Ricerca sui farmaci anticancro, premio per il prof. Lavecchia

Dalla Facoltà di Farmacia il via ad una nuova strada nella ricerca di una cura contro il cancro. Il prof. Antonio Lavecchia, docente del Dipartimento di Chimica Farmaceutica e tossicologica, ha ricevuto il Premio Farmaindustria assegnato nell’ambito del XXII Convegno Nazionale della Società di Chimica tenutosi a Firenze il 12 settembre, per avere individuato in meccanismo di inibizione delle protein tirosin fosfatasi CDC25, fosfatasi che si occupano della progressione del ciclo cellulare e che vengono sovraespresse nelle cellule cancerose che si dividono in maniera più rapida.
“Attraverso una serie di studi ho compreso il meccanismo per bloccare il CDC25, dunque, inibendo alcune fosfatasi si può inibire il ciclo cellulare. – spiega il professor Lavecchia – Queste scoperta è utile per lo studio di un farmaco che inibendo in maniera reversibile le fosfatasi CDC25 sia utile nella cura dei tumori ad elevata cinetica di riproduzione”.
La strada sembra rivolta, quindi, in particolare verso i casi di tumori nei giovani, in cui la riproduzione cellulare è più veloce, e in particolare nei tumori ai polmoni, all’apparato genitale e in quelli gastrici.
Il prof. Lavecchia, da anni impegnato nello studio e la progettazione di nuovi farmaci per combattere il cancro, l’Aids, il diabete, ha, numerose esperienze di ricerca in Italia, svolto lavori con il Research Group of Medical Informatics, la Municipal d’Investigatiò Médica di Barcellona, l’Istitut fur Organiche Chemie und Biochemia di Monaco e in particolare con il College of Pharmacy dell’Università del Minnesota.
“Quest’attività di ricerca è nata in America, grazie al professor Philip Portoghese e all’Università del Minnesota – racconta Lavecchia – Poi ho continuato in altri laboratori europei fino a sviluppare quest’attività in Italia, prima a Catania e poi a Napoli. Questa è sicuramente un’isola felice. Grazie alla collaborazione con il Preside Novellino, ho potuto avere a disposizione una serie di opportunità per accedere ai fondi e alle strutture che hanno reso possibile la mia ricerca”.
Anche se per adesso si tratta solo di ricerca di base, quindi non si può parlare ancora di un farmaco, l’attenzione delle case farmaceutiche si è rivolta verso la scoperta del professore per l’enorme impatto che potrebbe avere nella cura dei tumori.
Valentina Orellana
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