Occorre “superare l’attitudine discorsiva in favore di una modalità di studio più concisa e rigorosa”

Capacità di comprendere la complessità di discipline sviluppate in secoli di studio, racchiuse nell’analisi concisa e scientifica del docente: questa è la più grande dote che deve possedere uno studente di Ingegneria. “Le discipline impartite ad Ingegneria non sono facili perché – spiega il prof. Giuseppe Mastrocinque, docente di Struttura della Materia che insegna Fisica Generale I – i loro contenuti, elaborati in secoli di esperienza e pensiero, sono oggi comunicati in forma (spesso matematica) molto sintetica e veloce. Così vige senz’altro un ‘effetto sorpresa’: la quantità di nozioni e la complessità del ragionamento richiesto oltrepassano le prime aspettative delle nostre matricole. Da noi, più che altrove, è perciò necessario superare l’attitudine che chiamerei ‘discorsiva’ in favore di una modalità di studio e di espressione più concisa, precisa e formalmente rigorosa. Credo che la difficoltà maggiore stia proprio nel determinarsi ad avere maggiore concentrazione in tal senso, vale per la Fisica come per le altre materie. Però l’aspetto entusiasmante è che questo sforzo di elaborazione consente poi a tutti i volenterosi l’acquisizione di grandi capacità di ragionamento, di giudizio tecnico, addirittura di valutazione in genere delle problematiche complesse”. 
Quello che viene chiesto allo studente di Ingegneria è dunque di passare da un metodo di studio in cui si acquisiscono semplicemente informazioni, ad uno ragionato, e di sviluppare, dunque, capacità di ‘problem solving’, di iniziare a ragionare con una ‘mente matematica’: per raggiungere questi risultati è necessario tanto impegno nello studio e nella frequenza attenta ai corsi. 
“E’ importantissimo frequentare le lezioni. – sottolinea il prof. Mastrocinque – Può essere faticoso alla lunga, ma paga molto bene. I docenti sanno comunicare in forma efficace e incisiva quelle secolari elaborazioni di cui si parlava prima. Studiare regolarmente, e, per favore, non a memoria. Cioè esercitare la mente a ritrovare il ragionamento, il teorema, a ricavare da sé la formula matematica. All’inizio è più difficile. Ma, alla fine, avremo un bravissimo ingegnere”.
Sembra proprio che la capacità di ragionamento vada sviluppata giorno dopo giorno e non solo in aula, se racconta il professore che “un bel segno di riconoscimento dei futuri ingegneri si potrebbe tante volte ricavare dall’argomento delle loro conversazioni: si può capire la mia soddisfazione quando una volta, in metropolitana, due giovani a me di fronte (senza conoscermi) invece di chiedermi sbadigliando l’ora, come talvolta accade, mi chiesero se per caso io sapessi risolvere quel dannato integrale di cui stavano discutendo! Rivelazione d’identità ovvia, ma gratificante”.
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