Lettere, la parola ai Direttori di Dipartimento

Dopo docenti e studenti della Facoltà di Lettere abbiamo ascoltato questa volta i Direttori dei Dipartimenti riguardo alle prossime elezioni del Preside. Perché se è vero che è prematuro parlare di candidature o ricandidature, dato che tutto dipenderà dall’esito delle elezioni politiche e quindi dalla possibilità del prof. Eugenio Mazzarella di impegnarsi in un secondo mandato, è anche vero che non è altrettanto prematuro parlare di priorità, questioni nodali all’interno della Facoltà che dovranno essere messe in agenda da chiunque ricoprirà quest’incarico a partire dal prossimo anno accademico.
Come gli altri docenti e gli studenti, anche i Direttori dei Dipartimenti hanno evidenziato come prioritaria una stabilizzazione dell’ordinamento didattico. Ma accanto a questa esigenza appaiono anche necessità di ordine culturale.
Razionalizzazione 
della didattica
e degli spazi
“I problemi della Facoltà su cui intervenire o continuare a intervenire, nel caso di una continuità del mandato, sono problemi didattici, di gestione della riforma, della segreteria, come in tutte le altre Facoltà”, sostiene la prof.ssa Valeria Viparelli, Direttore del Dipartimento di Filologia Classica. “Ma un intervento più specifico di una prossima presidenza dovrebbe cercare di rispondere appieno alle domande sempre più forti che vengono dal territorio, di conoscenza e formazione di cultura umanistica; sono richieste che vanno gestite bene. In questo quadro è importante stabilire e favorire la connessione tra l’area umanistica e scientifica, e rafforzare il senso e l’importanza della cultura umanistica. Anche perché dal punto di vista della ricerca abbiamo buoni risultati, riconosciuti anche dalla valutazione nazionale; ma tutto questo si deve coniugare con forze di innovazione che guardino al futuro”. Una questione legata invece alle strutture e agli spazi della Facoltà è quella annosa della Biblioteca. “Il trasferimento in una sede non vicinissima alla centrale comporterà di per sé una serie di problemi – osserva la prof.ssa Viparelli – Anche per questo è importante riuscire a gestire la transizione in modo tale da garantire un servizio funzionante ed incentivarne l’utilizzo”. 
Di spazi parla anche il prof. Fabrizio Lomonaco, Direttore del Dipartimento di Filosofia. “La razionalizzazione dell’uso degli spazi va necessariamente combinata alla razionalizzazione didattica”, spiega il professore, “sia per quanto riguarda la Facoltà nel suo insieme che per lo specifico del nostro Dipartimento: i corsi di Filosofia hanno solo due aule tra quella sul piano nella sede centrale e quella in via Mezzocannone 16”. Ma non si può comunque prescindere anche per il prof. Lomonaco dalla “sistemazione dei problemi didattici derivati dall’entrata in vigore del nuovo ordinamento. E’ necessario un lavoro di continuità, a prescindere dalle decisioni dell’attuale Preside. L’assestamento della riforma è prioritario per gli studenti ma anche per i docenti, che non sono stati solo spettatori degli squilibri del nuovo ordinamento ma li hanno anche subiti loro stessi. E oltre all’impianto generale dell’ordinamento vanno anche risistemati nel dettaglio tutti i corsi di studio”.
Un Preside
giovane e che
voglia sacrificarsi
Per il prof. Antonio V. Nazzaro, Direttore del Dipartimento di Storia, “sul tappeto ci sono diverse esigenze di trasformazione, tra cui quella dell’ordinaria amministrazione, che tocca da vicino tutti gli afferenti alla Facoltà. Il Preside, che sia riconfermato o meno, deve essere comunque una persona piuttosto giovane, dai 50 ai 65 anni massimo, che voglia però impegnarsi fino in fondo nell’assolvimento dei suoi compiti. Anche se non ha esperienze precedenti di questo tipo non importa, l’esperienza si fa sul campo, nel giro di 2-3 mesi. Ma il punto è soprattutto il sacrificio di tempo che ogni Preside deve sottrarre un po’ alla famiglia e un po’ allo studio per portare avanti una Facoltà ampia e articolata come questa, coordinare i Presidenti di Corso di Laurea e le Commissioni, un compito non da poco. E’ prioritario, insomma, un impegno di totale dedizione alla causa: bisogna trovare qualcuno che voglia sacrificarsi”, sostiene il professore. Augurando allo stesso tempo al prof. Mazzarella “una sicura affermazione” alle elezioni politiche. “Gli interventi sull’ordinaria amministrazione saranno da definire poi sul campo, ma i problemi legati, ad esempio, alle strutture non mancano: basti pensare agli ascensori non funzionanti o ai riscaldamenti troppo alti, questioni che da anni affliggono la sede di via Marina. Sia io che i miei predecessori abbiamo contattato più volte l’Ufficio Tecnico del Polo, ma con pochi risultati”.
Psicologia 
vuole diventare 
Facoltà
Scavalca del tutto i problemi legati al riordino degli ordinamenti la prof.ssa Adele Nunziante Cesaro, Direttore del Dipartimento di Scienze Relazionali, secondo la quale la vera priorità è “una gestione con una chiara politica culturale, sviluppata dalla Facoltà con competenza e portata avanti con metodi di discussione che coinvolgano i Dipartimenti e tutti i Corsi di Laurea. Così come è necessaria un’assoluta trasparenza, sempre, su tutte le questioni e le informazioni sia interne che ministeriali. Già se fossero applicati questi due punti sarebbe tutta un’altra storia. Sarebbe un sollievo anche se i docenti della Facoltà potessero essere liberati da queste ore e ore di adempimenti burocratici: la maggiore attività dei professori è diventata ormai quella di occuparsi di carte infinite senza alcun supporto, il che è uno spreco di intelligenze e capacità”. Ma l’esigenza prioritaria del Dipartimento di Scienze Relazionali, spiega la prof.ssa Nunziante Cesaro, rimane sempre quella di “diventare Facoltà: perché è così in tutta Italia, tranne che forse in un Ateneo della Puglia o della Calabria. E soprattutto perché una sentenza della Cassazione dice che le Scuole di Specializzazione di Psicologia possono essere aperte solo nelle corrispondenti Facoltà: per cui rispetto alle altre Facoltà di Psicologia in Italia ai nostri laureati, dopo la Triennale e la Specialistica, continuerà a mancare sempre il terzo e necessario livello di specializzazione. E uno psicologo senza specializzazione è come un medico generico, è un titolo a metà”. Per quanto riguarda invece le esigenze in termini di spazi e strutture, “riusciamo ad organizzarci con gli spazi che abbiamo, ma siamo sempre itineranti; e non possiamo permetterci di aprire servizi clinici di consultazione per legare l’aspetto clinico alla didattica e permettere ad esempio agli studenti di svolgere tirocini ‘interni’ piuttosto che nelle sole Asl”.
Viola Sarnelli
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