Oreste Lionello in cattedra

Quella che Oreste Lionello ha tenuto all’Università Suor Orsola Benincasa non è stata una lectio magistralis. L’artista ci ha tenuto a precisarlo: “la lectio magistralis è qualcosa che si dà in cambio a chi ci conferisce la laurea honoris causa. Anche Dario Fo, quando ha ricevuto il premio Nobel ne ha fatta una. Il mio caso è diverso”. Dunque, cosa è avvenuto l’8 giugno nella Sala della principessa, davanti agli studenti del Master di secondo livello in Scrittura creativa? E’ avvenuto che Oreste Lionello, invitato a parlare dell’arte di scrivere dal Preside della Facoltà di Scienze della Formazione Lucio D’Alessandro e dalla prof.ssa di Letteratura italiana Silvia Zoppi, ha catturato i ragazzi attraverso una personalissima elaborazione del tema “Per che per chi”. Perché si scrive? Si può scrivere solo per sé stessi o si scrive sempre necessariamente per gli altri? Il maestro ha cercato di dare una risposta a queste domande alternando, potremmo dire, la teoria e la pratica. Tutti gli assunti venivano suffragati da un esempio concreto: un testo recitato, un aneddoto raccontato, un motivo canticchiato. “Scrivere è conoscere, è conoscere anzitutto l’editore, altrimenti che si scrive?”. Ed ecco una dimostrazione di quanto affermato: “una volta Mario Castellacci (uno degli autori del Bagaglino, ndr) scrisse un libro e chiese a Pingitore se conoscesse qualcuno alla Mondadori per farlo pubblicare. L’editore Mondadori aveva una lista di 1800 libri da mandare in stampa per i tre anni successivi, ma Castellacci riuscì ugualmente a far pubblicare il suo in tempi brevi”. Quanto è importante che qualcuno legga, quanto è importante conoscere l’editore! Attenzione, però. Mentre si scrive bisognerebbe riuscire a mantenere anche un certo distacco rispetto a questo problema: “vedere la sorte della propria creatura nello sviluppo che avrà successivamente non dovrebbe essere troppo presente nell’anima di chi scrive al momento in cui scrive”. Lionello ha pronunciato spesso la parola anima. “L’anima è una cosa che uno si deve mettere accanto quando scrive, e ogni tanto infilarci dentro la penna”. “Oggi gli imitatori imitano qualcosa che non è direttamente la loro anima”. Ha regalato qualche perla agli allievi: il “suo” Leopardi, la “sua” storia di Ulisse, la storica interpretazione di Arturo, “l’omo der futuro”. “In questi monologhi così semplici c’è una gran quantità di accorgimenti stilistici. Gli autori di questi testi sono dei grandissimi operatori del linguaggio”. 
Oreste Lionello ha infine risposto alle domande degli studenti e dei docenti. Il rapporto del maestro con la parola, la scrittura e il teatro. La traduzione letteraria e il tradimento. L’importanza della vocazione e dello studio. Ad ogni domanda ha dato una risposta anche di immagini, come sa fare solo chi è davvero in grado di giocare con le parole. “Le parole sono le saponette che stanno a teatro e che nella scrittura ti fanno prendere certe scivolate…”. “La vocazione è come essere partorito su un autobus, lo studio è trovare la fermata”. Ha concluso l’incontro esprimendo un auspicio per il futuro: “spero in una laurea ad honorem”. Mi raccomando, ad honorem e non honoris causa: “la laurea honoris causa ha un sapore di postumo, una volta la si dava ai defunti…”.
Sara Pepe
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