La registrazione delle lezioni: “uno strumento utile per studiare e apprendere meglio”

Un’opportunità per avere sempre a disposizione i contenuti di un insegnamento e fissarli del tutto, ma anche per raggiungere chi non riesce ad acquisirli contestualmente alla loro erogazione. L’opportunità in questione è la tanto dibattuta registrazione delle lezioni universitarie, strumento apprezzato dagli studenti che lo hanno incluso nella propria cassetta degli attrezzi, ma contrastato da diversi docenti. Sul tema, il prof. Alessandro Pepino, Delegato per la Disabilità e DSA dell’Università Federico II. “La pandemia, a causa delle regole imposte dal distanziamento sociale, ha costretto le amministrazioni pubbliche – Università comprese – ad attrezzarsi per garantire la continuità dei servizi erogati anche a distanza, ricorrendo a quello che la tecnologia offriva in quel momento”, ricorda. La Federico II, “come gli altri Atenei, ha reagito in maniera efficace. Purtroppo, però, questa rapida trasformazione ha generato un senso di disorientamento”. Molti docenti, ad esempio, “con un malcelato senso di frustrazione, hanno interpretato questa fase come una trasformazione dell’Università tradizionale in Università telematica, leggendo in maniera controversa i nuovi modelli di formazione imposti dall’emergenza pandemica”. Ma non è l’uso di Teams il problema, il prof. Pepino tiene a sottolinearlo: “Dalle telematiche ci distinguono molti fattori. La validità di un sistema formativo non si misura in base alle aule affollate, ma alla capacità di trasferire contenuti, al rigore delle valutazioni così come all’affinità con la ricerca”. Questa doverosa premessa conduce al delicato tema in questione: “Molti ignorano che la registrazione delle lezioni fosse utilizzata anche prima della pandemia, come nel mio caso, o all’estero. Nel complesso delle Università statali italiane, però, erano casi residuali. E c’è anche da dire che registrare la lezione tradizionale era complesso, richiedendo un certo sforzo tecnologico”. Ma con la pandemia e l’introduzione della modalità blended tramite sistemi di videoconferenza, come Teams, “è diventato più semplice, a portata di click”. Il docente cita poi alcuni studi – pre e post lockdown – sull’apprezzamento degli studenti per lo strumento e sottolinea: “È scientificamente dimostrato che, in una lezione frontale, la quantità di informazione trattenuta dal nostro cervello rispetto ai contenuti esposti è inferiore al 30%. La possibilità di rivedere la lezione aumenta decisamente la capacità di conservare le informazioni”. Richiama poi i buoni risultati di un esperimento condotto nel 2018 dal Sinapsi – che già impiega le registrazioni delle lezioni per gli studenti con disabilità o con disturbi dell’apprendimento – con il Corso di Informatica: a valle di un intero semestre registrato, gli studenti manifestarono non solo grande soddisfazione, ma si ebbe un raddoppio nel tasso di superamento dell’esame di Algoritmi e strutture dati (per gli altri insegnamenti non erano disponibili i dati dell’anno precedente). Senza contare che, al di là delle esigenze degli allievi con disabilità o con DSA, “ci sono varie categorie che hanno difficoltà ad accedere alle lezioni in presenza e a distanza, come i lavoratori, le studentesse mamme o i caregiver. Un’Università inclusiva come la Federico II non può non tenere conto di ciò”. Dovendo proseguire ancora con le registrazioni, aggiunge, “renderle disponibili in modo strutturato sarebbe relativamente semplice e il CSI non avrebbe difficoltà a farsene carico”. I link potrebbero essere forniti agli studenti tramite web docenti, come già si fa per il materiale didattico, “o ancora meglio tramite Moodle che permette l’interazione anche con strumenti come forum, sondaggi e quiz”. Ma non solo. La disponibilità di un intero corso già registrato “favorirebbe, per l’anno successivo, una flipped lession, con gli studenti già consapevoli del contenuto, e la lezione sincrona come un momento di discussione, esercitazione o approfondimento”. In conclusione: “Nessuno qui ha l’ardine di sostenere che la lezione a distanza possa sostituire quella in presenza. La registrazione è unicamente uno strumento utile per studiare e apprendere meglio”. Senza dimenticare poi “altri elementi didattici importanti quali, ad esempio, il ricevimento oppure le attività laboratoriali che possono essere erogati a distanza con gli opportuni strumenti. In questi casi, occorrerebbe uscire dagli stereotipi del ricevimento dove tutti gli studenti aspettano ore fuori la stanza o del laboratorio concepito unicamente come laboratorio tradizionale che, certo, è sicuramente preferibile”. Tutte queste innovazioni “richiedono solo un po’ di buona volontà. A mio avviso, il nostro Ateneo, che credo abbia chiaro il valore di questa risorsa, ne gioverebbe in termini di aumento delle iscrizioni e riduzione del drop out, ma darebbe anche un rilevante esempio”. 

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