in sala operatoria, l’oggetto della tesi sperimentale di Francesca.
Undici esami
l’anno!
Nel frattempo, entrambe le ragazze stanno proseguendo gli studi con la Specialistica in Ingegneria Biomedica. Ragioni diverse alla base della loro scelta. “A causa della riforma universitaria, dal punto di vista lavorativo ci troviamo in un periodo di transizione che ci porta a competere con i vecchi laureati quinquennali. Meglio, quindi, partire dallo stesso livello di competenze”, l’opinione di Francesca. Il piacere di approfondire la conoscenza ciò che, invece, ha guidato la decisione di Luisa, secondo cui, “si potrebbe trovare lavoro anche col titolo triennale”. Su un aspetto, comunque, sono d’accordo entrambe: bisogna fare bene e subito anche nei due anni di specializzazione.
In che modo? Seguire tutti i corsi, studiare con costanza e fare qualche piccolo sacrificio sono, a detta delle due ragazze, gli ingredienti necessari per avere successo negli studi. “Ho sostenuto trentadue esami, con la media di undici esami l’anno. Insomma, una bella fatica! – dichiara Luisa – Per riuscirci, ho studiato anche sino a notte fonda. Di base, però, deve esserci una grossa motivazione e, soprattutto, il piacere di studiare”. Ritmi meno serrati per Francesca, che anche all’università ha conservato lo stesso metodo di studio del liceo: “Leggo, sottolineo il libro, ripeto ad alta voce. Se l’esame è scritto, è fondamentale costituire un gruppo di studio e fare molta pratica con gli esercizi. Comunque, massimo alle otto di sera chiudo i libri per dedicarmi alla mia vita di relazione: amici, cinema, l’hobby del canto; sono infatti un contralto nel coro polifonico di Ariano”.
Nessuno ostacolo di rilievo sembra aver intralciato la loro brillante ascesa verso la laurea. “Non c’è stato un esame che mi ha fatto penare più degli altri”, commenta Luisa. Francesca, invece, ripensa con terrore a Campi elettromagnetici, “per via delle troppe formule da ricordare”. Luisa ha amato tutte le materie che ha studiato e tutti i docenti che ha incontrato: “Per la loro attinenza con la medicina, mi sono piaciute molto le discipline del prof. Bracale (suo relatore di tesi, ndr) quali Principi di bioingegneria 1 e 2 ed Organizzazione ed automazione sanitaria. Quanto ai professori, a Biomedica non c’è docente che non valga: tutti conoscono a menadito la materia che insegnano e tutti la sanno trasmettere”. Strumentazione biomedica, l’esame preferito da Francesca, “perché tratta di ambiti più strettamente elettronici ed informatici, i miei preferiti”; il prof. Giacinto Gelli di Teoria dei segnali, il docente che ha apprezzato di più, “perché riesce a spiegare in modo semplice una materia già di per sé molto complessa”.
A fine ottobre il CdL in Ingegneria Biomedica sfornerà un’altra decina di baby-laureati. Nel frattempo, le sue quotazioni continuano a salire: quest’anno accademico si potrebbero sfiorare addirittura quota trecento matricole. Un boom d’iscritti che Luisa spiega in modo semplice e sintetico: “Fascino irresistibile e campi d’applicazione molto vasti”. 
Paola Mantovano
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