Campagna di scavo internazionale alle Terme Stabiane di Pompei, impegnati anche 25 studenti

Napoli e Berlino mettono insieme le forze e si danno appuntamento a Pompei. Nello storico sito archeologico, fiore all’occhiello del patrimonio culturale partenopeo, L’Orientale e la prestigiosa Freie Universität, dal 30 maggio al 24 giugno, condivideranno una campagna internazionale di scavo per far luce sulle Terme Stabiane. A dirigere i lavori, la prof.ssa Monika Trümper per l’Ateneo teutonico e il prof. Marco Giglio per l’Università nostrana che, nell’iniziativa, ha deciso di coinvolgere un totale di 25 studenti in corso di selezione tra la Triennale di Civiltà antiche e Archeologia: Oriente e Occidente, e la Magistrale di Archeologia: Oriente e Occidente. Ma la sinergia tra i due Atenei, come spiega Giglio, “è nata l’anno scorso, quando in questa campagna mista rientrava anche l’Università di Oxford con studenti e docenti. Referenti inglesi, tedeschi e italiani hanno lavorato in maniera condivisa, anche nel linguaggio, con l’obiettivo di internazionalizzare il più possibile il percorso degli studenti”. Di fatto, i lavori che prenderanno il via a fine maggio, sono una prosecuzione di quanto approntato nell’ultima occasione, ovvero lo studio di un particolare settore: un isolato delle terme costruito al di sopra di una casa. L’anno scorso abbiamo già indagato alcuni ambienti delle terme che si sovrappongono alla casa e abbiamo trovato, sotto, i piani pavimentati in mosaico perfettamente conservati. Di questa casa conoscevamo lembi, una sorta di piccoli pezzi di un puzzle. Nel mese di scavo che ci aspetta proveremo a raccogliere altri dettagli per avere un’idea più precisa di questa costruzione. Non è semplice perché le case a Pompei hanno assunto forme diverse nel corso del tempo, si parla di un sito che prima della sua distruzione nel 79 d.C. vantava già 600 anni di storia. Capire la planimetria, la cronologia le e decorazioni della casa, questi sono i nostri obiettivi”.

Facendo un piccolo passo indietro per ricostruire come sia nato l’abbraccio ideale tra Freie Universität e L’Orientale, si scopre l’importanza di Pompei per il mondo dell’archeologia. Berlino, infatti, con la Trümper, è da anni sul progetto delle Terme Stabiane – “un complesso poco studiato tra i vari edifici pubblici”, ancora Giglio – così come L’Orientale stesso, presente dal 2001. La campagna internazionale però ha le sue radici nel 2021: il docente è sul posto per altri lavori, conosce la collega tedesca e coglie al volo l’occasione per condurre i ragazzi del proprio Ateneo a Pompei per un progetto comune: “Lo studio di ciò che c’era prima delle terme, cioè delle fasi di edilizia privata poi distrutte per la costruzione di quello che resta oggi. Chiaramente, in questo contesto lo scavo diventa un’occasione di formazione importante, perché gli studenti fanno pratica e vengono coinvolti in tutte le fasi dello scavo. Ma non solo, perché in questo settore ogni nazione ha un proprio metodo di ricerca differente. Confrontandosi si possono capire i pregi e difetti di ciò che si sta facendo. Tutto ciò serve a conoscere nuovi mondi, nuove realtà”. Sulle varie fasi dello scavo che attendono gli studenti: “c’è quella iniziale dei lavori dove si parte da zero. È sicuramente la più complessa perché si programmano le attività e perché non si fanno grosse scoperte. La comprensione dello scavo avviene nella fase centrale, mentre nella parte finale ci occuperemo della copertura dei reperti. Ad ogni modo, nell’arco dell’intero mese i ragazzi saranno chiamati a classificare ciò che incontrano lungo il cammino. Tornati in aula, poi, sistemeremo tutta la documentazione raccolta”.

Ultima battuta, sui criteri di selezione. Tolti i classici adempimenti burocratici, cioè esami sostenuti sulla disciplina, tirocini in debito, “cercheremo di mantenere un equilibrio tra le esigenze di cantiere e di formazione. Di solito in queste situazioni si è solito accogliere chi ha già un po’ di esperienza dalla sua, tuttavia il nostro intento è quello di inserire nel gruppo anche studenti che non hanno mai toccato con mano uno scavo, conclude Giglio.

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