Natura Morta, metafora delle reti in cui vengono spesso ingabbiate le persone considerate diverse

Un’opera d’arte nata da rifiuti trovati in spiaggia. Resti di qualcuno, abbandonati, ora restituiti alla vita, che assumono un nuovo significato. Quest’opera, una eco-scultura, si chiama “Natura Morta” ed è stata scelta per essere inserita nella sezione “Inconscio Creatività Opere” sul sito dell’associazione psicoanalitica ARGO, Associazione per la Ricerca sul Gruppo Omogeneo. L’artista è Paolo Valerio, Professore Onorario di Psicologia Clinica, Presidente Onorario del Centro SinAPSi della Federico II, da sempre impegnato nella lotta per l’affermazione dei diritti delle persone LGBT. “Natura Morta” è una metafora, come si legge anche sul sito di ARGO, che rimanda a tutte le persone che si sentono non accolte, non riconosciute nella propria specificità e che, “nel momento in cui viene offerta loro l’opportunità di essere riunite insieme in un progetto di accoglimento, possono trovare una artistica armonia grazie all’opera del conduttore analista”. In Paolo Valerio, lavoro scientifico e artistico sono legati da un’indissolubile filo rosso: “Molte delle mie opere rappresentano – attraverso le forme, i materiali usati, la varietà dei colori che le connotano – le reti in cui vengono spesso ingabbiate, ad esempio, le persone LGBTQI, considerate diverse e quindi relegate e messe ai margini della società, in contesti in cui non gli viene riconosciuto il diritto ad autodeterminarsi e non è rispettata la loro dignità di essere umani”. Lo stesso “accade al materiale di scarto che uso per realizzare le mie opere che, se non fosse stato da me osservato e raccolto, sarebbe rimasto ai margini della spiaggia, per essere poi bruciato nelle discariche della Terra dei Fuochi”. Proprio le spiagge flegree sono, per lui, un luogo di elezione dove, come si diceva, scopre oggetti di plastica, funi, gomene, materiali che lo colpiscono, “che l’uomo butta a mare, oltretutto, senza pensare all’inquinamento che ne può derivare”. Oggetti la cui misteriosa bellezza, invece, viene valorizzata dal suo sguardo: “Nel momento in cui mi chino per raccoglierli, attraverso quel semplice gesto, compio un atto creativo, realizzo un’opera d’arte, anche se in realtà è stata la natura che – attraverso il fuoco, il vento, il sole e il mare – ha scolpito quei materiali, dando loro una forma, trasformandoli e realizzando opere d’arte”. 
Nonostante la lunga esperienza psicoanalitica, sono tante le domande che il docente si pone ancora e sulla cui risposta riflette. Incertezza è una parola che, nel suo discorso, ritorna più volte: “Quando siamo costretti a confrontarci con le incertezze legate ai cambiamenti della vita – penso anche a quanto stia impattando su tutti e tutte il COVID – non dobbiamo perdere la speranza che possa accadere qualcosa di inaspettato e sconosciuto, tale da aprirci strade nuove e offrirci opportunità che conducano al raggiungimento di mete mai prima desiderate né considerate”. Ed ecco, infine, un invito “ai nostri studenti e alle nostre studentesse ad essere pronti e pronte ad accogliere le nuove le esperienze e opportunità che la vita offre, senza sospetto, ma con curiosità e speranza”. E “nei casi in cui i dubbi di fronte all’incertezza prendono il sopravvento, può essere utile chiedere un aiuto, rivolgendosi ai professionisti del Centro SInAPSi”. 

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