Una giornata per la ricerca

L’Ateneo fridericiano ha dedicato la giornata del 29 marzo alla ricerca. Teatro di questa iniziativa, l’Aula Magna Storica di Corso Umberto I. Il convegno  “L’Università Federico II e la ricerca” -cui hanno partecipato numerosi esponenti di spicco del panorama universitario- è stato trasmesso anche in web conference sul sito dell’Ateneo. 
“Prima di tutto vorrei darvi un dato, quasi calcistico: il Federico II batte il Politecnico di Milano 2-1. Nel senso che, in termini di qualità ed efficienza delle strutture e ricerca, siamo due volte migliori, ed una volta peggiori. Dobbiamo e possiamo migliorare, specie nella ricerca, se vogliamo eccellere – ha detto in apertura il Rettore Guido Trombetti- Questi miglioramenti, però, possono aversi solo con l’appoggio di tutte le forze accademiche e governative e con una maggiore erogazione di risorse”. Tema caldo del dibattito: la mancanza di fondi ed il conseguente appello ai cittadini a destinare il 5 per mille alle università. Da quest’anno, infatti, per la prima volta, ogni cittadino potrà decidere di destinare una quota dell’imposta sul reddito (IRPEF) alla ricerca scientifica e all’università. Non si tratta di una nuova tassa, né di un nuovo contributo, ma di una opportunità in più offerta a tutti, studenti, professori e cittadini, di indirizzare all’Università una quota di un’imposta già dovuta allo Stato. Destinare il 5 per mille alle università significa, infatti, dare il proprio contributo alla crescita del paese, sostenendo un settore, come quello della ricerca, che vede l’Italia, secondo gli ultimi dati ISTAT, agli ultimi posti della classifica europea per numero dei ricercatori, cifra che, negli ultimi anni, ha subito un’ulteriore riduzione dell’1.9%. “Questi contributi saranno molto importanti – ha concluso il Rettore Trombetti- ma dovranno diventare un valore aggiunto per la ricerca e non dovranno sostituirsi ad altre fonti di finanziamento”. Subito dopo, è stata la volta dell’Assessore regionale all’Università e alla Ricerca Teresa Armato. “Quando si parla di ricerca, si devono sempre analizzare due strumenti, finanziamenti e valutazione degli interventi. Due criteri che dovrebbero sempre viaggiare di pari passo, garantendo un rafforzamento del sistema, attraverso politiche di intervento, mirate tra gli Atenei e le Regioni. Pochi giorni fa, abbiamo approvato la prima programmazione regionale della legge 13. Un progetto che consentirà all’intero sistema università, di poter usufruire di ben 12 milioni e 500 mila euro. Cifra che potrà essere aumentata entro la fine del 2006 e che consentirà di dar vita a progetti importanti, come la costruzione di nuove aule e laboratori, il potenziamento della comunicazione a livello internazionale. Insomma di dar nuovo lustro ai nostri Atenei, attraverso nuovi centri di conoscenza e di creatività”. 
“Il Federico II
al di sopra della
media nazionale”
L’intervento della Armato è stato succeduto dalla presentazione dei risultati della valutazione nazionale della ricerca scientifica. Ne ha parlato il prof. Giuseppe Marrucci, Presidente dell’Osservatorio Permanente sull’Attività di Ricerca. “Questo studio, realizzato nel gennaio 2006, ha avuto lo scopo di mettere a fuoco numerosi aspetti dell’attività universitaria, quali l’impatto economico, l’internazionalizzazione, la gestione delle risorse. Ha cercato di evidenziare i sistemi eccellenti da quelli accettabili o limitati. La ricerca – la cui valutazione è stata affidata ad esperti del settore- si è articolata su 14 aree culturali. Vi hanno partecipato 77 Atenei, 12 Enti pubblici di ricerca e 13 Istituti privati di ricerca. Ogni ateneo ha inviato i propri prodotti. Quelli della Federico II sono stati 706; di questi, il 29% sono stati giudicati eccellenti, il 49% buoni, il 20% accettabili, o, in qualche caso, limitati. Dati che ci gratificano, perché da tutti i risultati emersi, il nostro Ateneo è al di sopra della media nazionale”. 
Al termine della presentazione, ha avuto inizio una tavola rotonda, moderata dal direttore de “Il Mattino”, Mario Orfeo. I primi tre professori ad intervenire sono stati Luigi Nicolais, del Polo delle Scienze e Tecnologie, Marco Pagano, del Polo delle Scienze Umane e Sociali, ed il prof. Giancarlo Vecchio, del Polo della Scienze della Vita. “La Federico II – ha dichiarato Nicolais- ha sempre avuto un ruolo trainante sul territorio nello sviluppo della conoscenza e della ricerca. Oggi, però, deve migliorare questo suo ruolo, divenendo un interlocutore alla pari con il mondo delle imprese. Questi due mondi devono riuscire ad integrare attivamente le loro conoscenze, solo così riusciremmo ad imporci, a livello nazionale, come complesso universitario di riferimento”. “La qualità della ricerca – ha aggiunto il prof. Pagano- dipende non solo dalla quantità delle risorse, ma, soprattutto, da come queste vengono distribuite. Occorre una competizione più equa, che faccia riferimento sempre a bisogni più urgenti e a standard qualitativi più elevati. La concorrenza fatta in questo modo, spingerà i privati, le imprese e tutti gli Enti, a credere di più nella ricerca e, di conseguenza, a concedere più fondi”. L’intervento del prof. Vecchio, invece, si è soffermato sulle altre realtà universitarie e non, a livello internazionale. Il professore ha citato l’esempio della Gran Bretagna, da sempre leader nella ricerca europea, grazie a progetti che partono negli istituti superiori, per concludersi nei college più prestigiosi; quello del centro di ricerca biomedica americano, il NIH (National Institutes of Health), che ha un budget di svariati milioni di dollari ogni anno. “Questi esempi, ci dicono quanto ancora si può fare. Il problema della ricerca è vecchio, ma noi tutti possiamo fare molto per abbandonare gli ultimi posti nelle classiche europee e mondiali”. 
Un nuovo dialogo
Università-Impresa
Subito dopo, il dibattito è proseguito con gli interventi di altre prestigiosi ospiti, chiamati, volta per volta da Orfeo. “Oggi, fortunatamente, c’è un nuovo dialogo, molto più intenso e pratico, tra impresa e università. Ciò che occorre, secondo me, è una maggiore promozione di questi interventi, in modo da coinvolgere quanta più gente è possibile. Lo scenario internazionale anche per questo ci vede agli ultimi posti. Sono convinto, però, che, grazie alla qualità degli studenti, all’efficienza delle strutture e alla collaborazione con le realtà lavorative, questo triste primato possa velocemente essere cancellato”, ha detto il presidente dell’Unione Industriali, Giovanni Lettieri. Critico l’intervento del prof. Adriano Giannola, presidente della Fondazione Banco di Napoli: “il 5×1000, difficilmente potrà risolvere queste lacune. In primo luogo, perché ritengo che la maggior parte di queste risorse andrebbero a coprire alcuni deficit che affliggono le università. In secondo luogo, perché credo che ci debba essere un sistema di competitività che non danneggi nessuno. Mi spiego, mettiamo conto che con il 5×1000, si raccolgano 600mila euro. Ora se di questa cifra, 100 vanno al Sud e 500 al Nord, le cose non migliorano. Anzi possono aumentare il divario tra le due aree del Paese, rendendo, senza colpe proprie, il ricercatore del Sud, peggiore di quello del Nord”. Sul potenziamento del Mezzogiorno, insiste anche il presidente dell’Acen, Ambrogio Prezioso: “il Sud deve uscire fuori da quelle nicchie di mercato che si è ritagliato, proponendo politiche nuove ed innovative, grazie anche ad interventi come quelli del 5×1000. Napoli ha tutte le credenziali per diventare un centro di eccellenza”. L’ultimo intervento, prima delle conclusioni affidate ai Presidenti degli Ordini dei Commercialisti, Achille Coppola, degli Avvocati, Franco Tortorano, e degli Ingegneri, Luigi Vinci, che hanno manifestato il loro sostegno alla ricerca e la loro soddisfazione per lo sviluppo del 5×1000, è stato di Paola Marone, presidente dell’Osservatorio Donne e Professioni. “La percentuale di donne ricercatrici in Italia, è tra le più basse di tutta Europa, circa il 30%. Nonostante il numero dei laureati donne in Italia sia più alta di quella degli uomini, la percentuale di disoccupazione femminile è, purtroppo, nettamente più alta di quella maschile. Ciò mostra, ancora, un certo ostracismo verso le donne, che non può essere più sopportato”. 
Gianluca Tantillo
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