Nuovi docenti a Giurisprudenza

Riservato, a tratti schivo, nelle sue lezioni privilegia un continuo scambio con i discenti, in cui trovano spazio esempi concreti. Parliamo del prof. Erasmo Papagni, docente di Politica Economica alla Seconda Università e, per quest’anno accademico, titolare, in supplenza, della cattedra di Economia Politica al Federico II. 
“L’esame di Economia Politica – spiega il professore – è fondamentale per ogni giurista. L’economia è uno strumento essenziale per interpretare la realtà del mondo legislativo perché alla base dell’applicazione di ogni norma ci sono delle conseguenze correlate anche al mondo economico”. E allo studente che lamenta la poca attinenza della disciplina con le altre affrontate il docente risponde: “studiare bene Economia equivale ad avere maggiori possibilità di comprendere esami come Diritto Commerciale, Diritto Tributario, Scienza delle Finanze e Diritto del Lavoro”. Inoltre, “il buon giurista dovrà avere ottime conoscenze economiche per poter spaziare in ambiti lavorativi diversi. Al di là delle tre professioni classiche, un buon uso delle teorie economiche consente di trovare lavoro presso banche o pubbliche amministrazioni. Non dimentichiamo che l’ambito manageriale ricopre diversi campi e le figure giuridiche sono da sempre preferite, in quanto, oltre ad elementi di diritto, apportano anche conoscenze economiche”. La matematica e i grafici diventano strumenti didattici che perfezionano la teoria rendendola pratica. “I grafici – sottolinea il professore – semplificano concetti che in teoria sono difficili da comprendere e spiegare. Mi rifiuto di credere che una matematica da ‘scuola media’ possa rallentare il percorso degli studenti facendo relegare l’esame alla fine degli studi. Il vero problema non sono le formule, ma l’approccio mentale con cui i ragazzi si rapportano alla disciplina. Cominciare a capire l’importanza delle teorie economiche potrebbe essere un primo passo per studiare con dedizione e senza paure inutili. Per questo seguire il corso velocizza i tempi e rende più sicuri”. E per una buona riuscita dell’esame “non occorre conoscere gli argomenti in modo tecnico e preciso, il più delle volte questo è sintomo di uno studio mnemonico. L’importante è acquisire concetti chiave che poi vengono applicati in ambiti diversi da quelli del manuale. Durante il corso cerco di evidenziare gli argomenti più importanti, in modo da non disperdere energie su concetti difficili di minore importanza”.  Se la partenza è andata un po’ a rilento “per dare ai ragazzi la possibilità di abituarsi alla materia”, successivamente si darà maggiore rilevanza alla moneta unica europea, “spiegheremo i perché che si celano dietro la sua messa in vigore”. Il corso si occuperà meno degli aspetti classici dell’economia per dare più spazio “a realtà più concrete ed evidenti, in modo da comprendere al meglio le scelte legislative. Ad esempio la stessa legge Anti-trust, che, come tante altre, ha una forte motivazione economica che deve essere evidenziata”. 
Per chi incontrasse difficoltà nello studio della disciplina, da quest’anno (ne parliamo in altra pagina del giornale) è attivo un blog voluto da tutte le cattedre di Economia, “un’occasione in più che ci auguriamo che i ragazzi sappiano sfruttare nel miglior modo possibile”. Inoltre, per qualsiasi chiarimento il prof. Papagni riceve in via Mezzocannone 4 presso il Dipartimento di Scienze Internazionalistiche al II piano, ogni martedì dopo la fine delle lezioni. 
Zoppoli
(Diritto del Lavoro)
“Tutti gli istituti
devono essere
collocati nel
contesto storico”
Diritto del Lavoro: ha assunto la II cattedra il prof. Antonello Zoppoli, già docente della Facoltà (insegna nel secondo semestre Diritto Sindacale). Il professore ha affrontato le prime settimane di corso ricordando agli studenti che “la disciplina va affrontata sotto vari aspetti per il particolare rapporto che ha con la realtà. Innanzitutto, la materia ha una veste economica  e sociale che non può essere sottovalutata. Gli studenti devono avere sempre uno sguardo rivolto all’esterno, al contesto che li circonda. Tutti gli istituti – dal licenziamento alla subordinazione, ai profili sindacali – devono essere compresi e collocati nel contesto storico, solo così si può sopperire alla mancanza di uno schema legislativo unitario”. Durante la lezione sono molteplici i riferimenti al mondo esterno, si cerca di leggere nella realtà quello che in un primo momento si approccia solo attraverso i manuali. “Dal punto di vista della formazione, la materia del diritto del lavoro, come ad esempio la tematica sindacale, ha avuto un quadro di regole che ancora adesso è carente. Il doversi confrontare con regole non tarate, con una pluralità di incertezze ed opinioni, richiede all’interprete un’attenzione particolare rispetto alle altre discipline. Attenzione rivolta soprattutto agli adattamenti storici e culturali che vengono rilevati nel nostro Paese. Le norme cambiano spesso e i giuristi devono stare al passo con i tempi”. Durante il corso il docente invita a leggere costantemente i quotidiani per monitorare l’andamento della legislazione e per far maturare le capacità critiche. “Saper individuare le lacune e i repentini cambiamenti è una ghiotta occasione di crescita, una palestra che allena ogni giorno a non smettere mai di studiare e di aggiornarsi”. Un patrimonio ampio e formativo “che permette di accrescere la formazione giuridica. Lo studio improntato alla storia della nostra Costituzione e alle successive interpretazioni crea quel passaggio tra antico e moderno che sta alla base della conoscenza. Non si va avanti senza conoscere il passato, non si può scrivere il futuro senza studiare il presente. La materia richiede una forte duttilità perché bisogna adeguarsi ai mutamenti”. Conoscenze che quindi non devono fermarsi al confine delineato del manuale. “Oltre ai quotidiani, alle lezioni in aula, ai testi consigliati, non si può tralasciare lo scenario comunitario dove le discipline sociali del lavoro sono molto importanti. Non si può ignorare ciò che succede fuori dall’Italia. La Comunità europea, per chi voglia specializzarsi nel mondo del lavoro, deve essere monitorata costantemente perché da lì partono tutte le direttive più attuali ed interessanti”. Ultimi consigli per gli studenti frequentanti: “chi partecipa alle lezioni deve studiare fin dai primi giorni. Prendere appunti può essere un’azione fine a se stessa; lo stesso materiale deve essere controllato, studiato, comparato e approfondito con il manuale, in modo da rendere chiari i concetti base. Seguire il corso – conclude il docente – senza studiare è alquanto inutile, gli appunti ripresi a distanza di qualche mese hanno una valenza diversa. Si rischia di non ricordare più le cose fondamentali, le notizie diventano statiche e il lavoro svolto inconcludente”.
Susy Lubrano
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