Un gruppo di neo laureati ricorre al Tar

Tutto è cominciato circa un mese fa con un sms. “Sei tabella XVIII bis e non ti vengono contati i titoli per la specializzazione? Ti interesserebbe fare un ricorso collettivo contro il bando? Se sì, fai girare questo messaggio”. Il riferimento è al nuovo bando di concorso per l’accesso alle Scuole di Specializzazione dell’area medica, l’autore dell’sms è Girolamo (nome di fantasia, così come quello dei suoi colleghi), dottore da due anni e aspirante specializzando in Urologia alla Federico II. Oggi assieme a lui c’è un gruppo di persone pronte a ricorrere al Tar Campania per vedere riconosciuti diritti acquisiti durante sei anni di corso di laurea e due o più anni di lavoro volontario in campo medico. Ascoltare le loro storie fa pensare a una Facoltà di Medicina “surrealista”. Come in un dipinto di Magritte dove le sirene, invece della coda, hanno la testa di pesce e sui paesaggi notturni si stende un cielo diurno. Un mondo capovolto, insomma, dove a un laureato in Medicina non sempre si consente di fare ciò che dovrebbe poter fare.
“Da quando mi sono laureato mi sono sempre trovato di fronte a un bando di concorso per le specializzazioni congegnato sulla base del piano di studi della laurea specialistica – dice Girolamo- Tra i titoli valutabili sono indicati le Ade e le Ado, che consentono di ottenere fino a sei punti. Io che appartenevo alla tabella XVIII bis, però, non avevo né Ade né Ado da frequentare. Ho svolto l’internato per la tesi di laurea, che era l’unica possibilità offertami a suo tempo dalla facoltà. Così soffro di un handicap gravissimo: parto sempre con sei punti di svantaggio rispetto a chi, avendo conseguito la laurea specialistica, ha avuto l’opportunità di svolgere le attività didattiche opzionali o elettive”. Leggendo il bando, tuttavia, si nota la presenza di uno schema comparativo in base al quale attribuire il punteggio ai titoli, a seconda che si sia seguito il corso di laurea specialistica oppure quello delle tabelle XVIII bis, VIII o precedenti. Ad esempio, per la tabella XVIII bis vengono prese in considerazione le attività didattiche opzionali svolte e certificate durante il corso di studi e attinenti alla specializzazione prescelta, mentre per le tabelle precedenti si considerano gli esami complementari attinenti o gli internati elettivi certificati. Girolamo è lapidario in proposito. “Quello schema è uno specchietto per le allodole perché ciò che è scritto là non esiste. Per quelli del nostro ordinamento non c’era nessuna attività didattica opzionale da svolgere. Quanto agli internati, normalmente non passavano per la segreteria”. E qui viene in rilievo un altro punto dolente, quello della certificazione dei titoli da parte della segreteria, necessaria affinché siano valutabili. “Ascoltavo il prof. Guglielmo Borgia, che era presidente del corso di laurea quando mi sono laureato, parlare con una mia collega, aspirante specializzanda con il mio stesso problema – racconta Girolamo- Il professore le spiegava che ciascun direttore di Scuola di Specializzazione può valutare come se si trattasse di Ade qualsiasi altra attività formativa svolta da chi concorre. E’ una risposta che lascia il tempo che trova, non significa nulla. Anzitutto, perché rimette la decisione all’arbitrio dei singoli direttori, e, in secondo luogo, perché se le attività non risultano certificate dalla segreteria studenti non servono a nulla. Posso fare anche due anni di volontariato al Cardarelli, ma ai fini del concorso varrò sempre meno di chi si è fatto una decina di ore di Ade. Sei ore di Ade valgono sei punti, mentre le mie 2500 ore di internato e lavoro in case di cura non valgono nulla. Senza contare i congressi a cui ho partecipato: urologia, cortisonici…Ho accumulato un bel po’ di carte anch’io. L’anno scorso speravo di ottenere almeno tre punti e invece sono rimasto deluso”. 
Anche se può suonare strano, pare proprio essere tutta questione di scartoffie certificate. Ma l’avevamo anticipato: sirene con la testa di pesce invece della coda, paesaggi metà diurni e metà notturni, scenari surreali nella facoltà di Medicina e Chirurgia. Anzi, nelle facoltà di Medicina e Chirurgia, dato che alla Seconda Università le cose non stanno diversamente. 
A qualcuno della Sun può interessare qualcosa che Giorgio esegua quasi quotidianamente ottime ecocardiografie? Che nel cuore della notte, durante una guardia medica in una casa di cura, abbia cardiovertito una donna di ottant’anni salvandole la vita? E volendo combattere a colpi di scartoffie: interessa a qualcuno che abbia l’attestato di partecipazione al congresso nazionale della società italiana di cardiologia invasiva? E al seminario sulla terapia della coartazione aortica? “Non mi pare affatto che le Scuole di Specializzazione considerino rilevanti i titoli allegati dai laureati dei vecchi ordinamenti – afferma- Noi partiamo con uno svantaggio enorme. Poi succedono cose strane: a me gli anni passati non hanno dato punteggio neppure agli internati che avevo fatto nello stesso reparto della scuola cui vorrei accedere, quella di Cardiologia. Forse perché sono internati del periodo successivo alla mia laurea. L’unica cosa certa è che attualmente esiste una disparità di trattamento tra chi appartiene agli ordinamenti precedenti e coloro che hanno la laurea specialistica”. La storia di Giorgio è pirandelliana. Di lui non è dato sapere che laureato è: parla come un ex studente della tabella XVIII bis, e di fatto lo è, anche se la sua laurea, intesa come pezzo di carta da appendere al muro, è una laurea specialistica. Tant’è che il pezzo di carta, ossia la pergamena, non è ancora pronto proprio perché, a dire della segreteria studenti, le pergamene della specialistica devono essere ancora stampate. “Ho svolto tutto il mio percorso di studi secondo la tabella XVIII bis – racconta- fino a quando, prima dell’estate del 2003, a un esame dalla laurea, non mi decisi a passare al nuovo ordinamento. A convincermi furono le insistenze del prof. Borgia, secondo il quale passando alla specialistica avremmo potuto sostenere l’esame di abilitazione in tempi più brevi. Riuscì a convincere quasi tutti i miei colleghi, solo in tre, tra gli studenti del mio anno, non fecero il passaggio. E fecero bene: io sono ancora nel limbo della transitorietà, e a volte mi chiedo se ne uscirò mai. Mi hanno fatto cambiare ordinamento quando ormai era troppo tardi per svolgere le Ade, e nessuno mi aveva spiegato che erano così importanti per la specializzazione. Oggi non sono né carne e né pesce: dal punto di vista formale sono un laureato della specialistica cui però mancano le Ade, mentre di fatto sono un laureato del vecchio ordinamento con un internato pre-tesi che comunque non serve a niente, né alla Federico II dove mi sono laureato, né alla Sun dove ho deciso di provare a specializzarmi”. Eppure la soluzione al problema dell’handicap di partenza da cui è colpito chi non è (o non è davvero) dottore magistrale è estremamente semplice. La indica Girolamo: “basterebbe che la facoltà prevedesse per noi laureati dei vecchi ordinamenti la possibilità di seguire dei corsi ad hoc per recuperare i punti perduti nostro malgrado. A chi dovremmo rivolgerci? Alla prof. Izzo? Al preside Persico? O direttamente al rettore Trombetti? Nel frattempo però è meglio fare ricorso”. In effetti l’idea di Girolamo è lineare e razionale, forse troppo poco artistica per Medicina. Niente Magritte, niente Pirandello…
Sara Pepe
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