“Un vero leader. Capace di guardare lontano”

La scomparsa di uno dei padri dell'Ingegneria Gestionale a Napoli: il prof. Mario Raffa. Il ricordo di un suo allievo e amico, il prof. Guido Capaldo

“Con Mario perdo il mio Maestro, la persona che ha creduto in me e mi ha costantemente incoraggiato, anche nei momenti difficili. Chiunque di noi oggi abbia un ruolo nell’ingegneria gestionale a Napoli lo deve a Mario. Senza i suoi sacrifici e la sua abnegazione nessuno di noi sarebbe qui ora. Senza Mario saremo tutti un po’ orfani. Tutti dovremmo essergli riconoscenti a vita”. Il prof. Guido Capaldo, allievo ed amico del professore Mario Raffa, già ordinario di Ingegneria Economico-Gestionale dell’Ateneo federiciano,  recentemente scomparso, non nasconde la sua commozione nel ricordare la figura del docente.
Come e quando ha conosciuto il prof. Raffa? “Alla fine degli anni Ottanta. Io mi ero laureato in Ingegneria civile idraulica nel 1985 e poi avevo conseguito un diploma Master in Economia ed Organizzazione aziendale al CUOA a Vicenza. Avevo iniziato a collaborare con il prof. Eugenio Corti, altra importante figura di riferimento per la nascita dell’Ingegneria gestionale a Napoli. Aveva fondato una società di consulenza, la T&T (Trasferimento di Tecnologie), che si occupava di supporto alla pianificazione strategica delle imprese, per integrare la variabile tecnologica nel processo di pianificazione aziendale. Grazie alle esperienze maturate negli Stati Uniti al MIT, con un gruppo di collaboratori aveva sviluppato dei sistemi di supporto alle decisioni (una vera innovazione radicale in quel periodo) che venivano utilizzati per supportare il management nel processo di pianificazione strategica. Corti, in occasione di un invito a cena da parte del prof. Raffa, mi portò con lui. Mario in quella occasione mi parlò del progetto del Corso di Ingegneria Gestionale a Napoli e mi chiese se, alla luce della mia formazione e delle mie esperienze, avrei voluto dare una mano. Fu in quel momento che scoccò la scintilla”.
Quale fu all’epoca la sua impressione? “Una persona che mostrava e trasmetteva passione ed entusiasmo, che credeva nelle proprie idee e riusciva a coinvolgere gli altri. Un vero leader. Capace di guardare lontano, di porsi obiettivi sfidanti ma non irrealizzabili, di fissare una rotta e mantenerla anche in condizioni di mare burrascoso, riuscendo sempre a mantenere la fiducia del suo equipaggio. Abbiamo percorso molte traversate insieme. Ero appena diventato ricercatore, nel 1994, quando mi affidò la responsabilità organizzativa del Convegno Nazionale di Ingegneria gestionale, che per la prima volta si teneva a Napoli. Fu un grande successo, i colleghi più anziani ancora lo ricordano. E poi i tanti progetti di ricerca sull’imprenditorialità, le pubblicazioni, i convegni ai quali partecipammo, i tanti riconoscimenti”. “Nel 1999 Mario ed io organizzammo per la prima volta in Italia, a Napoli, il Convegno Mondiale dell’ICSB, International Council of Small Business. Circa seicento partecipanti da tutto il mondo, un programma scientifico di grande rilievo. Ponemmo molta attenzione anche alla promozione della nostra splendida città. Il cocktail di benvenuto fu organizzato al Museo di Capodimonte e la cena di gala nel Salone della Meridiana del Museo Archeologico Nazionale. I nostri ospiti andarono via con una impressione completamente diversa rispetto a quella con la quale erano arrivati”.
“Un uomo generoso e altruista”
Come era Mario Raffa nel privato? “È sempre stato affettuoso con me e la mia famiglia. Ricordo i tanti inviti a cena in estate nella casa che aveva al lago del Fusaro. I tanti doni (spesso bottiglie di aglianico e squisiti torroncini) che non faceva mai mancare in occasione delle festività”.
Può raccontarci episodi particolarmente significativi che vi hanno accomunato negli anni di conoscenza? “Mi commuovo pensando al lingottino d’oro con incisa la data in cui vinsi il concorso di associato, alla fine degli anni Novanta, che Mario mi regalò. Alcuni anni fa ho avuto un duplice tumore al colon, per fortuna quasi ormai superato. Anche in quell’occasione Mario mi è stato molto vicino, con la sua presenza e il suo incoraggiamento”.
Il prof. Raffa sin da giovane ha sempre creduto nel significato più profondo della politica. È stato poi assessore al Comune di Napoli. Come ha vissuto questa esperienza? Ne è uscito deluso o soddisfatto?
“Certo che ha sempre creduto nel significato più profondo della politica, ma ancor prima direi che era un uomo generoso ed altruista. Sinceramente interessato all’altro, chiunque fosse. Il collega più anziano, lo studente, il custode. Mario non parlava per parlare, parlava perché si interessava all’altro, ascoltava ed aiutava gli altri. È a partire da queste sue doti che va inquadrata la sua passione sincera e disinteressata per la politica. A mio parere, le sue capacità sarebbero state molto più utili ed importanti per la nostra città di quanto è stato messo in condizione di fare. Il suo contributo è stato importante, le sue iniziative per la città (che ha poi raccolto in un volume che ha regalato a molte persone, me compreso) penso siano in parte da considerare delle buone prassi da tenere ancora in considerazione. Soluzioni ancora valide per i problemi di sviluppo economico ed imprenditoriale del nostro territorio”.
Il dolore della morte di un figlio. Che ricordi ha di quella tragedia del docente? “Una grande tragedia. Conoscevo Lelio da bambino. Lo avevo seguito negli studi universitari. Ero stato il suo relatore di tesi di dottorato, titolo che aveva conseguito presso l’Università del Salento. Lo avevo coinvolto nei miei progetti di ricerca sulle problematiche relative ai fattori di successo nell’implementazione dei sistemi ERP ed al cambiamento organizzativo necessario per facilitare il successo nell’adozione di tali sistemi informatici. Con Lelio e Pierluigi Rippa, un altro mio brillante e bravo allievo, trascorremmo un lungo periodo negli Stati Uniti per incontrare i più importanti ricercatori che si occupavano dei nostri temi di ricerca, esporre le nostre proposte di ricerca, stabilire collaborazione. Fu un viaggio stupendo e anche pieno di opportunità che ci consentirono, al rientro in Italia, di intensificare le nostre ricerche e le nostre pubblicazioni, raccogliendo anche importanti riconoscimenti internazionali. Quel maledetto 26 dicembre di tanti anni fa non lo dimenticherò più. Fu un dolore tremendo. Mi colpì molto la compostezza di Mario e della moglie, la capacità di andare avanti dopo un evento crudele e innaturale. Ricordo che Mario, col dolore che traspariva naturalmente dal suo volto, riprese solo dopo pochi giorni il suo lavoro in Dipartimento e i suoi impegni. Un esempio anche in questo”.
La nascita di tanti giovani imprenditori
Start Cup fu un’altra grande intuizione di Raffa. Ne parlavate? “Certo. Ero stato io a suggerire a Mario questa idea. Lui aveva ricevuto da poco la delega in materia di sviluppo delle start up dal Rettore dell’epoca. Mi sembra fossimo ai primi del Duemila o poco più avanti. Purtroppo in quel periodo era afflitto da terribili mal di schiena che lo costringevano spesso a rimanere a letto. Io gli proposi di dargli una mano e andai a trovare alcuni delegati dei rettori di altri atenei per raccogliere idee e suggerimenti. Proprio all’Università di Padova mi raccontarono della loro esperienza relativa alla start up di ateneo. Al rientro a Napoli andai a trovare Mario, gli raccontai tutto e lui raccolse con entusiasmo la proposta. In poco tempo partì la prima edizione della Federico II Start Cup. Avemmo già molte adesioni e furono presentati diversi progetti interessanti. Ricordo che io curai la fase di formazione sul business plan per tutti i gruppi partecipanti. Poi negli anni successivi, grazie all’entusiasmo ed alla passione di Mario, questa iniziativa è diventata sempre più importante e di successo. I miei impegni non mi hanno più consentito di affiancare Mario in questa iniziativa, ma sono particolarmente contento che sia stato Pierluigi Rippa, un mio brillante allievo, ad affiancare Mario e ad assumere, grazie a questa esperienza, responsabilità nazionali ed internazionali sempre più importanti sul tema dell’imprenditorialità”.
Quale eredità lascia il prof. Raffa? “Le numerose iniziative sulla promozione della cultura della creazione di impresa e della gestione dell’imprenditorialità che Mario con continuità ha promosso fino a qualche giorno fa hanno contribuito alla nascita di tanti giovani imprenditori e alla costituzione di numerose start up. Ha diffuso in tutto il nostro territorio la cultura dell’innovazione tecnologica e dello sviluppo imprenditoriale. Ha portato avanti, ancor prima che venissero così denominate, le attività della ‘Terza Missione’”.
Fabrizio Geremicca

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