Microeconomia, l’esame più formativo del primo anno

Affronta lo studio del consumatore ed il comportamento dei singoli mercati, analizzando il complesso delle interazioni con tutti gli altri mercati ed i rapporti di equilibrio fra domanda ed offerta condizionati dal prezzo e dal reddito. Microeconomia è, per gli studenti di Economia, l’esame più formativo del primo anno, uno scoglio da cui dipendono le sorti del resto del percorso. Eppure fra la paura e la fascinazione, nel giudizio dei ragazzi, quest’ultima sembra prevalere. “È una materia molto interessante, spiegata in maniera molto chiara. Rispecchia la realtà e consente di comprendere molti aspetti della vita pratica, dall’organizzazione del tempo alla gestione della domanda e dell’offerta. Appassiona, però non si deve perdere nemmeno una lezione, altrimenti si non riesce più a seguire quelle successive, perché gli argomenti sono tutti molto consequenziale”, dice con entusiasmo Eugenio Afelba, studente di Economia Aziendale. Opinione condivisa da Viviana Cennamo: “abbiamo iniziato a parlare del tempo, la risorsa più scarsa, e dei rapporti fra prezzi, qualità e diffusione dei prodotti, però il linguaggio adoperato è molto avanzato per il nostro livello di conoscenze. È importante capire i grafici che rappresentano le curve di domanda e i concetti legati alla Matematica”. “Capire i mattoncini che formano l’intero sistema economico è interessante. Il programma è molto vasto, ma l’approccio matematico non è poi così fondamentale come dicono in tanti. Niente di più di quanto già fatto a scuola”, spiega Daniele Albano, studente di Economia Aziendale. Ciro De Angelis si è appena laureato in Economia Aziendale: “il corso è molto bello ma non si hanno gli strumenti di Matematica per affrontarlo. I contenuti della materia sono di tipo analitico induttivo, danno una spiegazione di ogni fenomeno che ci circonda in termini economici, però non sono mai riuscito a riscontrarli nella pratica e la loro applicazione resta, per me, molto complicata”. Angelo Scialò e Pietro Passariello, primo anno di Economia Aziendale, e Giuseppe Auriemma, primo anno di Economia e Commercio, hanno formato un gruppo di studio che si dedica a tempo pieno alla Microeconomia: “perché c’è chi non si riesce a laureare per quest’esame”. Spiegano: la disciplina “studia le leggi del mercato, il suo comportamento ed il suo ciclo di vita, sia nell’ottica del consumatore che in quella del venditore. Si tratta di leggi naturali come quelle della Fisica, in cui però le applicazioni matematiche sono complicate e le basi che abbiamo non bastano. L’approccio è troppo meccanico, ma in Microeconomia non basta conoscere la regola, si comincia a ragionare sul modo di applicare la Matematica al contesto osservato”. Marina Nappo, di Economia e Commercio, è stata colpita dalla logica della materia: “è fuori dagli schemi normali, ti obbliga ad andare oltre le logiche comuni. Anche se il livello di difficoltà è maggiore rispetto a tutti gli altri esami fin qui affrontati, si tratta solo di applicare dei principi matematici all’Economia”. “Affronta le logiche che spingono un consumatore ad acquistare un bene piuttosto che un altro, analizzando delle funzioni di utilità associate a diversi gradi di preferenza. Certamente non è una disciplina noiosa e le esercitazioni pomeridiane sono molto utili”, sottolinea Antonio Crisci, iscritto ad Economia e Commercio. “Il problema non è la materia ma l’approccio. Una volta superato, ci si rende conto che non era poi così impossibile, però si e diffusa la convinzione che Microeconomia e Macroeconomia siano gli esami più difficili. Non è così e, in questo modo, si rischia di affrontarli con dei pregiudizi”, avverte in conclusione Giuseppe Soviero, terzo anno di Economia Aziendale. 
Simona Pasquale
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