Un Centro di Qualità al Federico II

“Nessuno chiede ai ricercatori di dimostrare se sanno fare ricerca, ma oggi la Comunità Europea e, soprattutto, le aziende chiedono alle università e ai centri di ricerca di saper gestire i processi che conducono ad un certo risultato. Nel nome della inscindibilità tra servizi didattica e ricerca, mi auguro che la qualità possa diventare uno standard” dice il Rettore dell’Università Federico II, Guido Trombetti, all’inaugurazione del Centro di Qualità d’Ateneo, che si è svolta il 25 gennaio a Monte Sant’Angelo. Si tratta di una struttura per la gestione e la certificazione delle attività di ricerca, in accordo con le nuove norme ISO 9000, che permettono, anche ad un sistema di ricerca pubblico implementato all’interno di un ateneo, di applicare le norme di tutela in materia di qualità e sicurezza. Non perché gli atenei abbiano bisogno di sottoporsi a delle verifiche, quanto piuttosto per autoverificare le proprie capacità di gestire i processi di ricerca. “Altrimenti si corre il rischio di diventare autoreferenziali” dice il Preside della Facoltà di Scienze Alberto Di Donato, il quale nel suo intervento ha ricordato quanto certe procedure di controllo della qualità fossero già fortemente implementate nel passato all’interno degli atenei. “Si tratta di un progetto finanziato dal MIUR e dalla Regione Campania che in questi anni ha investito, più di tutte, nell’università e nella ricerca” sottolinea nel suo intervento l’assessore regionale alla Ricerca Luigi Nicolais. Lo scopo è quello di inquadrare, nell’ambito di norme facilmente rintracciabili, il rapporto tra università, mondo produttivo e Comunità Europea, che eroga i finanziamenti. “Gli atenei fanno cultura della qualità e, di questa cultura, devono essere anche applicatori” dice Maria Palumbo, responsabile per l’Assicurazione della qualità, che per il Dipartimento di Ingegneria dei Materiali si occupa da anni del rapporto con il mondo delle imprese, per le attività in conto terzi, ovvero quelle attività di ricerca che gli atenei svolgono per conto delle aziende. “Il Centro di Qualità è una tappa importante per tutti gli atenei campani” sostiene ancora Palumbo. Il progetto, infatti, investe tutti e sette gli atenei campani, che andranno a costituire l’unico sistema di rete di Centri di qualità tra università. “Abbiamo sposato il sistema del Politecnico di Milano, perché è l’unico, nel panorama italiano, insieme a quello di Torino, che ha progettato l’applicazione delle norme sulla qualità alla ricerca. Ciò consente di rintracciare il percorso che si è svolto. Altre università hanno fatto esperienza nel campo della didattica o in quello della certificazione di alcuni servizi, quali segreterie studenti o biblioteche di particolare pregio” spiega Palumbo che manifesta la speranza più grande nutrita dai ricercatori: mettere a punto un nuovo modello di qualità della ricerca, da trasferire agli enti di normazione. Dal momento che, però, i tempi di concretizzazione di quest’ambizione si preannunciano estremamente lunghi, alcuni dipartimenti e gruppi di ricerca hanno, volontariamente, deciso di aderire all’iniziativa. “Dal momento che il numero di progetti di ricerca del nostro Dipartimento è cospicuo, abbiamo deciso di valutare la qualità dei fattori comuni a tutti. Abbiamo iniziato con le colture cellulari e speriamo di proseguire con lo stabulario dei topi geneticamente modificati”, dice il prof. Filiberto Cimino, Direttore del Dipartimento di Biochimica e Biotecnologie Mediche, forte di una esperienza ormai quinquennale nel campo della certificazione di qualità. “Noi ci aspettiamo molto da questo lavoro, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto della ricerca multidisciplinare” dice la professoressa Gabriella Caterina, che dirige il Dipartimento di Configurazione e Attuazione dell’Architettura. “Applicheremo il sistema della certificazione di qualità al lavoro per il Centro di Competenza sui Trasporti” dice il prof. Leonardo Lecce, direttore del Dipartimento di Progettazione Aeronautica. “Di solito, c’è una certa prevenzione nei confronti dell’applicazione del sistema qualità alle attività di ricerca, in realtà, aiuta a gestire la ricerca, non lede i principi di libertà del ricercatore e, anzi, stimola a gestire meglio le risorse” afferma Renzo Marchesi, rappresentante della direzione del Centro di Qualità d’Ateneo del Politecnico di Milano. “La certificazione di qualità rappresenta una garanzia ulteriore nei confronti del mercato” sottolinea Roberto Cusolito, direttore del consorzio ITALCERT, che da anni certifica i prodotti del Politecnico di Milano e che nell’ambito di una politica di espansione anche nella Regione, certificherà il lavoro dei ricercatori campani. “Il Centro è una struttura che aiuta a mettere in qualità attività di ricerca e linee di attività; rappresenta un modo per rendere competitiva la nostra presenza sul territorio. Non si tratta solo di un discorso di tipo aziendalistico, rappresenta anche un modello di referibilità per le attività che svolgiamo, per migliorare continuamente. Io ritengo che questo sia un fatto estremamente positivo per la crescita del nostro ateneo” sostiene il direttore del Centro di Qualità d’Ateneo, Massimo d’Apuzzo, visibilmente soddisfatto al termine di una conferenza che ha suscitato l’interesse di studiosi provenienti anche da altre regioni.
Simona Pasquale
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