Sociologia, a lezione con le matricole

Trascorse le prime settimane tra presentazione dei corsi dei docenti e nuove conoscenze, è giunto il momento di fare i conti con i nuovi ritmi imposti dalla vita universitaria e il metodo di studi da adottare. A meno di un mese dall’inizio dei corsi, ci siamo immersi nella realtà degli studenti del primo anno di Sociologia per capirne le ansie ed i timori, raccogliere critiche o giudizi positivi sulla loro esperienza. Li abbiamo seguiti in una normalissima giornata tipo che per noi è stata lunedì 23 ottobre. L’orario del lunedì prevede tre corsi (in ordine cronologico Sociologia I, Storia della Filosofia che è un corso facoltativo e Metodologia della ricerca sociale) di due ore ognuno tra i quali non esiste alcuno spacco. Ci consoliamo osservando che le lezioni cominciano alle 11:00. Le matricole di Sociologia sono divise in due gruppi (A-L ed M-Z). Noi seguiremo gli studenti i cui cognomi rientrano nell’intervallo A-L e che seguono tutti i corsi nella sede della Facoltà in Vico Monte di Pietà (le matricole M-Z si spostano spesso in via Mezzocannone dell’ex cinema Astra). 
Sociologia I è un corso istituzionale che prevede lo studio di un manuale americano di Robertson e un testo di teorie sociologiche. “Il manuale – sottolinea il prof. Gerardo Ragone, docente di Sociologia I – a prima vista, può sembrare un mattone ma in realtà non lo è. Se eliminiamo le molteplici illustrazioni, il testo si riduce a circa 190 pagine, è facilmente comprensibile da tutti al contrario delle teorie sociologiche per le quali è richiesto un grado di attenzione più elevato. Sicuramente chi segue il corso è più agevolato perché apprende in modo diverso dai non frequentanti. Per il resto, non è nelle mie intenzioni nessun tipo di agevolazione (tipo riduzioni di programma) per i corsisti”. L’esame finale consiste in una prova orale, “in quanto – sostiene il professore – le prove scritte sono utili a testare solo abilità tecniche”. 
A cinque minuti dall’inizio del corso, l’aula T2 è semivuota. A guardar bene, però, non c’è un posto dove sedersi, dappertutto ci sono quaderni o borse che gli studenti lasciano per essere sicuri di trovare posto. A Davide, che è seduto in seconda fila, chiediamo come sia riuscito ad occupare una postazione da invidia. “Sono arrivato cinquanta minuti prima dell’inizio della lezione – ci risponde – Secondo me, compito delle matricole è seguire i corsi ma anche farsi vedere dai docenti, porre domande, dimostrare ai professori il proprio interesse. Quindi serve una postazione nelle prime file, difficile da accaparrare se si arriva in ritardo. Abitando a Fuorigrotta, riesco ad organizzarmi e ad arrivare con un certo anticipo, gli altri che arrivano dalla provincia invece…”. Davide racconta di aver scelto Sociologia, dopo un’esperienza di volontariato presso l’ACISBIF di Napoli (Associazione Campania Idrocefalo Schiena Bifida) che l’ha spronato allo studio del sociale inducendolo a cambiare Facoltà -era già iscritto al terzo anno di Scienze della Natura-. “Il volontariato ha inculcato in me un profondo interesse per lo studio della società, anche se so che non basterà questo a farmi trovare lavoro in Campania”. 
Ragone: a tre anni
dalla laurea,
lavora solo il 6-8%
Il corso di Sociologia è seguito da molti studenti che, dopo le 11:00, cominciano ad affollare l’aula. Alcuni si affidano a questo ragionamento: “se troviamo posti liberi, restiamo al corso, altrimenti andiamo via”. Eleonora e Laura dicono di essersi “innamorate di questa facoltà”; “i docenti sono abbastanza giovani e disponibili e il corso di Sociologia è interessante”. Della stessa idea è Carmen, che ha già le idee chiare sul suo percorso formativo: “dopo la laurea, ho intenzione di specializzarmi in Criminologia. Il prof. Ragone, durante la sua prima lezione, ci ha messo un po’ in guardia sulla scarsità degli sbocchi lavorativi per un laureato in Sociologia”. Diversi studenti (qualcuno un po’ demoralizzato) confermano. Il professore commenta: “a tre anni dalla laurea, la percentuale dei laureati in Sociologia che trova un lavoro corrispondente a quanto ha studiato, oscilla tra il 6 e l’8%. A mio avviso è un dato preoccupante. La percentuale non include, logicamente, gli occupati in settori che non hanno a che fare con la laurea e coloro che decidono di trasferirsi al nord Italia per master o stage. Ho ritenuto necessario avvisare le matricole di questa situazione”. 
Ritorniamo al nostro lunedì da matricole. Sono le 11:30 quando qualcuno avverte che il professore sarà sostituito da un assistente per la lezione. Dopo altri cinque minuti non si vede nessuno. L’aula ormai era piena, si svuota. Restano pochissime persone annoiate in attesa della lezione successiva. “Altre due ore perse, potevamo almeno essere avvisati”, è il commento della maggioranza degli studenti. Alcuni, stufi, scelgono di tornare a casa; la gran parte non molla e si intrattiene fino alle 13:00 chiacchierando e mangiando qualcosa con i colleghi. Poco dopo le 13:00, ha inizio la lezione di Storia della Filosofia, corso facoltativo ma seguito da un buon numero di studenti nonostante l’orario non proprio comodo (13:00 – 15:00). Il corso prevede lo studio di questioni sociologiche integrato con due saggi (uno di Weber sull’”oggettività” delle scienze sociali e l’altro di Nietzsche). “L’obiettivo di questo corso – spiega il prof. Giuseppe Di Costanzo – è fornire ai ragazzi una visione critica”. Mentre il professore, dispense alla mano, parla di Nietzsche, gli studenti seguono concentrati anche se alcuni confessano: “il professore usa un linguaggio troppo ricercato”. Il docente è molto disponibile, tanto che “per quelli che seguono, è previsto un orario di ricevimento speciale. Fornirò poi del materiale di studio e ci saranno attività seminariali. Non intendo svolgere prove intercorso perché non voglio che i ragazzi si facciano prendere dall’ansia e, avvisati della prova, rinuncino a seguire gli altri corsi per studiare. Piuttosto ho un in mente uno screening che mi permetterà di testare le conoscenze realmente acquisite”. Interpellato sugli sbocchi occupazionali della Facoltà, dice: “è importante, prima di tutto, laurearsi bene. Per il resto, credo che una laurea in Sociologia, che è equipollente a Giurisprudenza, offra buone opportunità”. 
Alle 15:00 segue un corso che vede la presenza massiccia di studenti sia di primo anno che successivi, con conseguente affollamento dell’aula e corsa alla ricerca dei posti. E’ Metodologia della ricerca sociale. Considerazione unanime da parte degli studenti: “il corso va seguito anche se è di pomeriggio”. Lo pensano anche gli studenti di Sociologia (M-Z) che quelli di Culture digitali che seguono in via Mezzocannone. L’insegnamento crea le basi per la ricerca empirica, “il programma prevede lo studio delle metodologie ma anche delle tecniche di ricerca – spiega la prof.ssa Enrica Amaturo, Preside della Facoltà e docente per le matricole di Culture Digitali – oltre allo svolgimento di lavori di gruppo, nei limiti di quello che è possibile in un corso affollatissimo”. 
Maddalena Esposito
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