Scienze Motorie: una Facoltà per campioni

Nello sport sono impegnatissimi e fortissimi, ma sempre convinti della necessità di conciliarlo con lo studio. I campioni iscritti a Scienze Motorie si raccontano, e sulla base della loro esperienza raccomandano: mai mollare l’università. Anche se con qualche ritardo rispetto alla tabella di marcia, laurearsi vale sempre la pena. “Per essere uno sportivo a livello agonistico bisogna fare molto allenamento e così resta poco tempo per studiare, però con la volontà si può riuscire in tutto”, dice Alessandro Vaino, ventisettenne campione di canoapolo. Al circolo Posillipo dal 2000, ha vinto tre Campionati italiani (negli anni 2002, 2005 e 2006), due volte la Coppa Campioni (2002 e 2006) e due volte la Coppa Italia (2002 e 2006). Con la nazionale ha giocato due volte, ai mondiali del 2004 in Giappone e a quelli dello scorso agosto ad Amsterdam, dove il tricolore ha ottenuto il secondo posto disputando la finale contro la Francia. Un continuo tour de force, visto che, trattandosi di uno sport acquatico, ogni anno tra aprile ed agosto si susseguono intensissimi allenamenti e partite fondamentali. “Proprio per questo non è affatto semplice portare avanti gli studi con regolarità. Io mi sono iscritto a Scienze Motorie nel 2000 e per due anni sono riuscito a conciliare lo sport con gli impegni universitari, ma poi ho mollato per un po’. Oggi ho ripreso a studiare e stavolta conto davvero di andare fino in fondo, perché essere campioni ignoranti non porta da nessuna parte”. Alessandro ha all’attivo otto esami e la strada per arrivare alla laurea è ancora lunga. “Inevitabilmente un professionista dello sport perde ore di lezione all’università – dice- a volte facciamo anche il doppio allenamento, e seguire i corsi diventa impossibile. I professori però ci vengono molto incontro fissando orari di ricevimento che tengono conto delle nostre esigenze. Gli incontri con i docenti sono molto mirati, ci viene spiegato accuratamente quali sono le parti del programma da approfondire maggiormente, siamo seguiti in maniera diretta”. Anche Raffaele Di Manna, 24 anni, iscritto al primo anno di Scienze Motorie, è un campione di canoapolo. Come Vaino (tuttora istruttore di nuoto) è passato per il nuoto, in più ha provato la vela, e infine, all’età di 16 anni, si è appassionato alla canoapolo. Era con la squadra che ha vinto i Campionati italiani del 2005 e del 2006, e con quella che si è aggiudicata le ultime due edizioni della Coppa Campioni e della Coppa Italia. Con la nazionale è stato anche lui ad Amsterdam, la scorsa estate. Per quanto riguarda l’università, gli intoppi sono dipesi, prima ancora che dagli impegni sportivi, da un’errata valutazione delle proprie spinte motivazionali. Se sport deve essere, sport sia anche sotto il profilo della formazione culturale, e così, dopo essere rimasto a lungo “parcheggiato nella Facoltà di Giurisprudenza della Federico II”, Raffaele ha pensato bene, l’anno scorso, di passare a Scienze Motorie. “A Giurisprudenza ho sostenuto un esame in quattro anni – racconta- le ragioni di questo insuccesso non vanno cercate negli impegni legati allo sport ma nella mia svogliatezza, nell’immaturità. Da quando mi sono iscritto a Scienze Motorie mi sento diverso, ho una testa diversa. Le materie mi appassionano. Conoscere l’anatomia, ad esempio, è fondamentale per me che lavoro anche in palestra come personal trainer. Mi sono piaciuti anche l’esame di Igiene, che pensavo fosse noioso, quello di Psicologia, la Didattica. Attualmente mi mancano quattro esami per completare il primo anno”. Anche Raffaele non può seguire assiduamente le lezioni per causa degli allenamenti. “Da marzo in poi, ci alleniamo tutti i giorni, anche il sabato e la domenica, sia in acqua che in palestra. Fortunatamente in facoltà c’è un rapporto molto diretto con i docenti, che supplisce alle nostre assenze in aula”. Le assenze dei campioni, si intende. Parla Imma Gentile, 30 anni, cestista capitano della Phard Napoli, serie A1. “Nella nostra situazione si tende un po’ ad arrangiarsi all’università – dice- Abbiamo orari assurdi, dobbiamo fare molti sacrifici già nella vita privata, necessitiamo di molto riposo, di un’alimentazione attenta, e di tutta una serie di accorgimenti nella gestione dei nostri impegni per rendere al meglio nello sport. Però, pur arrangiandosi, studiare vale comunque la pena”. La Gentile è degna testimone delle proprie parole, se si pensa che accumula vittorie da tredici anni (la più recente è quella della Fiba Cup, la Coppa europea, l’anno scorso), che proviene da una famiglia di professionisti del basket, che ha giocato in nazionale e che è già laureata in Fisioterapia. “Mi sono laureata nel 2001 a Milano. Giocavo a Treviglio, in provincia di Bergamo, ero andata via di casa a 17 anni. Però non mi sentivo completa, ero ambiziosa, volevo fare anche qualcosa di diverso dallo sport, così mi iscrissi a Fisioterapia, che mi sembrava un corso abbastanza vicino alle mie attitudini e preferenze. Successivamente ho anche lavorato come fisioterapista in uno studio privato, a La Spezia”. Perché scegliere di intraprendere un nuovo percorso universitario? “Sono a Napoli da tre anni e ancora una volta ho cercato di fare qualcosa di diverso dal mio lavoro. Dopo gli allenamenti ho bisogno di staccare, e personalmente trovo che studiare sia un buon modo per farlo. Scienze Motorie potrebbe aprirmi delle porte su attività cui mi piacerebbe dedicarmi in futuro: preparatore atletico, professore, tecnico di basket. Quando mi sono immatricolata mi hanno convalidato una decina di esami ed ora mi trovo abbastanza in regola, anche se il tempo per studiare è poco”. Alla Parthenope Imma Gentile ha trovato un buon ambiente, sia dal punto di vista organizzativo che da quello strutturale. “Io che ho frequentato un corso universitario a Milano, posso dire che stavolta Napoli non ha proprio nulla da invidiare al Nord”. Non sarà un caso che la Facoltà di Scienze Motorie della Parthenope continui ad essere scelta da nomi dello sport di calibro internazionale. Dopo il campione olimpionico di nuoto Massimiliano Rosolino, si appresta a fare il suo ingresso nelle aule dell’ateneo napoletano il campione olimpionico di scherma Aldo Montano, che ha partecipato alle prove di ammissione dello scorso ottobre risultando idoneo. “Siamo entusiasti: la Parthenope sta diventando un punto di riferimento per atleti di valore mondiale”, dice il prof. Domenico Tafuri, docente di Teoria e metodologia didattica degli sport individuali e degli sport di squadra, “grazie alle scelte politiche del Preside e del Rettore, la nostra Facoltà è molto cresciuta, conta su un corpo docente estremamente qualificato e per questo è gettonatissima”. Cosa significa avere studenti come Rosolino e Montano? “E’ normale che quando arrivano loro si crei un po’ di confusione tra gli altri allievi, che sono curiosi e magari pronti a chiedere autografi. Ecco, da questo punto di vista i grandi campioni meritano una particolare attenzione, allo scopo di tutelarli. Ma a parte ciò, per noi professori sono studenti come tutti gli altri”.
Sara Pepe
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