Sbocchi occupazionali certi per gli ingegneri L’Ardente Pazienza degli architetti

Il 97,2% dei laureati trova lavoro in due anni e di questi il 78% è soddisfatto dell’attività svolta. Sono i dati relativi alla situazione occupazionale dei laureati in Ingegneria. Li hanno snocciolati i docenti delle diverse Facoltà di Ingegneria presenti sul territorio campano.
“Chi vuole seguire in aule meno affollate venga da noi”, l’invito rivolto all’affollatissima platea (4 ottobre, Aula B) dal prof. Francesco Scaramuzzino, docente alla giovane Facoltà di Ingegneria (è nata nel 1992) della Seconda Università. Ubicata ad Aversa, la Facoltà vanta da quest’anno, accanto alla sede storica interessata da lavori di restauro, un nuovo aulario che “consente di far lezione in classe e non più nei cinema”. Folto anche il corpo docente: oggi i professori 40, un numero ottimale per i circa 400 iscritti annui.  
Ha all’attivo ben diciassette Corsi di Laurea, la storica e gloriosa Facoltà federiciana. Ne ha parlato il prof. Luigi Verolino, delegato all’orientamento. Attenzione alla prova di autovalutazione – la adottano tutte le sedi italiane- ha sottolineato il docente “anche perché dal prossimo anno chi avrà gravi insufficienze in qualche materia dovrà portarsi dei crediti formativi”. Non numero chiuso, dunque, ma l’obbligo di sostenere come primi esami quelli nelle materie in cui non si sono ottenuti buoni risultati nella prova d’orientamento. Un modo per scoraggiare i perditempo e i meno preparati adottato anche dalla Sun che però ha annullato gli sbarramenti, “perché ci eravamo resi conto che gli studenti pensavano più a superare l’esame che a studiare bene l’argomento. Abbiamo chiesto, però, che venissero rispettate delle precedenze negli esami per fornire una sorta di guida agli studenti ed avere un percorso didattico più preciso e coerente”, ricorda il prof. Scaramuzzino.
“L’ingegnere è colui che progetta- spiega ai ragazzi il Preside Alberto Carotenuto (Parthenope)- Qualsiasi branca della fisica in cui avviene una trasformazione meccanicamente ha bisogno di un ingegnere”. “Ma, ad esempio, che differenza c’è tra un ingegnere informatico e un informatico?”- chiedono dal pubblico. “Innanzitutto d’impostazione- spiega Carotenuto- Il laureato in Informatica proviene da una facoltà di Scienze, quindi rispetto all’ingegnere ha un approccio alla materia meno pratico. L’ingegnere ha una capacità più applicativa nella risoluzione dei problemi”.
Si passa poi alla presentazione delle Facoltà di Architettura. Gli incoraggianti dati occupazionali degli ingegneri, “noi ce li sogniamo”, commenta la prof.ssa Roberta Amirante (Federico II). “Quanti di voi – esordisce la docente– entrando in quest’aula si sono guardati intorno?”. Nella sua definizione appassionata, un architetto, a differenza dell’ingegnere, non deve possedere solo buona preparazione ma amore per il suo lavoro ed una propensione naturale. “Innanzi tutto – spiega – dovete pensare se vi piace far questo: modificare lo spazio. Ci vuole passione e creatività ma anche molta cultura”.
Se la creatività e la libertà di immaginazione sembra essere una dote essenziale per un buon architetto, un bagaglio culturale al quale attingere per nuove idee è altrettanto importante: “l’architetto dev’essere molto colto e deve avere un reportage d’immagini”, sottolinea la prof.ssa Amirante. Condivide la prof.ssa Anna Giannetti, docente alla Sun: “l’architetto ha una formazione estremamente vasta perché studia materie diverse, dalla rappresentazione grafica alla storia. Questa impostazione di studio basata sulla molteplicità degli argomenti nasce dal nostro bisogno di rendervi liberi e il più possibile creativi”. Se Giannetti invita gli studenti a non spaventarsi per i test d’ammissione che “vertono su argomenti che un diplomato dovrebbe conoscere”, la Amirante ricorda “questo è un percorso difficile, impone un’assidua frequenza, spesso dura più dei cinque anni previsti e non offre sempre sbocchi occupazioni certi. Quindi dovete essere dotati di quella che, con un ossimoro, chiamo Ardente Pazienza”.
(Va. Or.)
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