La simulazione entra nel programma didattico di Medicina

Il ‘Curriculum Attività Pratiche’ è già partito per gli studenti del sesto anno

C’è una ferita da medicare, dei punti di sutura da rimuovere, c’è un uomo a terra in stato di trauma, una partoriente che ha bisogno di supporto immediato. È tutto questo e molto altro il SimLab Unina, il Laboratorio di Simulazione da poco inaugurato alla Scuola di Medicina e Chirurgia. E c’è di più perché nel corso di un recente Consiglio della Scuola è stato approvato un nuovo “Curriculum Attività Pratiche”, diventato parte integrante del percorso formativo dei futuri camici bianchi. Il nuovo curriculum, al momento attivo per gli studenti al sesto anno, andrà poi progressivamente a regime con gli altri anni e affiancherà le altre attività clinico-pratiche previste nel piano di studi. “L’adozione permanente nel programma didattico della simulazione, non solo come tecnica, bensì come metodologia didattica aggiuntiva, è una grande innovazione. Ci sono diverse Scuole di Medicina in Italia che posseggono questi strumenti, ma poche li impiegano effettivamente in percorsi del genere”, sono le parole del prof. Egidio Montebello, docente a contratto e responsabile dei lavori della nuova Commissione SimLab. “Già da alcuni anni – prosegue – la Conferenza dei Presidenti delle Scuole di Medicina e Chirurgia ha stabilito quali competenze e abilità pratiche debbano possedere i laureati in Medicina. Dalla rianimazione ai parti in emergenza, chiaramente non tutto si può imparare sul paziente. Ed ecco che la simulazione diventa centrale.

Il SimLab prevede sette aree di formazione: emergenze cardiologiche, terapia intensiva, chirurgia, ostetricia/ginecologia, medicina interna, pediatria, infermieristica (di cui sono responsabili rispettivamente i professori Maurizio Santomauro, Pasquale Buonanno, Stefania Masone e Umberto Bracale, Maria Vittoria Locci e Gabriele Saccone, Gerardo Nardone, Roberto Berni Canani, Anna Maria Iannicelli e Teresa Rea; i componenti della Commissione SimLab). Nell’arco dei sei anni gli studenti potranno svolgere presso il laboratorio una serie di attività. Soltanto qualche esempio anno per anno: Laboratorio di anatomia virtuale, BLS-D, iniezioni (il primo); bendaggi, medicazioni di ferite, catetere venoso periferico, tampone naso-faringeo (il secondo); puntura arteriosa, tecniche di suture cutanee (il terzo); auscultazione polmonare e cardiaca, esecuzione e interpretazione ECG (il quarto); immobilizzazione del paziente traumatizzato, esame fondo oculare e orecchio esterno (il quinto); paziente ostetrica, valutazione del paziente in emergenza/urgenza (il sesto). La lista è davvero lunga. “Hanno cominciato i ragazzi del sesto anno perché stanno per concludere il loro percorso accademico”. La prima area formativa a partire è stata Ostetricia con la prof.ssa Locci: Gli studenti, anche quelli del Corso in inglese e gli Erasmus, in piccoli gruppi, hanno osservato la docente eseguire, ad esempio, una serie di manovre inerenti al parto e poi le hanno ripetute a loro volta”. E sono stati bravi? “La pratica rende perfetti – risponde il prof. Montebello – Quel che è certo è che hanno apprezzato molto l’esperienza tanto che non volevano più andar via. Dal 31 maggio prenderanno il via le esercitazioni per BLS-D e si stanno predisponendo anche le attività relative al trauma”. Prosegue: “Siamo partiti con il sesto anno, poi proseguiremo con il quinto, il quarto e a seguire. Si sta discutendo per l’integrazione di questo curriculum pratico anche all’interno delle Professioni Sanitarie dell’area infermieristica”. Per andare a regime ci vorrà un po’ di tempo: Al momento il Sim-Lab è all’edificio 14 in attesa che siano completati i lavori al 2, speriamo entro il prossimo anno accademico. È chiaro che quando il Laboratorio avrà la sua collocazione definitiva aumenteranno anche gli spazi a disposizione e potrà lavorare mattina e pomeriggio”. Ai Coordinatori dei semestri spetterà il compito di raccogliere il fabbisogno formativo e comunicarlo ai tutor delle varie aree. “Punteremo su un modello educativo peer to peer in cui saranno gli stessi studenti più grandi o gli specializzandi ad insegnare ai più giovani. Sarà un modello virtuoso di formazione”, conclude il prof. Montebello.

Carol Simeoli

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