Nuove annessioni e un sito web più snello per i 30 anni del Centro Museale federiciano

Il Centro Museale della Federico II spegne 30 candeline! Sono passate tre decadi dall’intuizione dell’allora Rettore Carlo Ciliberto che decise di fondere in un’unica istituzione i singoli musei d’Ateneo già esistenti: Mineralogia – nato addirittura nel 1801 e quindi il più antico – Zoologia (1813), Antropologia (1881) e Paleontologia (1932), ai quali nel 2012 si è aggiunto quello di Fisica. E, presumibilmente nel 2023, i 300mila reperti e i 3500 metri quadri di spazio espositivo totali potrebbero arricchirsi ulteriormente grazie all’entrata in scena del Museo di Chimica, in corso di allestimento quanto a materiali e pratiche burocratiche. “I locali sono stati individuati, ora bisogna indire le gare d’arredo – spiega il Direttore del Centro prof. Piergiulio Cappelletti, in carica dal 2017 e confermato dal Rettore Lorito per il secondo mandato – Chiaramente non avrà la storicità degli altri musei, tuttavia farà parte del percorso di valorizzazione del pensiero scientifico, uno dei nostri principali obiettivi”.

Un grande regalo all’intera comunità federiciana, che fa il paio con un’altra chicca: il nuovo sito museiscienzenaturaliefisiche.it, online dall’11 giugno, giorno in cui l’intero staff celebra i 30 anni del Centro con un’apertura straordinaria al pubblico. Il portale, messo a punto per rendere i contenuti più snelli e soprattutto fruibili ad un pubblico costituito non solo da addetti ai lavori, manterrà il rigore scientifico che ogni museo universitario chiede. “Siamo riusciti a mettere su anche una versione per smartphone, abbiamo ottimizzato la pagina in inglese, inserito una gallery di immagini per accattivare chi dovessi imbattersi nel nostro sito. Di volta in volta, poi, pubblicheremo tutte le iniziative che ci coinvolgono a proposito della Terza Missione”. A tal proposito, Cappelletti ci tiene a sottolineare un’importante peculiarità del gioiello federiciano: “Non siamo soltanto un’addizione di musei, ma parte integrante della città, con la quale ci interfacciamo costantemente attraverso iniziative che coinvolgono soprattutto le scuole, le aperture straordinarie, la presenza come struttura nel Maggio dei Monumenti”.

Un rapporto diretto con la cittadinanza, confermato anche da un bel riconoscimento nell’ambito dei casi studio della Federico II a proposito della valutazione delle attività di Terza Missione: “Il Centro Museale, assieme al Musa (Agraria, ndr) e al MaVet (Veterinaria, ndr), ha consentito al nostro Ateneo di piazzarsi al terzo posto in Italia. Tuttavia c’è pure il rovescio della medaglia. Se con Napoli – intesa come tessuto culturale – il legame è forte, una qualche forma di noncuranza albergherebbe all’interno della comunità federiciana: “Approfitto della giornata dell’11 giugno, il cui spirito è festeggiare la nostra Università che nel 2024 compirà gli 800 anni, per fare un invito. Qualche collega, purtroppo, neanche conosce il nostro Centro e spero che questa occasione possa essere la volta buona. Dico davvero, questo è il mio più grande cruccio. La nostra struttura fa parte dell’Ateneo e mi farebbe piacere che alcuni di loro visitassero almeno uno dei Musei”.

Ad ogni modo, come ogni compleanno che si rispetti, la ricorrenza è buona – tra un festeggiamento e l’altro – per fare il punto sugli anni passati, sul presente e soprattutto sul futuro. Quali sono state le svolte storiche del Centro, che impatto ha avuto la pandemia negli ultimi anni e verso quale dimensione vuole proiettarsi nel tempo a venire? Cappelletti, innanzitutto, rende omaggio all’operato di Ciliberto e delle Direttrici che lo hanno preceduto, le prof.sse Silvana Filosa e Maria Rosaria Ghiara. “Vanno ringraziati, perché l’intuizione dell’ex Rettore e la successiva direzione delle colleghe, che ha comportato anche le varie acquisizioni nel corso degli anni, rappresentano le vere svolte per la nostra struttura che sì nasce nel 1992, ma le aperture al pubblico e l’adeguamento dei locali sono datate 1994”. Il presente invece, quello degli ultimi anni, si declina nei termini della pandemia, rispetto alla quale “abbiamo provato ad adeguarci, ampliando la fruibilità dei contenuti anche da remoto. Non è stato semplicissimo”. Guardando avanti, in una prospettiva di crescita costante, gli obiettivi sono l’apertura di sabato e domenica, perché attualmente, se l’Università è chiusa, lo siamo anche noi”, e un possibile allineamento con i musei statali, “alcuni elementi li abbiamo già, ma servirebbe concentrarsi sulla ricerca di altri fondi, così da poter garantire anche una manutenzione costante delle nostre sedi che sono ricche di storia”, conclude Cappelletti.

Claudio Tranchino

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