Coppola: un professore giallista

Clotilde Kuster Melis, laureata in tre anni e una sessione in Filosofia alla “Federico II”, di ritorno da un viaggio negli USA, si trova coinvolta in una storia di ricatti e assassinii che sconvolge Napoli e che ha come suo motore una donna misteriosa. Con lei la brillante ex studentessa ingaggerà uno scontro che costituisce un’ulteriore tappa del suo percorso di formazione e del suo avventuroso post-laurea. “La donna senza nome” è il titolo dell’ultimo romanzo, il quinto della saga di Clotilde, scritto dal prof. Bruno Coppola, titolare della cattedra di Didattica della Filosofia alla “Federico II”, e pubblicato da Le Lettere. Il libro è stato presentato il 17 gennaio presso la libreria Feltrinelli di via S. Tommaso D’Aquino. 
“Sono stato sempre interessato alla psicologia delle donne  – così spiega il professore la scelta di un punto di vista femminile per i suoi romanzi – Questa curiosità, in una persona abituata alla ricerca, si è trasformata in conoscenza”. Ma c’è una seconda grande protagonista dei suoi libri: Napoli, con le sue contraddizioni e i suoi problemi, la sua umanità variopinta, che Coppola ritrae giocando su un sapiente impasto di dialetto ed italiano, come sottolinea Mario Materassi, professore di Letteratura anglo-americana all’Università di Firenze. “Napoli più che una cornice è un essere vivente che parla attraverso i personaggi – afferma Coppola – La letteratura non è astratta, si nutre dei luoghi. Non è un caso che i romanzi di Clotilde si svolgano in questa città”. E la prof.ssa Martha Canfield, docente di Letteratura ispanico-americana prima alla “Federico II” e ora all’Università di Firenze ricorda che “l’intrigo di questi romanzi nasce dalla storia di Napoli, dalla seconda guerra mondiale ai nostri giorni”, aggiungendo: “Clotilde rappresenta un certo modo di vivere, è un personaggio altamente positivo e convincente”.
Desireè Klain, giornalista che ha ispirato uno dei personaggi dell’intreccio e moderatrice dell’incontro, nota come, soprattutto nell’ultimo romanzo, vi sia una sinergia e una collaborazione fattiva fra magistrati, polizia, giornalisti e cittadini qualunque. La cosa non si verifica sempre nella realtà, in cui i vari gruppi sociali paiono spesso separati e incapaci di un’azione comune. “La Napoli del libro è un’utopia – ammette il professore – Anche nella realtà esiste però la connessione tra magistrati eroici, giornalisti seri e scienziati intelligenti solo che in questo momento sembra non essere vincente. Ho molti amici in queste tre categorie di professionisti, sono persone che amo e rispetto, non ho fatto altro che farle interagire sulla pagina”.
Le vicende di questa variegata umanità, reale o immaginaria che sia, si snodano tra i vicoli, le piazze, gli edifici della città partenopea. “Il libro ha un plot ricco di sottotrame, di colpi di scena ma sembra anche un saggio sull’antropologia dei napoletani”, commenta la Klain. 
Anche gli accadimenti dei nostri giorni rimbalzano dai telegiornali di tutto il mondo nella Feltrinelli. “Astuta, coraggiosa e intelligente: date le sue straordinarie doti investigative, come risolverebbe Clotilde il problema della spazzatura a Napoli?”, chiede con un sorriso il professor Materassi, anch’egli autore di raffinati racconti. Coppola non evade la domanda e la sua risposta illustra bene anche perché Napoli abbia un ruolo così decisivo nella sua narrativa: “a Napoli si coagulano i crimini e gli effetti di azioni spesso compiute altrove. La spazzatura ne è un emblema. Nelle nostre periferie abbiamo l’immondizia di mezza Europa. Se la nostra città è ridotta così, significa che fa comodo a molti”. Ma non per questo Coppola indulge ad una visione auto-assolutoria, anche se confessa che “quando qualcuno attacca Napoli reagisco istintivamente per difenderla, come farebbe Clotilde”. Il suo atteggiamento è improntato a un certo cupo pessimismo: “Questa città è arrivata ad un punto di non ritorno. E’ una città che non produce niente tranne i pastori di S. Gregorio Armeno – afferma – 30 anni fa il grande Eduardo disse “fuitevenne!”. Sono arrivato alla dolorosa conclusione che aveva ragione…” Coppola ricorda che il suo maestro Aldo Masullo aveva definito tempo addietro Napoli “una città incapace di ridiventare protagonista della storia” e conclude con amarezza: “15 anni fa avevamo pensato che ci sarebbe stata una svolta ma ci eravamo illusi”.
Manuela Pitterà
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