Ragionamento e intuito, oltre allo studio, per affrontare lo scritto di Biotecnologie Cellulari e Molecolari

Nel linguaggio binario a cosa corrisponde il numero 14? Cosa è un dendrogramma? Che tipi di algoritmi sono quelli di Needman-Wunsh e Smith-Watermannn? A prima vista sembrano argomenti affini alla matematica ma, in realtà, sono alcune delle domande dell’esame di Biotecnologie Cellulari e Molecolari del II anno di Biotecnologie per la Salute. L’orale consiste in un duplice colloquio: una prima parte con la prof.ssa Leandra Sepe su programmazione, algoritmi, allineamenti di sequenze, matrici, banche dati, e una seconda con il titolare della cattedra Giovanni Paolella o con la prof.ssa Mara Bevilacqua sulle proteine, la proliferazione cellulare, gli acidi nucleici e tutte le tecniche: ad esempio quelle ottiche, di centrifugazione e cromatografia.
Ad alcune delle risposte della prova del 30 gennaio si può risalire con il ragionamento. Per esempio, ‘Quali sono le caratteristiche comuni a tutti i virus?’, ‘A che temperatura avviene la pastorizzazione?’, ‘Come si separa una miscela di aminoacidi?’. “La docente ha chiesto che tecnica utilizziamo per separare da una miscela una proteina che lega glucosio, cos’è che non riusciamo a stabilire con la centrifugazione e come si valuta la quantità di NADPH che si forma in una reazione – racconta Roberta – Sono cose a cui si arriva. Basta pensarci un po’”.
Ad un altro gruppo di domande si può rispondere facendo leva sull’intuito. Tra queste: ‘Quali sono gli scambiatori deboli e quali i forti?’, ‘A che temperatura si conservano i microrganismi se si usa il glicerolo?’, ‘Cosa è l’assorbanza?’. “A me hanno chiesto: ‘Di solito l’attività specifica diminuisce?’, Sarebbe stato troppo scontato rispondere di sì. Ho detto: ‘No,  aumenta’ e ho fatto bene – racconta uno studente – Ho parlato pure della banca dati Swissprot e degli alberi Rooted”.
Per una terza tipologia di quesiti non c’è escamotage che tenga, “o la sai o non la sai”. Si tratta di interrogativi tipo ‘Cosa fa un eritoprotettore?’, ‘Cosa sono gli mRNA precoci?’, ‘A cosa serve il test AMES?’, ‘Cosa dice la legge di Lambert-Beer?’, ‘Cosa sono le catene di Markov?’. “Me la sono cavata spiegando la tecnica dell’elettroforesi e la cromatrografia per affinità – sostiene Barbara – All’orale promuovono tutti. Basta superare lo scritto”. “Io ho risposto a 28 domande su 45 e l’ho passato con 19. Il punteggio non è matematico ma cumulativo”, aggiunge una collega.
L’esame orale inizia con l’individuazione dei quesiti che non si sono saputi risolvere allo scritto. “Prima dell’orale abbiamo avuto solo cinque giorni per ripetere – afferma Sandra – Altre volte la prova è stata fatta anche il giorno dopo lo scritto. Così non c’è neppure il tempo per distendere i nervi”. Giulia appare molto più sicura di sé: “E’ un esame fattibile. E poi riguarda proprio la materia che sentiamo più nostra”.
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