Successo ad Economia per l’inventore di Guru

“La cosa più difficile di tutte è trasformarsi da logo a trend”, dice Matteo Cambi, fondatore e ideatore del marchio Guru (a Napoli per partecipare alla manifestazione Napoli Filiera Moda, che si è svolta dal 29 al 31 gennaio alla Mostra d’Oltremare), mentre racconta la sua storia agli studenti che, venerdì 28 gennaio, hanno affollato l’aula A3 di Monte Sant’Angelo. L’incontro è stato organizzato dai docenti delle cattedre di Marketing Raffaele Cercola e Luigi Cantone. Nato a Parma, da una famiglia che produce abbigliamento da trentacinque anni, Matteo Cambi crea, sei anni fa, poco più che ventenne, un marchio che ha saputo affermarsi velocemente sui mercati europei, grazie ad un accurato progetto di marketing e comunicazione che non ha lasciato nulla al caso, a cominciare dal nome. “Non ha alcun significato particolare, né alcun riferimento alla cultura indiana, è solo una parola, facile da scrivere, che si pronuncia allo stesso modo in tutte le lingue, perché se crei un marchio, devi anche pensare di esportarlo in Europa” dice Cambi, che inizia il suo racconto parlando della prima collezione del ’99, costituita da una quindicina di capi sportivi, felpe e magliette, da uomo e da donna. Nel corso del primo anno, su cinquemila magliette prodotte, ne vengono vendute mille. È allora che nasce l’esigenza di dare un simbolo e, dunque, una riconoscibilità all’azienda, creando la famosa margherita a sette petali. “Io non sono uno stilista ma un comunicatore- aggiunge ancora l’imprenditore- Volevo creare una linea di capi che rappresentasse il mio concetto di comunicazione”. E’ la svolta. In un anno la rete di distribuzione arriva a coprire l’intero Paese e vengono vendute quindicimila magliette. Manca, però, ancora un progetto organico di comunicazione, non ci sono soldi da poter investire in pubblicità e allora si decide di regalare i capi Guru a dei testimonial speciali: i calciatori. Seguendo la stessa logica, quella di creare un fenomeno di marketing senza soldi, nel 2003, in collaborazione con l’agenzia di moda Fashion, l’azienda produce una linea di magliette che le modelle indossano dietro le quinte delle sfilate di Milano e nelle pause di lavoro. “Questa è stata una delle operazioni meglio riuscite- dice Cambi- Dietro le quinte le indossatrici vengono fotografate più che in passerella”. I fatturati crescono rapidamente, le vendite si estendono in tutta Europa e la campagna di comunicazione si fa più estesa: oggi la Guru investe il 14% del fatturato in pubblicità, finanziando campagne di promozione sulla stampa europea, sponsorizzando concerti, gallerie d’arte, scuderie di Formula 1 come la Renault, mentre dall’anno prossimo partiranno anche spot televisivi, brevi filmati che racconteranno la storia del marchio. La pubblicità, però, non basta. Un’azienda può durare solo se si trasforma e così, da un anno, è stata creata una struttura di management che ha riorganizzato il piano d’azienda. “Non è stato semplice trovare un nuovo equilibrio, dopo aver gestito tutto da solo, per quattro anni, ma è grazie a questa nuova organizzazione se i fatturati, nell’ultimo anno, sono raddoppiati”, afferma il giovane imprenditore, che mette bene in evidenza i rischi del settore in cui opera. “L’abbigliamento è un settore dall’andamento altalenante e, negli ultimi dieci anni, in Italia si è registrato un vero e proprio boom, con un numero sempre crescente di produttori che ha creato un esubero di marchi”, per questo motivo è necessario avere in mente un progetto chiaro. 
Al termine dell’intervento non mancano le domande. “Come si pone nei confronti del mercato del falso?” chiede un ragazzo. “In qualche modo rappresenta una pubblicità- risponde filosoficamente Cambi che individua i punti nevralgici del fenomeno- In Italia le tempistiche di intervento sono molto lente e spesso i capi ritornano sul mercato anche dopo che è intervenuta l’amministrazione. Un altro problema grave, riguarda la distribuzione”. “Ha intenzione di procedere all’acquisizione di altri marchi, come ha fatto Benetton?”, domanda un altro ragazzo. “Assolutamente si, acquistare un marchio, cui fa riferimento una fascia di pubblico diversa, rappresenta un modo per ampliare il mercato”, dice l’imprenditore di Parma. “Di che genere è il vostro prodotto?” chiede una ragazza. “Ultimamente abbiamo preso parte ad una sfilata a Berlino, che ha richiesto due anni di preparazione, nel corso dei quali abbiamo lavorato sulla qualità dei tessuti e dei capi. Non abbiamo mai avuto intenzione di produrre abbigliamento specifico, sportivo o d’altra natura, ci interessa solo la qualità”, dice Cambi che rivela uno degli obiettivi della nuova collezione: far sparire quasi completamente la margherita, che rischia di soffocare l’immagine stessa dell’azienda. Al termine dell’incontro, il prof. Cercola, ha richiamato l’attenzione degli studenti sull’importanza di ‘pensare con la mente aperta’ per cercare nuove idee. “Il mondo e il mercato cambiano rapidamente, non si può ragionare seguendo vecchi schemi, è importante imparare a cambiare le regole del gioco” dice il docente che promette nuovi incontri nei prossimi mesi.
Simona Pasquale
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