La nascita del Corso in Informatica: “un’avventura entusiasmante e stimolante”

Si trasferisce all’Università di Trieste dopo 21 anni alla Federico II,
un docente molto amato: il prof. Adriano Peron

“Dopo ventun anni si è concluso il mio servizio presso l’Università Federico II. Mi sto recando a prendere servizio presso l’Università di Trieste. A Napoli ho trascorso la parte più importante della mia vita da docente”. Con un caloroso arrivederci via social il prof. Adriano Peron, storico docente e, a più riprese, dodici anni Presidente del Corso di Laurea in Informatica, sta salutando i suoi allievi. Dal 1° settembre, infatti, non è più il loro professore di Basi di dati. “Ho origini friulane, mi sono laureato in Scienze dell’Informazione a Udine e, dopo il Dottorato in Informatica a Pisa, ho iniziato la mia carriera da ricercatore proprio a Udine. Il trasferimento a Trieste è una sorta di riavvicinamento alla mia terra natia. Ma Napoli sarà sempre con me”, dice. Alla Federico II il prof. Peron è arrivato nell’ottobre del 2001 grazie ad un’importante operazione di reclutamento per il Corso di Informatica. Corso che, nato nel 1998 e inquadrato nell’allora Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, “era giovanissimo e ancora in fase di costruzione. L’informatica – spiega ancora – tradizionalmente ha due anime, una connessa alle scienze e l’altra all’ingegneria. All’epoca in Ateneo c’era già l’ingegneria informatica, che aveva una lunga tradizione, mentre mancava l’altro ramo. In quegli anni si trattò di costruire da zero non solo il nuovo Corso, ma anche il gruppo di ricerca connesso. È stata un’avventura entusiasmante e stimolante”. Cambiamenti e problematicità non sono mancati: “Ci fu una certa difficoltà, nella prima decade del 2000, legata alla crisi finanziaria e al blocco del turn-over nelle amministrazioni pubbliche che arrestò le operazioni di reclutamento che avrebbero dovuto completare il corpo docente del Corso. E ricordo, ancora, il passaggio da quinquennale a Triennale più Magistrale e i vari cambi di regolamento e di ordinamento”. Altro momento significativo: “La ristrutturazione dell’università a seguito della legge Gelmini: un momento cruciale perché ha sancito il ricongiungimento di Informatica e Ingegneria Informatica che infatti hanno una casa comune all’interno dello stesso Dipartimento”. Un processo del quale è stato un grande fautore:Spirito comune era che le due anime dovessero collaborare e non competere. Si è dimostrata una scelta felice”.

Qualche aneddoto

Il prof. Peron, si diceva, ha condiviso un saluto a colleghi e allievi tramite i canali social alla vigilia della sua partenza. In pochi giorni i post, sia sulla pagina Facebook personale che su quella del Corso di Laurea, hanno ricevuto centinaia di like e commenti da docenti di vari Dipartimenti, ma soprattutto da studenti ed ex studenti ora professionisti del settore. Tanti i messaggi di ringraziamento, innumerevoli le manifestazioni di affetto per un professore di cui hanno rimarcato la passione per l’insegnamento e la disponibilità all’ascolto e al supporto. “Le soddisfazioni sono queste! – scherza – Ma è la testimonianza che non è una frase fatta dire che il rapporto con gli studenti va coltivato con cura e passione. Un rapporto costruitosi, giorno dopo giorno, nel quotidiano. “Un po’ di anni fa, in occasione di una prova intercorso scritta, girando per l’aula, notai su un banco un mio ritratto. Evidentemente l’autore aveva passato più tempo ad esercitare le sue capacità nel disegno che a prendere appunti, ma era talmente dettagliato e iperrealistico da essere semplicemente meraviglioso”, un aneddoto. E ne ha altri: “Questo risale proprio agli inizi. Gli studenti mi prendevano in giro perché quando pensavo alla soluzione degli esercizi che assegnavo avevo la tendenza ad alzare gli occhi. E loro, scherzando, sostenevano che ci fosse un proiettore sul soffitto con le soluzioni, visibile solo a me. Era una forma di rispetto molto calda, forse un po’ diversa da quella che avevo sperimentato a Udine fino a quel momento, e decisamente bella”. E l’Università di Napoli, ribadisce, gli ha lasciato tanto. “Al di là dell’ovvio percorso scientifico in questi ventuno anni ho vissuto un bellissimo iter di crescita in qualità di didatta e di coordinatore, fatto di tanti momenti salienti vissuti con generazioni di studenti e tanti colleghi. Napoli è stata un’eccellente palestra!”. Ora non resta che lanciarsi in una nuova avventura: “All’inizio un po’ di shock c’è sempre. Nuovo ambiente, nuovi gruppi di ricerca, è una sfida. A Trieste non insegnerò Basi di dati, ma avrò insegnamenti più incentrati sui fondamenti dell’informatica, il che mi farà bene perché cambiare aiuta sempre a tenersi vivi. Eppure, in fondo, come a Napoli, sono in una città di mare. In più, anche qui, ho ritrovato qualche tratto di napoletanità!”.

Carol Simeoli

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