Esami, i consigli dei docenti

È complesso il secondo semestre del primo anno a Medicina

Uno studio complessivo che svisceri l’argomento da molteplici punti di vista e che, partendo dai concetti più importanti, si completi con un approfondimento anche alla luce di ciò che viene appreso nel corso degli altri insegnamenti del semestre. È quanto richiesto agli aspiranti camici bianchi che si apprestano ad affrontare la sessione estiva d’esami. Questo soprattutto ai primi anni, quando si costruiscono le basi per poter poi affrontare le ben più impegnative cliniche del secondo triennio. Parola dei Coordinatori dei Corsi Integrati.

Uno scritto a risposta multipla come momento di analisi e riflessione individuale e un orale attendono le matricole che, da metà giugno, si metteranno alla prova con Biologia Molecolare e Cellulare. “All’esame non verrà richiesto nulla che non sia stato trattato durante le lezioni – chiarisce la prof.ssa Simona PaladinoEcco perché la frequenza e la partecipazione attiva sono fondamentali. I docenti tendono ad approfondire le ‘questioni aperte’ relative alla disciplina, dando conto di quelle innovazioni talvolta non riportate nel libro di testo che, appena editato, è già un po’ vecchio. L’avanzamento della conoscenza è molto più rapido della carta stampata”. Ma rassicura, invitando a non temere questo esame le cui percentuali di superamento, già al termine della sessione estiva, sono piuttosto alte. “Forse il nuovo ordinamento ha reso un po’ più faticoso il primo anno – dice ancora – ma l’importante è sempre studiare di volta in volta perché le discipline biomediche sono correlate. La biologia, ad esempio, è legata alla genetica, motivo per cui è consigliato sostenere prima Biologia Molecolare e Cellulare e poi Genetica”. È un discorso che la docente proietta anche sull’omonimo insegnamento del Corso di Medicina a indirizzo tecnologico “in cui abbiamo dato spazio a tematiche quali l’imaging cellulare o il next generation sequencing; tematiche, insomma, molto innovative e di grande interesse.

Genetica richiede “una buona capacità di ragionamento”

Lo studente brillante, quello che si ha il piacere di premiare con un bel voto, approfondisce lo studio e sa argomentare dando una visione di insieme. Lo pensa la prof.ssa Paladino, ma concorda anche la prof.ssa Brunella Franco per Genetica Umana e Medica. “La Genetica non è una disciplina mnemonica come può esserlo, ad esempio, l’Anatomia. Richiede, piuttosto, una buona capacità di ragionamento. All’esame non si viene bocciati se non si ricorda una singola cosa; l’importante è dimostrare di aver compreso i meccanismi di base, è il suo punto di vista. La docente coordina anche l’omonimo insegnamento a MediTec: La bioinformatica oggi è fondamentale. La Genetica si avvale di tecniche molto innovative il cui vantaggio è la rapidità. Però generano una grandissima mole di dati per cui poi bisogna sapersi orientare tra le banche dati”. Durante l’esame: Allo scritto ci soffermeremo sugli argomenti più classici del programma, mentre all’orale si andrà sulle peculiarità dell’insegnamento. Un esempio di domanda: quale tecnica impiegare al giorno d’oggi per validare una variante nucleotidica identificata in un paziente”. Prevede solo uno scritto Basi della Medicina ed Etica Clinica II, l’insegnamento che dà alle matricole un assaggio delle cliniche. “È un esame da 14 crediti formativi, quindi il 20% dei crediti del primo anno”, informa il prof. Nicola Ferrara. L’output che si richiede all’esaminando non è “effettuare una diagnosi o delineare una terapia. Basi della Medicina ed Etica Clinica ha un carattere culturale e mira a fornire un metodo improntato alla logica del problem solving. Il punto, quindi, “non è, ad esempio, la bronchite, ma come ci si approccia ad una persona che ha la bronchite e soffre per l’affanno o il dolore”. Sottolinea l’importanza delle banche dati anche il prof. Rosario Ammendola, Coordinatore del Corso Integrato di Biochimica Umana a Medicina ad indirizzo tecnologico. Lo studio generale del metabolismo, meccanismi di coagulazione del sangue, i marcatori di funzionalità epatica, sono alcune delle domande a cui potrebbe dover rispondere chi sosterrà questo esame a partire dal 22 giugno. “La difficoltà in cui si può incappare, probabilmente, riguarda la lunghezza del programma – riflette il prof. Ammendola – ecco perché, nel corso delle lezioni, sono state proposte due prove intercorso che, se superate entrambe, permetteranno di evitare lo scritto. La prima, la seconda si è tenuta il 10 giugno, è stata superata dal 50% della classe”. Biochimica, come dice il termine, mette insieme Biologia e Chimica ma, specifica ancora il docente, “a Medicina ci si concentra meno sull’aspetto chimico che invece è sostanziale nei medesimi insegnamenti tenuti, ad esempio, agli studenti di Chimica e Tecnologia Farmaceutiche e Biotecnologie. Ed è la Chimica che generalmente risulta più ostica. La Biochimica, comunque, affronta quei processi che si vedono nel quotidiano, come il metabolismo, per questo è affascinante”. La maggior parte degli studenti ritiene che il secondo semestre, mettendo insieme Fisiologia, Anatomia, Istologia e Microbiologia e Immunologia, sia il più difficile. “È certamente impegnativo – conferma la prof.ssa Mariarosaria Santillo, Coordinatrice di Fisiologia I e IIma rappresenta una buona opportunità di apprendimento integrato. Si spiega meglio: “La Fisiologia non va studiata per comparti stagni perché la gran parte delle funzioni biologiche sono funzioni integrate che richiedono il concorso di più organi e apparati. Ed è utile, ad esempio, lo studio in parallelo proprio con l’Anatomia”. Il suo consiglio per affrontare correttamente l’esame di Fisiologia (la prima data utile per la combo scritto/orale sarà il 13 e 14 giugno): Non scoraggiarsi allo scritto il cui voto non fa media con l’orale. Se al colloquio si ha una buona performance, pur partendo da uno scritto non eccellente, si può comunque ottenere un buon risultato”, conclude.

Carol Simeoli

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