Razzismo, una piaga che si combatte con la cultura

“Il principio della parità di trattamento delle persone, afferma che non ci debba mai essere alcuna discriminazione razziale. Purtroppo, nonostante la nostra società sia sempre più evoluta, questo fenomeno è, ancora, di grande attualità. Noi siamo lieti di aver organizzato questo incontro, affrontando un tema di scottante attualità. Un tema su cui la Commissione Internazionale si sta attivando, nel tentativo di debellare, definitivamente questa piaga”. Con queste parole, il Preside di Giurisprudenza, prof. Michele Scudiero, ha dato vita, il 22 marzo scorso, nell’aula Pessina, al primo incontro sulla discriminazione razziale e l’autonomia privata organizzato dalla Facoltà e dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) del Ministero delle Pari Opportunità. Subito dopo, la parola è andata alla dott.ssa Maria Antonia Garzia, magistrato e consulente Unar, moderatrice dell’evento. “La discriminazione razziale- ha affermato la Garzia, può manifestarsi in diversi modi, soprattutto, nell’accesso paritario a beni e servizi. Esistono vari casi, in tal senso. Basti pensare a quanti problemi gli extracomunitari incontrano nell’avere un alloggio o un accesso finanziario. Un esempio su tutti: per aprire un conto corrente in banca basta un semplice documento. Per uno straniero, invece, occorre non solo un documento, ma il permesso di soggiorno, la busta paga, certificati di vario genere e, addirittura, le bollette delle utenze domestiche. Situazione ancor più dura per la concessione dei mutui. Molte banche si rifiutano di concedere mutui agli stranieri, specie se extracomunitari. Addirittura gran parte degli istituti di assicurazioni, si rifiutano di concedere l’assicurazione RCA. Per non parlare delle discriminazioni sulla casa e sul lavoro. Qui, si entra, addirittura, nel campo delle cosiddette discriminazioni a prima vista. Cioè, si negano delle condizioni o opportunità, solo in base all’accento, o al colore della pelle. Spesso, poi, queste discriminazioni, specie nel lavoro, sfociano nel famoso mobbing, cioè nel totale isolamento della persona”. L’intervento del consulente giuridico dell’UNAR -Ufficio che si occupa della prevenzione dei comportamenti discriminatori e nella promozione e verifica della parità di trattamento- ha attirato l’attenzione di tutti i presenti. “Abbiamo deciso di tenere oggi questo incontro -ha concluso la Garzia- perché il 21 marzo del 1967, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, a seguito di un orribile eccidio in Sud Africa, decretò la giornata mondiale contro ogni forma di razzismo”.   Dopo il suo intervento, è stata la volta del Rettore Guido Trombetti, giunto in ritardo per motivi istituzionali. “Sono felice che questo incontro si sia svolto in questa sede. La facoltà di Giurisprudenza non poteva non occuparsi di questo tema. Senza questi luoghi, queste aule, molte di queste tematiche non troverebbero il loro giusto spazio. Vorrei quindi sottolineare l’importanza dell’Università, vera palestra di libertà, in cui non si fa solo lezione, ma anche iniziative come questa, che danno voce al libero confronto e alla crescita dei nostri giovani. L’università è un po’ come l’aria, tutti la danno per scontata, ma provate  a farne senza”. 
Al saluto del Rettore sono seguite le relazioni di diversi docenti. “Lo strumento europeo di lotta alla discriminazione razziale e la sua applicazione in Italia, alla luce del Diritto Internazionale generale e convenzionale”, il lavoro del prof. Giancarlo Guarino, docente di Diritto Internazionale alla Facoltà di Economia del Federico II. Un intervento di carattere prettamente giuridico, volto a ricordare le principali normative in materia. “Ricordo la normativa comunitaria 43/2000 che ha dato vita all’ufficio UNAR. Una direttiva importante, perché era la prima volta che a livello comunitario si era posto il problema di regolamentare la lotta al problema razziale. Spesso, però, è mal interpretata. Una norma in particolare, l’art.8, afferma che se una persona dichiara di essere stata discriminata, spetta allo Stato verificare se è vero o meno. Un fatto importante perché chiama in causa l’inversione dell’onere della prova che, se non concessa, fa ricadere sullo Stato stesso le responsabilità”. L’intervento del prof. Massimo Bianca, docente di Diritto Privato a La Sapienza di Roma, invece, ha avuto un taglio più etico. “Questo è un problema che va combattuto in tutti i campi, giuridici ed umanistici. Una piaga che si combatte con la cultura”. “Tempo fa, partecipai ad una tavola rotonda sul diritto naturale. Ora vi chiederete cosa c’entra il diritto naturale con la discriminazione. Io penso che c’entri molto – ha affermato il professore-  Non si può negare che il diritto, come parte viva della società, possa fare a meno dell’etica. L’etica e la morale sono presenti in tutte le attività umane e rappresentano realtà giuridiche. Ora, se ci chiediamo quali siano i diritti fondamentali dell’uomo, ci accorgiamo che sono quelli che tutelano gli interessi dell’uomo, quali la salute, la vita e la giustizia. La giustizia, infatti, è un bene primario per ogni individuo, rinnegarla vuol dire ledere un suo diritto e compiere una discriminazione”. Ha parlato delle tutele discriminatorie in ambito lavorativo, il prof. Francesco Santoni, docente di Diritto del Lavoro a Giurisprudenza. “L’art.15 dello Statuto dei lavoratori tratta ampiamente il tema delle discriminazioni e dei limiti a non poter discriminare da parte del datore di lavoro. Un problema che si è rafforzato nel tempo, grazie a molte direttive comunitarie”. Chiusura affidata al Giudice del Tribunale di Napoli, Luigi Napolitano, con un’analisi della giurisprudenza in materia di applicazione del principio di non discriminazione per motivi razziali, in cui ha affermato: “Il diritto alla parità di trattamento ed il contrasto ad ogni forma di discriminazione, sono tra i principali obiettivi che sottendono al processo di integrazione europea, senza i quali nessuna società potrebbe definirsi pienamente libera e democratica”.   
Gianluca Tantillo 
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