Consegna dei titoli ai Dottori di ricerca

E’ il secondo anno che si celebra in maniera ufficiale la consegna dei diplomi di Dottore di ricerca e la soddisfazione ad Ingegneria sembra essere generale. Il 21 aprile, nel corso della cerimonia, sono stati attribuiti 107 titoli (21 i dottori dell’area Civile, 15 dell’area dell’Informazione e 71 dell’area Industriale). Nell’Aula Magna Leopoldo Massimilla erano tanti i presenti: molte mamme e papà con tanto di fiori e cuginetti al seguito, le autorità accademiche – il Rettore Guido Trombetti, il Preside della Facoltà Edoardo Cosenza, i tre direttori di Area della Scuola di Dottorato  Antonio Moccia,  Federico Massimo Mazzolani e Luigi Pietro Cordella -. Qualche vuoto nella fila dei neo dottori perché già impegnati, taluni anche all’estero. 
“Quello di Dottore di ricerca è il titolo più importante che un Ateneo può consegnare, per questo è giusto dare la visibilità dovuta all’evento”, ha detto il Preside Cosenza. Poi la parola a tre Dottori degli scorsi anni i quali, attraverso la loro testimonianza, hanno sottolineato la spendibilità del titolo sul mercato. “Il dottorato è stato fondamentale per me – racconta Giovanni Rumolo, dottore in Ingegneria Elettrica nel 2000 – Attualmente faccio ricerca presso il CERN di Ginevra; lavoro al più grande acceleratore di particelle LHC del mondo. L’esperienza del dottorato mi ha dato l’opportunità di conoscere culture diverse lavorando in molti paesi europei e allargando, quindi, i miei orizzonti. Dunque, a coloro che hanno appena conseguito il titolo vorrei consigliare di fare molte esperienze fuori, di non fossilizzarsi perché c’è molto da imparare in ambito internazionale”. Rivolta alle imprese è, invece, la carriera di Salvatore Cotugno, dottore di ricerca in Ingegneria dei Materiali nel 2003, che adesso lavora presso il Centro Ricerche Europeo della Bridgestone a Roma. Dice “ho concluso il dottorato il primo febbraio e il giorno dopo già ero in azienda. In realtà, la mia tesi di dottorato sulle schiume polimeriche poco interessava alla Bridgestone, ma quello che hanno apprezzato è stata la mia forma mentis, la capacità di ragionamento, di problem solving e le mie conoscenze tecniche. In questo senso sicuramente il titolo conseguito presso la Federico II è un ottimo biglietto da visita, perché questo Politecnico è riconosciuto come centro d’eccellenza in tutta Europa”. Realizzare il proprio sogno è stato il motivo trainante di tutta la vita lavorativa di Leopoldo Verde, dottore in Ingegneria Informatica e Sistemistica nel 1992 e che attualmente lavora presso il CIRA (Centro Ricerche Aerospaziali) di Capua dove ha visto messi in pratica i suoi progetti per il controllo dei sistemi di volo senza  pilota. “Io sono fortemente convinto – afferma – che la Scuola di Dottorato sia uno slancio importante e che se ne sia sempre sentita e se ne sentirà sempre di più l’esigenza in un mercato dove la competizione è sempre più forte”. 
“Sono rimasto sempre affascinato dagli studenti di Ingegneria – commenta il Rettore Trombetti – Ho insegnato qui per alcuni anni e ho incontrato, tra i tanti, molti ragazzi brillanti con grandi carriere davanti. Questo titolo consegnato oggi ai neo-dottori, dunque, deve essere letto non solo in rapporto alla ricerca, ma anche come il segnale di un nuovo rapporto tra università ed impresa”.
La parola ai neo dottori. “Io ho un contratto di ricerca con il Cnr di Portici, per il quale il dottorato mi ha aiutata molto” racconta Antonietta Buosciolo che si dice contenta della cerimonia che giunge dopo tre anni di lavoro. “Non ci aspettavamo una manifestazione del genere e siamo rimasti tutti positivamente sorpresi, anche se impreparati all’evento!”, conclude. “La trovo un’iniziativa interessante e gratificante – dichiara anche Luna Interlandi, dopo il dottorato è impiegata ad interim presso la Regione Campania – perché gli anni di dottorato passano molto nell’ombra”. “Credo sia un messaggio importante che si lancia anche agli altri studenti – aggiunge Maria Teresa Borzacchiello – Può essere di stimolo per tutti. Soltanto sono rimasta stupita dal fatto che si è parlato molto degli sbocchi in azienda e si è detto poco sulla possibile carriera  accademica per i dottori di ricerca”.
Valentina Orellana
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