La pandemia ha accelerato le disuguaglianze?

Convegno a Giurisprudenza con i professori Molini (World Bank) e Chiodo (Istituto vaccini di Cuba)

Una delle domande a cui è doveroso cercare di rispondere in conseguenza delle vicende che hanno coinvolto il mondo intero negli ultimi due anni è la seguente: “In che misura il Covid-19 ha impattato sui processi economici, politici e sociali nelle varie aree del mondo?”. Un quesito al quale hanno tentato di rispondere i professori Vasco Molini della World Bank e Fabrizio Chiodo del Finlay (Istituto vaccini de L’Avana, Cuba). Lo hanno fatto nel corso del seminario Crisi, disuguaglianze e Covid-19, promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza e svoltosi presso l’aulario di Santa Maria Capua Vetere lo scorso 29 settembre. Ha coordinato il prof. Francesco Schettino, docente di Economia Politica e di Economia della Disuguaglianza e del Conflitto. Grande partecipazione di pubblico per l’evento che si è proposto di fornire uno sguardo critico su un sistema-mondo fatto di equilibri precari e di ambiguità. Si è analizzato il caso tunisino, materia di competenza del prof. Molini, che ha spiegato, con l’ausilio di grafici, come il sistema sanitario nazionale del Paese nordafricano abbia sofferto le ondate del virus e come la gestione governativa della pandemia abbia contribuito a deteriorare le condizioni economico-sociali dei cittadini. Nulla di nuovo sotto al sole, insomma. Dalle interviste condotte dal team di Molini ai cittadini tunisini è emerso che il 67 per cento della popolazione trovava le proprie condizioni peggiori rispetto all’era pre-pandemica. Certo, Molini ha precisato che “la percezione della propria situazione è spesso inesatta e fuorviata. Una valutazione delle condizioni economiche effettive richiede dei dati che si possono acquisire nel lungo termine, come la registrazione dei consumi, le proprietà, la posizione reddituale; insomma, dati che non si possono acquisire con una semplice telefonata”. È interessante, tuttavia, che la maggior parte dei cittadini intervistati abbia evidenziato un peggioramento delle condizioni di vita nel quotidiano. È noto che il sistema sanitario tunisino non sia tra i migliori e che, non trattandosi propriamente di una democrazia, sia molto difficile reperire dei dati al cento per cento reali e attendibili. Ciò che ha sottolineato Molini, però, è “la straordinaria professionalità degli statistici, che hanno sempre cercato di renderci una visione chiara del loro panorama, pur correndo i rischi che in quei contesti si corrono quando si è sinceri”. Ci sono aree del mondo dove, d’altro canto, persino fare bene il proprio lavoro può costituire un rischio. Venendo alle conclusioni, gli studi del prof. Molini hanno posto il focus sul fatto che nelle aree più povere il virus ha aumentato le disuguaglianze sociali e il gap esistente tra i ricchi e i poveri. Si parla di situazioni in cui questi ultimi non hanno accesso a cure mediche adeguate mentre ai ricchi è riservato un trattamento di favore, con profilassi adeguate presso cliniche private. Si vede, quindi, accentuato il divario tra il settore privato e quello pubblico, che nella maggior parte dei casi non è in grado di assorbire le richieste di tutti i cittadini.

Il monopolio di Big Pharma

Se la maggior parte dei paesi del sud del mondo non ha avuto accesso ai vaccini o comunque può contare nel novero dei vaccinati un numero assai esiguo della popolazione, c’è un’importante eccezione. Cuba, da circa sessant’anni posta sotto blocco economico, è riuscita più di ogni altra nazione a contenere l’epidemia, e non solo, conta ad oggi il maggior numero al mondo di vaccinati. Un dato che può sorprendere, specie se consideriamo che nel blocco occidentale il liberismo è la fede con cui si demonizza qualsivoglia forma di statalismo. È questa la tesi del prof. Chiodo che, con l’ausilio di alcune scientifiche e ben calibrate provocazioni non ha fatto mistero della sua critica al monopolio farmaceutico occidentale di Big Pharma. “Quando oggi sento parlare di dittatura cubana mi viene da ridere – ha detto – perché è evidente che chi lo dice non abbia capito nulla. Il controllo esercitato dal governo, invece, secondo un modello nato immediatamente dopo il successo della rivoluzione del 1959, ha fatto sì che la risposta all’emergenza sanitaria fosse più immediata e incisiva”. Cuba ha prodotto cinque vaccini, due dei quali usati massicciamente. Il 90 per cento della popolazione adulta e il 98 per cento della popolazione pediatrica dai due anni in su sono vaccinati. Tra le tipologie di vaccino ne è stato prodotto uno appositamente per l’età pediatrica, uno per gli individui immunodepressi e uno sotto forma di spray nasale. Insomma, una tecnologia ben lontana e molto più efficace rispetto a quella che il nostro sistema sanitario è stato in grado di proporre. “La variante Omicron a Cuba non è stata quasi percepita – ha detto ancora Chiodo – e la gestione della pandemia, unitamente all’impiego dei vaccini, ha dimostrato che il nostro sistema presenta numerose falle. La nostra presunzione è quella di credere che il vaccino ideale possa nascere soltanto in un sistema economico come il nostro. Ebbene, è il caso di dirlo apertamente: si tratta di una panzana clamorosa!”. Anche il progetto denominato Covax ha dimostrato di essere timonato da interessi economici. Di cosa si tratta? I Paesi più ricchi hanno acquistato un numero più alto di vaccini rispetto alle esigenze nazionali, così da ‘donare’ le dosi in eccesso ai Paesi più poveri. Tutto molto bello, se solo non fosse emerso un certo vizio: “I Paesi più ricchi in realtà cedono parte dei loro vaccini in cambio di appalti e favoritismi in ambito economico e commerciale”, ha spiegato il relatore. Nessun benemerito dunque, quanto piuttosto intenti simil-colonialistici in epoca globalizzata. Siamo un Occidente che dispensa lezioni di civiltà e giustizia, ma che, come si suol dire, predica bene e razzola male. Dovrebbe infiammare le coscienze il fatto chein Scandinavia sono stati vaccinati i furetti per non interrompere la catena di produzione delle pellicce e i Paesi più a sud del mondo non hanno ricevuto alcun vaccino per la popolazione che moriva nelle case e negli ospedali”. Ne emerge uno spaccato preoccupante, in cui l’Occidente sembra sempre più distante dall’aurea di eticità sotto la quale siamo abituati a vederlo. La pandemia ha accelerato questo processo di accentuazione delle disuguaglianze: molti bambini hanno dovuto trovare un impiego perché i genitori sono rimasti senza lavoro o comunque hanno cominciato a guadagnare molto meno; la speculazione ha fatto sì che le persone con risorse limitate venissero sempre più sfruttate dagli sciacalli e per molti è venuta meno una prospettiva sul futuro. Per dirla con le parole di Chiodo: “Il Covid è la pandemia che più di ogni altra ha devastato i Paesi poveri e le fasce più deboli dei paesi più ricchi, dando nuovamente vita a un sistema elitista che favorisce i più forti e schiaccia i più deboli”.

Nicola Di Nardo

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