Napoli Parthenope batte Torino Politecnico ?!?!?!

Il prof. Roberto Graglia, del Politecnico di Torino, ha recentemente fatto circolare una vibrante protesta nei confronti del Ministero dell’Università, in cui lamenta che il gruppo di ricerca da lui rappresentato abbia ottenuto finanziamento per una sola volta (nel 2000) nell’ambito dei Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale  (PRIN), nonostante numerose e ripetute richieste presentate. Molti degli argomenti addotti sono pienamente condivisibili e ricadono in due categorie: alta qualità della proposta, ineccepibile, alta qualificazione dei partecipanti, anch’essa ineccepibile, in particolare il prof. Graglia ricorda di essere “Fellow della IEEE, riconoscimento di elevatissimo prestigio internazionale”.
La circostanza può dare spunto a numerose considerazioni. Come ovvio, ognuno cerca in prima istanza di guardare in casa propria. L’Istituto di Teoria e Tecnica delle Onde Elettromagnetiche dell’Istituto Universitario Navale (recentemente soppresso nell’operazione di conversione ai Dipartimenti effettuata dall’Ateneo, nel frattempo ridenominatosi Università “Parthenope”), ha ottenuto finanziamento, negli ultimi dieci anni e riferendosi a fondi omogenei per origine e procedura di assegnazione (PRIN e, precedentemente, “40%”), per ben nove volte. Cinque chi scrive, ricoprendo anche la significativa responsabilità, quale sede capofila, del coordinamento nazionale delle altre università partecipanti (fino a 15 sedi universitarie diverse, dislocate in tutta Italia), tre il prof. Savarese, una il prof. De Bonitatibus. Il risultato va stimato considerando inoltre che negli ultimi cinque anni chi ottiene finanziamento non può ripresentare domanda l’anno successivo: resta fermo un giro come al gioco dell’oca.
Napoli Parthenope batte quindi Torino Politecnico? Certamente no! Sarebbe voler confrontare realtà differenti, e non soltanto per dimensioni, anche se una omogeneità storica e culturale sussiste nell’ambito dell’elettromagnetismo. Di fatto l’Istituto di Teoria e Tecnica delle Onde Elettromagnetiche ha fruito di circostanze irripetibili, fortunate ma non fortuite: una tradizione riconosciuta a livello nazionale e internazionale, l’individuazione di temi di ricerca in cui avesse una visibilità autonoma, la disponibilità di un laboratorio ben attrezzato e funzionante.
Passando dal particolare al generale due sono gli aspetti significativi collegati che vale la pena esaminare, la selezione delle ricerche e il cosiddetto “ranking” universitario.
Un buon processo di selezione delle ricerche è impresa quasi disperata, in quanto i revisori si trovano spesso a dare pareri che poi serviranno, più o meno ricondizionati, a confrontare ricerche proposte in ambiti piuttosto ampi. Tutti sappiamo come vi siano esaminatori pignoli e esaminatori generosi, e la media non può essere fatta su un numero così limitato di opportunità di finanziamento. L’unica alternativa, data la qualità sempre elevata delle proposte, sarebbe di finanziarle in base alla riconosciuta qualità dei partecipanti. Ma come valutarla? Con un referendum fra i colleghi? Se ne vedrebbero delle belle e nascerebbero subito gruppi di potere con intenzioni di scambio e di protezione reciproca!
Problema connesso è il ranking fra Università, poiché la capacità di ottenere finanziamenti è uno degli elementi di valutazione che vi contribuiscono. Ma allora come mai Torino sta in alto e Parthenope in basso? Certamente perché l’insieme dei parametri considerati è molto più vasto e comprende elementi che hanno differente scala di importanza in funzione delle dimensioni degli Atenei.  Inoltre il metodo ministeriale di valutazione sulla base di “prodotti” scelti dalle sedi si presta a non poche critiche. Circa poi le valutazioni “indipendenti”, pochi sanno che la Conferenza Nazionale dei Presidi di Ingegneria non collabora con il quotidiano “Repubblica”, che ogni anno produce un volumetto ad hoc, perché non ha ottenuto di poter esaminare i modelli utilizzati.
Da ingegnere di lungo corso so bene che la valutazione quantitativa è indispensabile per rendere qualunque cosa oggettiva e concreta, tuttavia  ho la sensazione che ci sia il rischio di preoccuparsi più della valutazione che non della sostanza. Ad esempio sviluppando aspetti e servizi poco utili, ma ben valutati, al solo fine di scalare la graduatoria. E’ come se le squadre di calcio venissero considerate non per le reti fatte, ma per la misura delle scarpe dei calciatori,  con il risultato che tutti porterebbero scarpe più grandi e farebbero meno gol.
Nostalgia senile? Forse. Ho sempre ritenuto inopportuna la posizione di “laudator temporis acti”, sed “mala tempora currunt”!
Prof. Paolo Corona
Direttore (1980-2005) dell’Istituto di Teoria e Tecnica delle Onde Elettromagnetiche dell’Istituto Universitario Navale (ora Università “Parthenope”)
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