Si ripete in gruppo ma le aule studio sono insufficienti

All’ingresso dell’Aula Bottazzi, un gruppo di studenti ha appena sostenuto la prova scritta di Fisica medica – è il 24 gennaio – esame di primo anno. “Ho impiegato circa tre mesi per prepararmi – afferma Andrea, 19enne napoletano, alla sua prima prova da studente universitario – mi rendo conto che è tanto tempo, evidentemente dovrò adottare un metodo di studio più veloce, anche se meno preciso. Speriamo solo che l’esame sia andato bene”. Ludovica, sua coetanea, appare più sicura: “ho perso solo una lezione del corso – dice – perché penso che seguire con attenzione significa già aver fatto metà della fatica”. Più che legate ad esami specifici, le preoccupazioni sono relative al primo approccio con il mondo universitario. “Fin dal primo giorno – raccontano Erica e Federico, entrambi entusiasti di aver superato le prove d’ingresso a Medicina – i professori ci hanno fatto intendere che l’Università è tutto un altro mondo. Non c’è niente da fare, bisogna adattarsi ad altri ritmi ed essere molto più attivi”. E c’è chi rimane stupito dalla vastità dei programmi di studio, come Fabio, 20enne che sogna di diventare chirurgo plastico: “ho seguito il corso di Biologia col prof. Sergio Minucci, il quale, durante i primi giorni, ha spiegato persino i legami chimici! Non immaginavo potesse dedicarci del tempo”. C’è poi chi si orienta nel preparare l’esame sulla base delle informazioni fornite da colleghi che l’hanno già sostenuto. “Mi hanno detto – afferma Claudio, sicuro della veridicità delle sue fonti – che i professori Minucci e Delrio chiedono quasi sempre il ciclo cellulare, quindi cerco di approfondire quella parte del programma”. 
Meno tensione tra gli studenti di anni successivi. Alessandra, Felice e Anna, tutti al terzo anno, sono nel cortile intenti a ripetere la differenza tra isotipo e idiotipo. “Stiamo preparando l’esame di Immunologia – dicono, mentre uno di loro fa degli schemi riassuntivi – non si può saltare niente dal programma, quindi cerchiamo almeno di sintetizzare per ricordare meglio gli argomenti principali”. Nel dubbio sul superamento o meno della prova scritta, sono scettici sulla possibilità di presentarsi a sostenere nuovamente l’esame nella stessa sessione. “Se lo scritto non è stato disastroso – spiega Felice – si può ripetere una seconda volta”. Anna, invece, è di tutt’altra opinione: “Il prof. Bartolomeo Farzati, titolare della cattedra, purtroppo non fa ripetere l’esame ai bocciati nella stessa sessione”. 
Nelle aule studio di S. Andrea, regna il silenzio. Un piccolo gruppo di studenti, iscritti al secondo anno, ripete i concetti di Microbiologia per la prova del 9 febbraio. “Ho dedicato più di un mese allo studio delle parti di virologia e batteriologia – dice Francesca, la quale, dopo la laurea, vorrebbe specializzarsi in Oncologia – sono quelle più complicate”. I ragazzi credono nell’utilità dello studio di gruppo. Secondo Fausto, “dopo aver assimilato le nozioni, è bene confrontarsi per capire e ripetere meglio”. Inoltre, “spesso, i docenti chiedono le cose che hanno spiegato a lezione”, quindi gli incontri di gruppo sono utili anche per lo scambio di appunti. 
Peccato che gli spazi della Facoltà siano davvero limitati. Le aule G1, G2 e G3, al piano terra del cortile, non riescono a contenere più di una cinquantina di persone. “Paghiamo le tasse secondo i criteri adottati dalla Sun – si sfoga Paolo, studente di Portici – e poi dobbiamo fare le corse per accaparrarci i posti in queste aule studio, altrimenti non ci resta che andare in cortile, dove non riusciamo a concentrarci e poi fa freddo!”. Annalisa, 22 anni, di Casoria, fa notare: “Spesso sostengono che studiare in gruppo è positivo, ma dove ci mettiamo!?”. Le lamentele degli studenti crescono ancor più quando un loro collega solleva una questione che resta, per loro, senza spiegazioni. “Di fronte a queste aule-studio – dice Marco, iscritto al secondo anno – c’è uno spazio inutilizzato”. Vani che aspettano di essere messi a nuovo e arredati. “Perché non pensano di ampliare un po’ gli spazi per lo studio, mettendo semplicemente banchi e sedie? – chiedono i ragazzi – Sono mesi, ormai, che quel settore è inutilizzato e non ne capiamo il motivo”. Unica nota positiva: le aule G1, G2 e G3 sono aperte anche di sabato. “Si può approfittare del fatto che di sabato le aule sono meno affollate per dedicarsi allo studio in tranquillità”.
Maddalena Esposito
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