Promosso il Palazzo del Mediterraneo Disagi per la gimcana tra le sedi

Gli studenti de L’Orientale promuovono il Palazzo del Mediterraneo, ma bocciano l’organizzazione dell’Ateneo. In funzione da quattro mesi (l’edificio è stato inaugurato i primi di novembre), l’ex Palazzo Fimoper di via Marina raccoglie tante critiche positive – bella struttura, aule confortevoli, spazi a iosa, luce ovunque – e qualche lagnanza – non ci sono aule studio, non c’è parcheggio, non ci sono punti ristoro. Ma c’è un ma, e di questo sono altri “palazzi” ad averne colpa: gli studenti non ne possono più di fare la spola da un edificio all’altro della città per seguire le lezioni. Ovvio che preferirebbero un’unica sede.
Dal canto suo, Umberto Cinque gongola. Cinque è il coordinatore tecnico-scientifico del progetto che ha realizzato il Palazzo del Mediterraneo nonché direttore del Torcoliere, il centro stampa d’Ateneo: “abbiamo cambiato politica e siamo stati più attenti alle esigenze degli studenti. Siamo contenti del risultato ottenuto e del riscontro positivo tra gli utenti”. Peccato per alcuni episodi di inciviltà: “dopo quattro giorni dall’apertura della sede, si sono otturate le fogne. Il problema è che quando le signorine vanno in bagno, buttano di tutto nel water. C’è, poi, a chi piace asportare i filtri dei lavandini”. E, rivolgendosi agli studenti: “insomma, la struttura è vostra: aiutateci a mantenerla pulita e funzionale”.
Con i locali di via Melisurgo completamente dismessi, l’ex Fimoper si prepara ad accogliere alcuni uffici amministrativi, Presidenze e Segreteria Studenti: “stiamo ultimando la ristrutturazione degli ultimi quattro piani. Siamo a buon punto”. Esportare il modello del Mediterraneo agli altri palazzi de L’Orientale il passo successivo. “La volontà del Rettorato è quella di cercare di far funzionare le altre sedi dell’Ateneo sulla base del sistema adottato all’ex Fimoper. Se ci siamo riusciti qui, possiamo farlo anche altrove”, l’auspicio del dott. Cinque.
Giudizio unanime, dicevamo, sul Palazzo del Mediterraneo, una struttura moderna e funzionale. “È una delle sedi migliori de L’Orientale. Qui riusciamo perfino a sederci. E pensare che a Palazzo Corigliano abbiamo fatto l’esame scritto d’Inglese accomodati per terra”, riferisce Claudia Salerno, al primo anno di Lingue e culture comparate. E Annalisa Di Rubbia, matricola di Lingue: “le aule sono spaziose e calde, ben arredate, con banchi ampi e confortevoli”. Anche il Cila, il laboratorio linguistico d’Ateneo, pare soddisfare le esigenze degli utenti: “l’attrezzatura è moderna; ci sono tanti computer, sebbene siano sempre in numero inferiore rispetto a noi studenti”, il parere di Teresa Savarese, secondo anno di Lingue. Gli studenti, inoltre, apprezzano la pulizia dell’edificio: i bagni sono “praticabili”, i muri non sono imbrattati, aule e corridoi reggono ancora.
Le aule studio, quelle no, non ci sono. Al loro posto, decine di sedie disseminate lungo i corridoi dei vari piani, ognuna – e la novità è di questi giorni – dotata di ribaltine per scrivere. “Secondo me è preferibile un’aula alla sedia. Anche se con ribaltine, c’è poco spazio per poggiare libri, scrivere, consultare appunti. Spesso, quindi, ci capita di metterci sulle scale”, dice Giovanni Sodano, al secondo anno di Lingue. “Al momento si riesce ancora a studiare perché non c’è grande confusione nei corridoi. Ma cosa succederà quando aumenterà la frequenza nel Palazzo?”, si chiede Cecilia Iacono, iscritta al primo anno della Facoltà di Lingue.
Altra pecca, la mancanza di una buvette. “Che almeno mettessero i distributori automatici di cibo e bevande”, suggerisce Ester Pantano, al primo anno fuoricorso di Lingue. Eppure ci sono studenti che non ne avvertono la necessità. “Siamo nel centro di Napoli e ci sono bar ovunque”, commenta Giovanni; per Cecilia rappresenterebbero addirittura, “un punto di ritrovo buono solo a creare confusione”. Tutti d’accordo, invece, sulla questione del parcheggio: “se ci fosse, verremmo con l’auto e non col treno”, taglia corto Anna Maria Tenace, pendolare di Nola e collega di Ester. A rassicurare i ragazzi ci pensa il dott. Cinque: “stiamo valutando soluzioni varie. Non sappiamo se sia il caso o meno di realizzare un punto ristoro. Quanto al parcheggio, stiamo decidendo per un controllo razionale sul servizio”.  
Il Palazzo del Mediterraneo, dunque, piace. Doversi trasferire da una sede all’altra per seguire i corsi piace meno. Molto meno. Ma questa è una vecchia storia. “La solita organizzazione deficitaria di questa Università – sbotta Veronica Flagiello, matricola di Lingue – . Possibile che dobbiamo stressarci così per frequentare le lezioni? Siamo sempre di corsa, con i docenti che a volte ci aspettano, altre se ne fregano, nonostante le disposizioni del Rettorato a cominciare un quarto d’ora prima e terminare un quarto d’ora dopo i corsi”. Una gimcana tra i palazzi, che gli studenti non vogliono più fare. “Prendiamo il mercoledì – cita come esempio Claudia, riferendosi ai corsi del primo semestre del primo anno –  Abbiamo cominciato a seguire a Corigliano, passavamo a via Duomo, poi il Mediterraneo, ancora Corigliano e, se si voleva seguire anche Inglese, bisognava tornare all’ex Fimoper. Comodo, no?”. Aggiunge Giovanni: “anche la programmazione dei corsi è fatta senza molto criterio. Ci sono, infatti, giorni in cui la prima lezione va dalle 8 alle 10; poi abbiamo uno spacco di quattro ore e si riprende, a seconda dei corsi da seguire, o alle 14, o addirittura alle 16. Insomma, così facendo, e dovendo andare da un posto all’altro, perdiamo solo tempo”.
I soliti problemi, acuiti dall’assenza di un’unica bacheca di riferimento. “Anche per reperire informazioni su corsi, esami ed orari di ricevimento siamo costretti ad andare di palazzo in palazzo”, dichiara Marta Barone, primo anno fuoricorso di Lingue. E la bacheca elettronica? “Se tutte le cattedre si comportassero come quella di Inglese, sarebbe l’ideale. Invece, il più delle volte gli avvisi non sono aggiornati”, chiosa Ester Pantano, anche lei al primo fuoricorso di Lingue. A conferma della disorganizzazione, l’appunto di Beatrice Petti, laureanda in Lingue: “a che ora è oggi l’esame di Economia aziendale? Alle 13 o alle 14? Nessuno lo sa. Nei giorni passati su nessuna bacheca c’era scritto dove si sarebbe tenuto. Il prof. Roberto Maglio? Un fantasma. Non c’è mai all’orario di ricevimento e non risponde neppure alle e-mail. Se è poi così che dovrebbe funzionare l’Università…”.
Paola Mantovano
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