La storia di Kamila, studentessa siriana

“La sensazione peggiore era l’ansia. Continua. C’era sempre la paura che potesse accadermi qualcosa di brutto o che capitasse ai miei familiari. Ogni giorno così”. La guerra raccontata da una ragazza di 20 anni è, prima ancora che rombo di aerei, bombe, soldati ad ogni angolo di strada, una inquietudine che diventa parte di sé, che avvelena i giorni e le notti, che impedisce di pensare a qualcosa che non sia la mera sopravvivenza quotidiana. Kamila Zahida, ventiduenne siriana, ha vissuto così dal 2012 al 2016 a Damasco, la capitale di uno Stato nel quale, da oltre sette anni, si fronteggiano gruppi armati contrapposti: i fedelissimi del dittatore Assad, i paladini dell’Isis che vorrebbero creare tra la Siria e l’Iraq un Califfato basato sul fanatismo, sul sangue e sull’intolleranza, i miliziani dell’esercito di liberazione siriano, fazioni riconducibili all’integralismo sunnita, eserciti dei Paesi confinanti ed aerei delle potenze occidentali e della Russia. Kamila è in Italia da nove mesi e da otto vive a Portici. Si è appena immatricolata alla Federico II – studierà Archeologia – grazie al progetto che ha messo a disposizione 100 borse di studio per giovani rifugiati…
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola dal 10 novembre (n. 18/2017)
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