Spazi studio inesistenti e bagni sporchi

Giorni di agitazione ad Ingegneria, protagonisti i ragazzi del Collettivo che, da un anno, occupano l’aula P-32. A cominciare dal mini corteo di venerdì 27 novembre nelle sedi della Facoltà, fino all’assemblea di mercoledì 2 dicembre nell’atrio del ‘Triennio’. Gli studenti hanno dato inizio ad una campagna di mobilitazione e sensibilizzazione contro i disservizi della Facoltà. Denunciano la progressiva chiusura degli spazi studio avvenuta negli ultimi tre anni, complici i lavori di ristrutturazione dell’edificio. “Nel giro di tre anni abbiamo visto ridurre i luoghi di studio dell´80%. E da ormai sette anni è chiusa le mensa di Ingegneria. Ogni anno si immatricolano più di 2mila studenti e ad un tale ingresso non corrispondono strutture adeguate. In una situazione in cui con minori risorse si deve produrre di più, il risultato è scontato: il prodotto finito sarà più scadente”, dicono nel comunicato in cui esplicitano anche le richieste che rivolgono al Preside e alla Facoltà: luoghi dove studiare e socializzare, strutture sicure e condizioni igienico-sanitarie minime. La richiesta più pressante è quella di lasciare aperte le aule dopo le lezioni,  almeno nella sede principale. 
I commenti degli studenti su questi temi non sono diversi da quelli del Collettivo. Tina Lione, iscritta ad Ingegneria Aerospaziale, si lamenta delle levatacce per trovare posto. “Non c’è posto per studiare, l’unica aula disponibile è quella al piano terra, che a volte viene utilizzata per altre attività. Quando mi sono iscritta, c’era molto più spazio e le aule venivano lasciate aperte dopo le lezioni. Addirittura c’era l’Unina Store, il negozio, che aveva un’auletta al piano di sotto apposta”, dice la studentessa. Sui bagni: “vengono puliti raramente e soprattutto sommariamente. Mancano  sapone e carta igienica. Per le ragazze c’è solo un servizio al primo piano, dove c’è sempre una fila assurda”. Davide Visone, di Ingegneria Navale, è solidale con gli studenti che hanno protestato. Racconta: “la mattina, alle nove, in biblioteca i posti sono già occupati. Se si trova da sedere è meglio munirsi di auricolari per isolarsi. Quando abbiamo chiesto al custode di aprirci qualche aula, ci ha risposto di non essere autorizzato. Eppure l’anno scorso, quando seguivamo Scienza delle Costruzioni, lasciavano aperte le aule che ora stanno ristrutturando”. Anche lui ha da dire sulla situazione dei servizi igienici: “sono spesso rotti o sporchi, ma devo ammettere di aver visto anche delle persone azionare lo scarico a calci”. 
Nelle ristrettezze, ognuno si arrangia come può. Vincenzo Pisa, matricola ad Ingegneria Edile, insieme ad altri colleghi sta preparando la seconda prova intercorso di Analisi Matematica. E’ seduto ad una scrivania di fortuna, nell’atrio dell’edificio di Piazzale Tecchio. Dice: “ci siamo arresi all’idea di trovare posto la mattina, per quanto si possa arrivare presto è sempre tutto occupato. È difficile abituarsi ai nuovi ritmi, che sono velocissimi, e anche a queste corse”. 
Ad Agnano si sta
meglio ma piove
in alcune aule
Fabrizio Stingo e Michele Romaniello, studenti specialistici di Ingegneria Meccanica, sono nell’atrio dell’edificio di Piazzale Tecchio seduti sul muretto delle aiuole interne con il portatile sulle gambe. Non sapevano niente della protesta, ma ne condividono le ragioni anche se loro, che abitualmente seguono ad Agnano, soffrono minori disagi perché “le aule sono sempre aperte. L’unico inconveniente è che piove all’interno, in vari punti la controsoffittatura è marcia”. In effetti, la percezione sugli spazi e i servizi della Facoltà dei ragazzi che abitualmente seguono e studiano presso la sede di Agnano è molto diversa. È tardo pomeriggio, ma si fa ancora lezione in tutte le aule che affacciano sul cortile. Gli spazi sono accoglienti e in diverse aule ci sono anche dei banchi vuoti. Rosa Ferrone, matricola di Ingegneria Informatica, è molto contenta: “sono qui quattro volte la settimana e mi trovo bene. Gli orari sono ben organizzati, non si accavallano, le aule non sono molto affollate. Dopo le lezioni si può restare a studiare nelle aule che vengono lasciate aperte. C’è qualche disagio solo quando piove. Seguiamo al piano terra, sotto un porticato, e capita che il cortile si allaghi in alcuni punti”. “Si sta bene, c’è spazio per studiare, e fino ad ora non abbiamo nemmeno avuto disagi con la pioggia”, dicono Maurizio Vicedomini e Alessio Vitale, primo anno di Ingegneria Informatica. “I bagni qui sono puliti e dotati di carta igienica, quelli in via Claudio, invece, sono terribili. Gli spazi però non sono sempre sufficienti e capita che ci siano persone in piedi, soprattutto all’inizio dei corsi”, informa Fabiola Di Vincenzo, secondo anno di Ingegneria Biomedica. “Ci sono dei punti della struttura in cui si infiltra sempre acqua quando piove, ma nel complesso questo è uno degli edifici migliori della Facoltà”, afferma la sua collega Cristina Fabbriani che ha delle considerazioni proprie sul modo di progettare e organizzare gli spazi pubblici: “la sede di via Claudio è fatta malissimo, tutta a blocchi separati. Qui, invece, la disposizione delle aule rende tutto più raccolto, riesci a fare amicizia, è accogliente. Le aree pubbliche dovrebbero essere progettate pensando a questi aspetti”.
Simona Pasquale
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