Nardi: “sarò direttore dell’unità”

E’ considerato “il papà della Geo-informatica”, GIAST –  il gruppo informale di Informatica applicata alle Scienze della Terra, dal 1989, di cui ha fondato una rivista scientifica “ed organizzato un convegno mondiale nel 1989” – come egli stesso ammette. E’ anche “papà” della Geologia delle “Aree Urbane” e dal primo novembre è Direttore del neonato Dipartimento unificato di Scienze della Terra, Geofisica e Vulcanologia. Stiamo parlando del prof. Giuseppe Nardi, 60 anni, “irpino – toscano” di nascita e “americano di formazione”, come afferma, dove ha svolto parte delle sue ricerche scientifiche, dal 1978 al 1982. Quindi in due Comitati di ricerca nazionale del CNR, dall’89 al 1994, dove fondò appunto la Geoinformatica. “Niente capiscuola, sempre spirito libero” dichiara. Tipico per uno che ha vissuto il ’68 da protagonista: “comunista in Italia, le opportunità scientifiche più importanti, di dottorato, mi sono state offerte invece dagli Stati Uniti (ci arrivai che c’era Carter Presidente, me ne andai con Reagan)”. Nella lettera programmatica che inviò ai colleghi ad ottobre, prima del voto alla direzione del Dipartimento, un punto programmatico per lui centrale: “favorirò la tolleranza”. E ad Ateneapoli aggiunge: “e l’unità. Di tutte le aree scientifiche ed i gruppi di ricerca del nostro grande dipartimento”, 81 docenti e 20 – 25 impiegati e dottori di ricerca. “I nostri dipartimenti furono uniti solo negli anni ’70 sotto la guida di un grande scienziato come Felice Ippolito”. Ed oggi, nuovamente, di necessità virtù: pochi fondi e bisogno di programmare il futuro, che significa anche “progetti unitari e di grande rilevanza”. “Mi sento come un allenatore, più che un manager. Un allenatore deve essere capace di fare squadra, di lavorare con il collettivo, di fare in modo che ognuno, ogni singolo o gruppo, possa esprimersi al meglio, e tutti insieme ottenere i migliori risultati possibili”. Insomma pensa di vincere lo scudetto, chiediamo? “Per la realtà campana e meridionale, sarebbe già un successo giungere al centro classifica”. Intanto parte da un voto contrastato. L’elezione alla direzione del Dipartimento, l’ha vinta con  40 preferenze, contro le 38 del prof. Maurizio de Gennaro, un bel testa a testa. Nardi risponde: “in democrazia ci si confronta e alla fine si vota. Non essendo stato possibile trovare una candidatura unitaria, neppure sul nome del decano, prof. D’Argenio – su cui io ero d’accordo – si è votato su due candidati. Ho avuto la meglio”. “Ma questo è il passato. Ora pensiamo al futuro” – ribatte. E nel futuro vede: “grandi opportunità per tutta la ricerca geologica e vulcanologica, in Campania e nel Nord Africa, dove ci sono tante ricchezze ed opportunità, anche per i nostri laureati”. “Ma dobbiamo porci in maniera competitiva, promuovendo i punti di forza della nostra ricerca”. Fra le sue priorità: “i dottorati di ricerca, linfa vitale per la ricerca scientifica e l’innovazione. Senza i quali saremmo una struttura anonima come tante altre”, come i negozianti di frutta e verdura – estremizza – e non una “qualificata struttura universitaria e di formazione”. Chiude tornando al tema dell’unità: “prima, quando il nostro dipartimento era diviso, anche nelle elezioni negli organi di governo dell’ateneo, si votavano candidature contrapposte. E si perdeva. Stavolta, grazie a questo comune sentire, abbiamo eletto un nostro rappresentante al Senato Accademico, il prof. Antonio Rapolla, ordinario, ed uno al Consiglio di Polo, il prof. Alberto Incoronato, anch’egli ordinario. Un voto unitario e senza trabocchetti”, tiene a precisare. Insomma, uniti si è più influenti, si ha maggior peso.
Paolo Iannotti
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