“L’insegnamento è stata la cosa più bella della mia vita”

Vita e docenza si intrecciano: il prof. Luciano Picarelli, docente ordinario di Fondamenti di Geotecnica e di Meccanica delle Terre alla Vanvitelli, saluta amici, colleghi e studenti con il seminario “I nostri ultimi 45 anni”, venerdì 31 gennaio presso l’Aula Magna del Dipartimento di Ingegneria. “L’insegnamento è stata la cosa più bella della mia vita – esordisce il docente – Sono in pensione dallo scorso novembre, ma non ho mai lasciato l’università”. Laurea in Ingegneria Civile alla Federico II nel 1974, “la passione per la docenza è maturata nel tempo. Al liceo sono stato un bravo studente, poi ho scelto Ingegneria, ma senza una particolare predilezione, andando un po’ per esclusione. Intanto è cresciuto l’interesse per lo studio e per la ricerca e, cinque anni dopo la laurea, sono entrato all’Istituto di Tecnica delle Fondazioni e Costruzioni in Terra della Federico II come assistente”. La carriera prosegue: professore associato alla Federico II, poi ordinario alla Vanvitelli (allora Seconda Università di Napoli) nel 1993. “I momenti migliori della mia carriera? Sicuramente ogni passo avanti che ho compiuto. Ma anche l’aver frequentato il contesto internazionale, aver ricevuto dei riconoscimenti come ad esempio in Cina, cinque anni fa, con una medaglia che viene consegnata solo ai massimi esperti del mio settore”. Che professore è stato Luciano Picarelli? “Questo bisognerebbe chiederlo ai miei studenti – scherza – Io sono una persona seria, preparo le lezioni con molta attenzione. Con i miei studenti ho sempre cercato di stabilire un rapporto amichevole. In sede d’esame sono severo, ma lo sono innanzitutto con me stesso. Sono uno che boccia sì, ma mai ingiustamente, e questo gli studenti me lo riconoscono. Alcuni dei miei allievi oggi sono a loro volta docenti, hanno posizioni internazionali e di notorietà. Direi… sono severo, ma giusto”.
Valutazione e ricerca: “oggi Einstein e Majorana non non sarebbero mai diventati docenti”
Com’è cambiata l’università nei ‘nostri ultimi 45 anni?’. “È cambiata molto. In passato i professori erano più artigiani, si organizzavano per conto loro e non c’erano molti finanziamenti. L’università era più baronale e contava molto il docente mentore. Oggi è tutto più burocratizzato, ci sono più regole e il risultato è un ingrigimento della situazione”. Facciamo un esempio: “Il sistema di valutazione della qualità della produzione scientifica che si basa su criteri di carattere statistico. Quante pubblicazioni, quante citazioni, su quante e quali riviste si pubblica. Conta di più la quantità che l’effettiva qualità. Con questi criteri Einstein ed Ettore Majorana non sarebbero mai diventati docenti perché producevano un numero di pubblicazioni all’anno che oggi sarebbe irrisorio. Ma se guardiamo alla qualità dei loro lavori…”.
Internet: “un grande bidone della spazzatura”
Anche gli studenti cambiano con l’università che cambia? “I ragazzi non percepiscono molto le trasformazioni. Oggi, per loro, conta molto la tecnologia. Non comprano più un libro di testo, prendono appunti, usano internet. Internet è un grande bidone della spazzatura da cui si possono pescare cose buone e cose meno buone. Ma gli studenti spesso non hanno capacità di discernimento. Operano di copia e incolla, lo noto spesso correggendo le loro tesi. Questo comporta che non sviluppino capacità di sintesi, pensiero critico, ma il non citare le fonti è anche un problema etico che loro non percepiscono”. Come sarà l’università del futuro? “Dominata dalla tecnologia. La massa di copia e incolla crescerà e le poche persone che manterranno un’originale capacità di critica domineranno il mondo. La conoscenza è e sarà in mano di pochi”. E allora come rientrare nel novero dei pochi? “Bisogna imparare a separare le cose corrette da quelle che non lo sono. Mantenere un’indipendenza di giudizio, un pensiero originale e la capacità di critica. Per un giovane, anche la famiglia conta molto in questo senso”. Da geotecnico, negli anni, il prof. Picarelli ha affiancato alla docenza anche “un’attività di consulenza. Chiaramente era un’attività secondaria rispetto all’insegnamento, un’attività che portavo avanti la notte, il sabato, la domenica. Ed è una cosa che mi ha completato. Il rapporto con il mondo della produzione è importante perché non puoi insegnare cose che hai soltanto letto sui libri”. Progetti per il futuro? “Sicuramente mi mancheranno i miei studenti, ma sono ancora qui, nel mio studio all’università. A volte vado via alle sette di sera quando in sede non c’è più nessuno. Continuo a scrivere articoli e ho la mia produzione scientifica da portare avanti”.
Carol Simeoli
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