Rossi si candida a Rettore della S.U.N.

Con una lettera molto meditata, inviata via posta celere ai docenti – un gesto di stile evitare la posta elettronica o altre strutture dell’ateneo – il 24 febbraio, il prof. Francesco Rossi, 57 anni, Preside della Facoltà di Medicina dal primo novembre 1998, e già Presidente di Corso di Laurea, ha ufficializzato la sua candidatura a Rettore della Seconda Università di Napoli. Una comunicazione ampia quattro pagine– una di ufficializzazione e tre piuttosto fitte su un primo accenno di programma– dal titolo: “Una Università al passo con i tempi. Idee per lo sviluppo di un programma”. Naturalmente si tratta di una bozza, come ha fatto sapere, ma dentro c’è già molto per un programma rettorale: dalla Giunta di Ateneo allargata (forma ampliata rispetto a quanto previsto dal nuovo Statuto), alla figura dei “ProRettore funzionali”, alla priorità verso: giovani, qualità, ricerca, innovazione. Con l’invito, – a docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo, studenti e il maggior numero di colleghi – a confrontarsi “per un costruttivo scambio di idee”. Ed ecco i passaggi salienti. 
Sulla “decisione di candidarmi per il prossimo quadriennio come Rettore del nostro Ateneo”, “ho a lungo riflettuto”. I motivi della sua decisione? “Il forte legame e l’orgoglio di appartenenza al nostro Ateneo, l’ampia esperienza maturata in ruoli di responsabilità (come Presidente del CdL in Medicina e Chirurgia, Preside di Facoltà negli ultimi otto anni) e membro di importanti commissioni ministeriali e regionali. Avere acquisito una buona conoscenza del sistema universitario e dei problemi connessi con le sue profonde trasformazioni. Ho, inoltre, sperimentato che risultati efficaci possono essere conseguiti soltanto con una gestione di tipo collegiale, dove prevalga quella di un coinvolgimento che valorizzi al meglio competenze e professionalità di ognuno di noi”. “Questa mia candidatura al Rettorato per stimolare e raccogliere tutti gli entusiasmi e le disponibilità presenti nella nostra comunità accademica, convogliandoli all’impegno per un ulteriore rilancio della nostra Università”, cioè il fare squadra. E diventa ecumenico, musica per le Facoltà non mediche che spesso lamentano disattenzione quando afferma: “nei prossimi anni l’Ateneo deve attuare uno sviluppo armonico, riequilibrando le sue strutture formative nei settori umanistico, scientifico-tecnologico e economico-sociale, attento alle preesistenze, alle esigenze del territorio e alla necessità del “nuovo” in termini di contenuti formativi, capacità di ricerca”. “La competizione – altro tema rilevante – ai vari livelli (regionale, nazionale ed internazionale) è oggi sempre più forte e la nostra crescita sarà inevitabilmente legata alla capacità di programmare e rapidamente attuare. Una sfida forte, coinvolgente che avrà successo solo con l’impegno di tutti noi”.  Per passare: “dalla fase delle inevitabili iniziali  difficoltà  e della crescita, a quella di uno sviluppo che consenta di guardare con ottimismo al futuro”. Perciò un articolato programma che “vorrei discutere nelle sedi istituzionali, facoltà e dipartimenti, del nostro Ateneo. Convinto che in questo difficile compito, cui intendo dedicare a tempo pieno i prossimi anni della mia vita accademica, chiedo sostegno, collaborazione, partecipazione ed entusiasmo, più che il solo consenso elettorale”. E già questa prima lettera di preambolo, scritta di pelle oltre che di testa, basterebbe per l’ufficializzazione della candidatura e linee generali di un programma. Ma Rossi ha voluto fare le cose per bene, evidentemente si è preparato per tempo. E dunque, a seguire, ha aggiunto, alla lettera di cortesia ai colleghi, anche tre pagine di linee programmatiche. 
“Elemento cardine
è lo studente”
“Intendo l’Università come una “comunità di saperi”, in grado di dare risposte esaurienti alla domanda del Paese di nuove conoscenze, di classi dirigenti aggiornate, di cittadini informati, di competenze tecniche e professionali”. “Nell’Università elemento cardine è lo studente, che ha diritto allo studio e a una conoscenza profonda, consapevole e aggiornata. Il docente costituisce l’elemento portante dell’intero sistema, che funzionerà meglio solo se tutte le sue componenti, docenza, studenti e amministrazione, sapranno contribuire, ognuna per i suoi ruoli e le sue funzioni”. “Molto dovremo fare anche per il miglioramento delle condizioni studentesche (trasporti, parcheggi, vitto, etc.) e per aiutare i nostri laureati all’ingresso nel mondo del lavoro”. “Nell’Università la formazione e la ricerca non sono separabili;  per questo gli Atenei non sono la sede di una mera formazione professionale, ma luoghi della cultura, palestre di esercizio al metodo critico e punti di incontro di saperi diversi, in cui si generano nuove conoscenze. Per questo ritengo si debba puntare sulla qualità, dando sempre più importanza alla nostra attività didattica”, e sulla “ricerca come “conoscenza” e come  “capacità innovativa”. “Ritengo che si debba puntare sui giovani, sulla loro crescita in termini di contenuti formativi e di capacità di ricerca”. “Nello svolgimento dei suoi compiti istituzionali, la nostra Università deve avere come riferimento l’orizzonte nazionale ed internazionale delle varie comunità scientifiche ed essere attenta, non solo allo sviluppo delle conoscenze, ma anche degli strumenti e delle strategie formative;  penso al potenziamento del nostro sistema informatico, all’e-learning, ai moderni sistemi di teleconferenze, al potenziamento delle biblioteche on line”.  “Il modello di Università a cui penso è quello di un Ateneo al passo con i tempi, capace di rapide risposte al “nuovo”, individuando nella sua autonomia i percorsi più efficaci”. “L’Università sotto il profilo gestionale deve garantire la massima efficacia e essere pronta ad aprirsi all’innovazione, che si manifesta con nuove modalità di rapporto con il mondo esterno (strutture accademiche, enti locali, governo, strutture scientifiche nazionali e internazionali, mondo del lavoro, mondo della cultura)”. “Una stretta collaborazione tra componente accademica ed amministrativa, con un corpo accademico che definisce e programma le strategie dello sviluppo e un’amministrazione che fornisce gli strumenti per il raggiungimento di tali obiettivi”. “È inderogabile una approfondita ed articolata revisione dell’intero sistema statutario e regolamentare dell’Ateneo, con l’obiettivo generale di un adeguamento alle nuove esigenze di interazione con l’esterno”. 
La squadra
“Penso a una Università in cui il Rettore, nella sua azione di governo, sia coadiuvato non solo dalla struttura amministrativa e tecnica, ma soprattutto da un Consiglio di Ateneo, da una squadra di governance, che contempli il prorettore vicario, presidi e direttori di dipartimento, delegati, nonché nuove figure accademiche (prorettori funzionali) con specifiche competenze per la progettazione e il monitoraggio di azioni in settori strategici”. “In questo “gioco di squadra” vanno, pertanto, coinvolte tutte le energie positive dell’Ateneo, che vanno valorizzate e coordinate”. “Penso ad una Università in cui si consolidi un forte spirito di appartenenza di tutti i settori, docenti, studenti, amministrazione. Una Università che della sua organizzazione multipolare sappia fare un punto di forza, un modello di sviluppo razionale, capace di coniugare logiche di funzionalità e esigenze del territorio”. “Una Università che guardi al suo futuro, forte dell’esperienza che le deriva dalle importanti realizzazioni già conseguite, come le sedi delle Facoltà di Giurisprudenza, Economia, Architettura, dall’attivazione della nuova Facoltà di Studi Politici e dagli importanti lavori, progettati o in atto, per le Facoltà di Psicologia, Ingegneria, Lettere e Medicina, polo di Caserta”. “Realizzare una Università con queste caratteristiche, al di là di facili valutazioni di carattere elettorale, non è un obiettivo affatto scontato e richiede un impegno continuo, uno sforzo collegiale e una forte capacità di innovazione”. 
“Ogni contributo di idee e ogni suggerimento sarà  – scrive Rossi – considerato prezioso per la costruzione del progetto comune di sviluppo del nostro Ateneo, al quale sto lavorando”.
Paolo Iannotti
- Advertisement -
spot_img

Articoli Correlati