Ufficiali di Navigazione con la laurea in Scienze Nautiche

Richieste e controrichieste, lettere, incontri presso il Ministero dei Trasporti: erano anni che si combatteva per far sì che al Corso di Laurea in Scienze Nautiche fosse attribuito il giusto peso. Giusto peso formale, si intende, perché, come spiega il prof. Mario Vultaggio, presidente del CdL, “dopo l’entrata in vigore della riforma Moratti, Scienze Nautiche ha smesso di essere un corso di studi essenzialmente scientifico e si è correttamente tramutato, per quanto riguarda il triennio, in un percorso professionalizzante, come vuole la riforma stessa”. Solo che per lungo tempo al mutamento strutturale e sostanziale non si è accompagnato alcun riconoscimento formale: gli unici a poter ottenere l’abilitazione di Ufficiale di Navigazione continuavano ad essere i diplomati nautici. Oggi le cose non stanno più così. E’ datata 24 marzo 2005 la lettera con cui la Direzione Generale della Navigazione e il Traffico Marittimo e Interno del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti comunica all’Università Parthenope l’inserimento della laurea di primo livello in Scienze Nautiche tra i criteri di ammissione agli esami per il conseguimento dell’abilitazione professionale di Ufficiale di Navigazione. “Dopo anni di lavoro siamo finalmente riusciti a ottenere questo importante risultato – dice il prof. Vultaggio- puntiamo a qualificare gli ufficiali di coperta, che attualmente fanno carriera partendo dal diploma nautico. Del resto oggi i diplomati non hanno il background culturale adatto ad affrontare questo tipo di carriera. Le avanzate tecnologie che si sono affermate negli ultimi anni non sono sufficientemente considerate dai programmi della scuola superiore”. Un problema, questo, analizzato lucidamente dall’armatore Giuseppe D’Amato nel corso di un dibattito tenutosi in inverno ad Ercolano, alla presenza del senatore Mario Tassone, Vice Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti. Nel discutere sul tema dell’incontro, ‘Il comandante di mare – Evoluzione storica e prospettive professionalizzanti’, D’Amato aveva sottolineato quanta carenza di Ufficiali c’è oggi a causa di una formazione insufficiente. Così come sono attualmente, i programmi nautici non consentono ai diplomati di spendersi subito nel mondo del lavoro, ma soltanto dopo costosi corsi di basic training. Ben venga dunque un corso di laurea in grado di colmare queste lacune, magari alternando periodi di studio con periodi di navigazione e di apprendistato. “E’ un quadro in cui la laurea di primo livello in Scienze Nautiche acquista sempre più peso- sottolinea il prof. Vultaggio- soprattutto se si considera che nella riforma della scuola secondaria i nautici spariscono”. Con il riconoscimento che il CdL ha ottenuto, i laureati triennali potranno navigare ovunque e arrivare fino alla responsabilità di comando. Tra le richieste avanzate al Ministero, c’è infatti quella che prevede la possibilità di accedere, con la laurea di primo livello e 12 mesi di navigazione, al titolo di Ufficiale senza alcun limite di stazza e di navigazione (costiera, altura e oceanica). Gli altri punti saldi della battaglia: iscrizione degli studenti in Scienze Nautiche nel ruolo della gente di mare come Allievi Ufficiali di Coperta; imbarco a ruolo con la qualifica di Allievo Ufficiale per completare i 12 mesi di navigazione previsti dalle norme STWC ’95; possibilità di ottenere il titolo di Comandante per navi di stazza superiore a 1500 tonnellate solo se in possesso della laurea triennale in Scienze Nautiche. In questo contesto si inserisce ad hoc il corso professionalizzante promosso al finanziamento Campus Campania, denominato Comando, condotta e gestione delle navi mercantili. “Il corso per 20 allievi che abbiamo attivato nell’ambito di Campus Campania si lega al riconoscimento ottenuto – spiega il prof. Vultaggio- Vogliamo infatti formare l’Ufficiale al comando di guardia per il comando delle navi mercantili. Ci saranno lezioni frontali, e-learning, laboratori, inoltre abbiamo stipulato una convenzione con la Confitarma (Confederazione Italiana Armatori ndr.), che assicurerà gli stage su navi mercantili, petroliere e cassiere”. Il professore crede molto nel nuovo corso e non nasconde il fatto che si tratta semplicemente del tassello di un mosaico ampio, che vede Scienze Nautiche in prima linea nell’adeguamento ai nuovi criteri di programmazione didattica dei corsi universitari. “La riforma della Y prevede un ramo professionalizzante che noi abbiamo già provveduto ad approvare- dice- stiamo semplicemente attendendo che vengano individuate dal ministero le diverse classi. Per la Y siamo già pronti”. Che è come dire: Scienze Nautiche ha una marcia in più, è già un passo avanti.
Sara Pepe
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