Orto Botanico di Napoli: premiato l’impegno di uno scienziato americano

Chi osservi oggi le diapositive scattate all’Orto Botanico venti anni fa, qualche tempo dopo il sisma che devastò l’Irpinia nel novembre 1980 e al culmine di un periodo di abbandono, stenterebbe a riconoscere la struttura che attira visitatori e studiosi da ogni zona del mondo. Parte del merito del recupero è anche di un cinquantunenne americano dell’Ohio – il professore James Mickle – che nel 1986 assunse l’impegno di far rivivere e di restituire dignità al museo di paleobotanica. Ci è riuscito pienamente e il 12 ottobre è stato premiato anche per questo, proprio in un’aula dell’Orto Botanico di Napoli, con la laurea honoris causa in Scienze Naturali, consegnatagli dal Rettore della Federico II Guido Trombetti. Mickle, come ha ricordato durante la cerimonia il direttore dell’Orto Botanico, prof. Paolo De Luca, non solo ha seguito in prima persona le varie fasi della realizzazione della sezione di paleobotanica, ma ha donato numerosi campioni fossili, i più belli della collezione personale. Ha inoltre preso contatto con studiosi di tutto il mondo, che all’Orto hanno inviato pregevoli esemplari, utili alla esemplificazione delle forme che hanno caratterizzato l’evoluzione delle piante terrestri. “Anche grazie a lui, ma soprattutto in virtù dello straordinario impegno del direttore De Luca – ha ricordato il Rettore – l’Orto Botanico è una struttura aperta al mondo della ricerca e della didattica, frequentato da esperti, ma anche da studenti universitari e da allievi delle scuole. L’Orto Botanico di Napoli non è una cattedrale chiusa in se stessa, è un centro aperto al territorio che, per questo, lo considera parte di sé, lo preserva e lo rispetta”. Il Preside della Facoltà di Scienze, Alberto Di Donato, nel suo intervento ha ripercorso, per sommi capi, la storia del museo paleobotanico. “In realtà – ha ricordato il docente- un piccolo museo esisteva già prima dell’ultima guerra mondiale, ma andò completamente distrutto quando l’Orto divenne alloggio delle truppe angloamericane. Di quell’epoca resta solo un reperto, una ricostruzione in ceramica che fa anche da testimone della continuità attraverso le vicende della storia e della città. Il nuovo Museo, quello realizzato col determinante contributo scientifico del professor Mickle, approfondisce paleo ed etno botanica. Si rivolge agli universitari ed a tutta la città. Si pone anche come luogo di confronto per gli studiosi di questa disciplina”. Eppure, come ha sottolineato il Preside Di Donato, “non è che le amministrazioni avvicendatesi in questa città abbiano investito molto sull’Orto e sul Museo, gioielli che appartengono all’intera cittadinanza e non solo alla comunità scientifica”. Di più ha fatto l’Università, alla quale afferisce lo splendido giardino, soprattutto negli ultimi anni. 
Il Museo di Paeobotanica è stato attrezzato all’interno del Castello, uno degli splendidi edifici che caratterizzano l’Orto Botanico, che nacque due secoli fa, in epoca napoleonica. Diapositiva dopo diapositiva, James Mickle ha guidato i presenti in un viaggio attraverso le bacheche, gli scaffali, i fossili e gli altri reperti. Un itinerario nella storia della botanica e della natura, sulle tracce di processi evolutivi che impiegano anche milioni di anni, per realizzarsi. Tra le particolarità, l’albero filogenetico, una sorta di labirinto che interseca specie diverse ma di origine evolutiva comune, e la bacheca dei fossili da toccare, dove il visitatore ha la possibilità di sperimentare col tatto consistenza, caratteristiche, temperatura dei fossili in esposizione.   
Fabrizio Geremicca
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