Matteo Renzi, il giovane sindaco ‘rottamatore’, in cattedra a Scienze Politiche

La politica, il ricambio generazionale, l’università: su questi temi Matteo Renzi, il sindaco di Firenze, ha tenuto lezione, una lezione atipica, nell’aula Vanvitelliana della Facoltà di Scienze Politiche. E’ venuto a Napoli venerdì 4 marzo per presentare il suo libro Fuori!, edito dalla Rizzoli. Da settimane gira l’Italia e incontra studenti, militanti, simpatizzanti, curiosi. Alla Federico II Renzi ha spaziato su vari temi, con l’ausilio delle diapositive proiettate alle sue spalle. Ad ascoltarlo c’erano molti studenti e non pochi docenti, tra i quali il prof. Tullio D’Aponte. La gerontocrazia, ha sottolineato il sindaco fiorentino, è uno dei mali della società e della politica in Italia. “Ecco – ha detto – andiamo a vedere, con l’ausilio delle immagini, chi erano i capi di Stato degli ultimi tre vertici tra i paesi più industrializzati che si sono svolti in Italia”. 1994: il G7 a Napoli. Quello era l’anno delle stragi in Ruanda. “Al vertice c’erano Clinton per gli Usa, Major per la Gran Bretagna, Mitterand per la Francia, Kohl per la Germania, Berlusconi per l’Italia. Nel centro sinistra era in corso la sfida D’Alema – Veltroni”. 2001: il tragico summit di Genova, quello durante il quale fu ucciso Carlo Giuliani. “Un’altra era, rispetto a sette anni prima. A settembre ci sarebbero state le Torri Gemelle. Al vertice, gli Usa erano rappresentati da Bush, la Francia da Chirac, la Germania da Schroeder, la Gran Bretagna da Blair, l’Italia da Berlusconi. Il centro sinistra? Si sfidavano veltroniani e dalemiani”. 2009: il G8 a L’Aquila. Renzi proietta le immagini dei leader: “Per gli Usa Obama, il primo Presidente di colore. Al vertice della Gran Bretagna c’era Brown. Sarkozy era lì per la Francia, Angela Merkel per la Germania. L’Italia? Naturalmente Berlusconi. Il centro sinistra? Ovviamente i dalemiani litigavano con i veltroniani”. Inevitabile la conclusione del ragionamento: “Il nostro è un Paese senza ricambio e questa è una oggettiva anomalia”. Eppure, riflette Renzi, intorno ad una classe dirigente sclerotizzata il mondo cambia molto velocemente. “Io non sono anziano”, dice il sindaco toscano, “ma ho frequentato il liceo prima di Internet. C’erano i libri, le enciclopedie e basta. Ebbene, i miei figli mi considerano, per questo, un residuo preistorico. Mutano gli scenari, evolve la società, manca un ricambio generazionale”. Quanto alle università, “spesso soffrono ed occorre che le si aiuti a svolgere bene il loro lavoro, che è quello di formare, di educare, di dare a tutti gli strumenti per essere cittadini. Invece, troppe università sono nate e sono state concepite sole per attribuire incarichi a questo, a quello, al figlio di o al nipote di. Così, però, la qualità della didattica va a picco. Insomma, è indispensabile che si ponga un freno a questa deriva”. Renzi ricorre ad un termine un po’ forte, rottamazione, per sintetizzare il concetto della necessità di un ricambio. Sottolinea: “E’ la proposta concreta della nuova generazione che si propone di vincere la sfida sul merito e sulla qualità”. Servono, però, riferimenti culturali di spessore. “Prima di me i ragazzi guardavano a Mandela e a John Fitzgerald Kennedy. Io, che sono nato nel 1975, ho compiuto 18 anni nel pieno dell’era di Tangentopoli. I ventenni di oggi vivono l’età del Bunga Bunga. Però – lo dico a voi che frequentate una Facoltà come questa e lo dissi all’epoca a me, che avevo 18 anni e ogni giorno sui giornali leggevo di scandali, arresti, corruzione – non bisogna mai abbandonare l’idea che la politica possa essere rappresentata, vissuta, praticata in maniera diversa. E’ l’idea che sta alla base del libro che ho scritto”. Manda altre immagini sullo schermo. Appare Obama che commemora  le vittime della strage nel parcheggio di un centro commerciale di Tucson, dove un giovane, tre mesi fa, ha ammazzato sei persone e ne ha ferite 14, tra le quali la parlamentare democratica Gabrielle Giffords. “Ecco, in questo discorso – traduce il primo cittadino di Firenze – il Presidente degli Stati Uniti dice che la politica deve essere capace di tenere in vita e di concretizzare le aspettative dei bambini”. 
Fabrizio Geremicca
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