Se il prof. controlla il libretto la media non cresce

“Il libretto, prego”. Dovrebbe essere una richiesta che arriva da parte del docente solo alla fine d’esame. Troppo spesso invece arriva durante la prova o addirittura prima che inizino le domande allo studente, creando una condizione in cui ad essere esaminata non è più la preparazione dello studente ma i suoi voti precedentemente ottenuti, assunti ad elemento di valutazione integrativa o addirittura sostitutiva rispetto alla prova in sè.
Il problema non è nuovo, né limitato ad un solo corso di laurea o ateneo – anzi, è una modalità accettata e tollerata nella maggior parte dei contesti, finché non si arriva a situazioni estreme come quella di Giurisprudenza della Federico II, dove le proteste degli studenti sono troppe per poterle ignorare. 
“Abbiamo ricevuto moltissime istanze da parte degli studenti, più volte hanno denunciato casi di docenti che prima guardano il libretto e poi valutano quale voto assegnare all’esame, in maniera piuttosto palese”, spiega Luigi Di Maio, presidente del Consiglio degli studenti a Giurisprudenza. Insomma, come aveva denunciato anche una studentessa al nostro giornale tempo fa, se hai tutti voti bassi è davvero difficile che una tua prova possa essere valutata da 30; e in questo modo la carriera precedente diventa un condizionamento tale che gli studenti che per un motivo o per un altro non hanno avuto risultati brillanti ai primi esami rischiano di non potere più risollevare la media.  Certo, per fortuna a Giurisprudenza non tutti i docenti ragionano così, e ci sono quelli che danno la possibilità di ottenere votazioni anche alte se la preparazione è effettivamente valida; ma sono “oasi nel deserto”, dicono gli studenti. “Le istanze che riceviamo sono soprattutto di delusione”, commenta Luigi, “confrontando i voti diversi ricevuti da persone con libretti diversi che hanno dimostrato però un’uguale preparazione. Non so se ci sia una precisa ratio, motivabile, nel comportamento di alcuni docenti. So solo che quello che ci comunicano gli studenti è una forte delusione”. A questo si aggiunge il fatto che “le votazioni di tutti gli esami vengono valutate sullo stesso livello, a prescindere dai crediti e dai programmi, che siano composti da 200 o da 1000 pagine”. Alcuni studenti per necessità si sono presentati all’esame senza libretto – quelli del primo anno che non lo avevano ancora ricevuto dalla segreteria. Altri invece hanno provato a presentarsi deliberatamente senza libretto, portando la sola carta di identità. Ma in quel caso, spiega Luigi, c’è il rischio di un altro effetto indesiderato: il docente non potendosi orientare in base ai voti precedenti non si sbilancia, e si mantiene massimo sul 25 politico.
A Giurisprudenza 
“pesa di più la
frequenza ai corsi”
I docenti di Giurisprudenza rispondono in parte negando in parte ammettendo quello che è visto dagli studenti come un problema piuttosto pesante. “Non posso escludere il problema dell’influenza dei voti precedenti- afferma il prof. Aurelio Cernigliaro, docente di Storia del Diritto italiano e già Vice Preside a Giurisprudenza della Sun – ma posso parlare solo per me stesso; mi pare una modalità assolutamente irrazionale, bisogna essere valutati senza alcuna ombra di valutazioni precedenti. Ma non nascondo che altri potrebbero farlo. D’altra parte capita spesso che quando si apre il libretto di uno studente molto bravo si trovino buone votazioni anche in altre materie”. “Per quanto riguarda il mio esame”, spiega il prof. Francesco Santoni, docente di Diritto del Lavoro, “c’è una certa indipendenza di valutazione rispetto al libretto, non ci facciamo influenzare anche se essendo al secondo anno gli studenti arrivano da noi con un gruppetto di esami già sostenuti. Ma il voto si basa solo sulla prova. Ci rendiamo conto che nella fase di avvio degli studi ci sono maggiori difficoltà che possono determinare degli incidenti di percorso, e non è giusto penalizzare i ragazzi per eventuali difficoltà iniziali. La nostra valutazione media non è mediamente altissima ma nei limiti della sufficienza, e più che dal libretto è influenzata sicuramente dalla partecipazione o meno degli studenti a lezioni, seminari e gruppi di studio. Molti dei nostri problemi sono dovuti alla mancanza di frequenza obbligatoria. Ma gli unici casi in cui si va a guardare il libretto sono forse quelli degli studenti arrivati al IV anno, per non far abbassare la media”. Anche il prof. Fernando Bocchini, docente di Istituzioni di Diritto Privato, afferma “non tengo assolutamente conto del libretto; bisogna però dire che il mio esame è al primo anno, molti lo sostengono come primo in assoluto. Ma non credo che sia una modalità diffusa neanche tra i miei colleghi, la questione dei libretti non è un problema della Facoltà ma un fatto legato a singole situazioni, e molto spesso si parla di supposizioni degli studenti piuttosto che di realtà”. Più netta nel distaccarsi da questa modalità è la prof.ssa Giovanna De Minico: “chiedo il permesso agli studenti di prendere il libretto solo dopo che è terminato l’esame e ho già comunicato il voto – sostiene la docente- I ragazzi se ne stupiscono. Ma noi docenti non siamo automaticamente autorizzati a vedere il libretto, è un documento pubblico ma è necessario che la valutazione avvenga sul singolo esame, tranne che nella seduta di laurea. Così si viene rispettati dagli studenti”. Più sfumata la posizione del prof. Vincenzo Patalano, docente di Diritto Penale a Giurisprudenza oltre che Prorettore della Federico II con delega alle problematiche studenti: “ personalmente non guardo i libretti, ogni esame è una storia a sé. Ma credo di poter dire che a volte le persone ritengono di aver dato il massimo anche se questo può non corrispondere a determinati standard di resa. Mi rifiuto di credere che la pratica sia così diffusa, perché vorrebbe dire sminuire la capacità di valutazione dei docenti”.
Se a Giurisprudenza il fenomeno ha i tratti di un’abitudine pesantemente diffusa, anche in altre Facoltà e negli altri Atenei cittadini non mancano problemi analoghi, sebbene più diluiti.
A Lettere- Federico II dipende dal contesto del Corso di Laurea, oltre che dal singolo docente. Nei Corsi con un numero di iscritti ridotto c’è frequentemente un rapporto di conoscenza diretta tra studenti e docenti che influisce già di per sé sull’esame, nel bene e nel male, come a Lettere Classiche; oppure si tende a non dare troppa importanza alle votazioni, come a Filosofia, dove la maggior parte degli studenti assicura che non gli è mai capitato. Già diversa la situazione a Storia, dove alcuni ragazzi parlano di un fenomeno che, pur se non eclatante, non è neppure raro. “Sono casi di docenti con scarsa capacità di valutazione, che si affidano perciò alla valutazione degli altri. E questo non è accettabile, un professore dovrebbe essere in grado di valutare da solo lo studente”, sostiene Diego Ferrara, rappresentante degli studenti in Consiglio di Ateneo. E’ a Lettere Moderne forse che l’abitudine è più frequente. Non solo in negativo, come capita a Giurisprudenza, ma soprattutto in positivo: capita cioè che studenti con ottimi libretti abbiano non solo più possibilità di vedersi alzare il voto per non guastare la media, ma siano anche facilitati con un numero di domande minore e meno approfondite.
Meno frequente invece che i docenti valutino in base al libretto nelle Facoltà scientifiche. Ad Ingegneria-Federico II Marco Race, presidente del Consiglio degli Studenti di Facoltà, ed altri studenti assicurano che questo non avviene “nel 90% dei casi. Al massimo i docenti possono essere puntigliosi e rifiutarsi di far sostenere l’esame a chi non ha il libretto, ma solo per essere sicuri che  gli studenti appartengano al corso di laurea”.
Anche a Medicina non sembra essere un fenomeno abituale. “A me è capitato una sola volta”, sostiene il rappresentante degli studenti Pasquale Donnarumma, “ed è comunque raro che i professori guardino i libretti prima di decidere il voto, se non per non abbassare la media agli studenti degli ultimi anni. Dipende forse anche dal fatto che in tutti gli esami prima dell’orale c’è una prova scritta il cui risultato è abbastanza vincolante”, e la valutazione dello scritto certo non permette di consultare il libretto con le valutazioni precedenti. 
Spesso “il libretto 
influisce in positivo”
A Farmacia “personalmente non mi è mai capitato, è un problema di cui ho sentito parlare in passato ma che credo si sia avviato verso una risoluzione”, sostiene il presidente del Consiglio degli Studenti di Facoltà Antonio Del Duca. “Fondamentalmente, secondo la mia esperienza, se i docenti a Farmacia guardano il libretto è per capire sin dove possono arrivare con le domande, guardando quali esami sono già stati sostenuti, perché molti ambiti disciplinari sono collegati, seguono un filo logico; ma il giudizio è sempre riferito alla preparazione del momento, e diverse volte chi aveva 18 ad altri esami è riuscito a prendere anche 30”, conferma un altro rappresentante, Pasquale Russo. Ma altri studenti di Farmacia aggiungono anche che in passato ci sono stati problemi concreti legati soprattutto ad un singolo docente, che quest’anno è stato “invitato” a prendersi un anno sabbatico. Il suo esame era diventato una bestia nera, raccontano, e non c’erano mai più di dieci studenti ad appello, sicuri di essere bocciati o di avere un voto basso, poiché il docente basava la sua valutazione unicamente sui voti già ottenuti in due materie propedeutiche. Da quando il professore è assente, ad ogni appello di Chimica Fisica ci sono adesso tra i 60 e i 70 iscritti.
All’Orientale la situazione è controversa. I rappresentanti degli studenti assicurano di non avere mai avuto problemi del genere, che il loro libretto è sempre stato visto dopo e non prima la fine dell’esame, come afferma Alfredo Barillari, consigliere d’amministrazione e studente di Scienze Politiche, e che chi ha avuto 18 può aspirare tranquillamente ad un 30 successivo, come sostiene Carmela D’Angelo,  rappresentante degli studenti, iscritta a Lettere. Ma a Lingue non sempre è così, spiegano altri iscritti dell’Orientale, e anche nel caso di alcune Specialistiche di Lettere e Filosofia sembra che il libretto diventi una fondamentale parte integrante nel valutare, in positivo e in negativo, la prova dello studente. 
Al Suor Orsola dipende invece dall’indirizzo degli studi. A Giurisprudenza e Lettere pare che il libretto venga aperto solo per mettere i voti, stando almeno a quanto riferito dai rappresentanti. Più concreto invece il problema a Scienze della Formazione, dove, come in altre Facoltà letterarie, capita in maniera diffusa, pur senza casi eclatanti. “E’ un problema di morale personale del docente, che preferisce una valutazione legata al passato dello studente piuttosto che alla prova del momento”, sostiene Paolo Mercadante, rappresentante degli studenti. “Ci sono arrivate diverse lamentele dei ragazzi. A Scienze della Formazione guardano il libretto tutti e nessuno, ad eccezione di pochi docenti intelligenti che evitano questa brutta abitudine. I professori sono spesso stanchi di ascoltare programmi triti e ritriti, e d’altra parte se non si attiva una corrispondenza con l’esperienza dei ragazzi non potrà mai realizzarsi nuova cultura”; anche per questo, in mancanza di sufficienti elementi di valutazione, molti preferiscono affidarsi al libretto.
“Come docente ho sempre cercato di ridurne l’uso in positivo: il libretto non deve servire cioè a illuminare negativamente lo studente, ma solo positivamente per non abbassarne la media – questa è l’unica lettura corretta di quel documento- spiega il prof. Lucio D’Alessandro, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione- ed è questa che ho sempre suggerito ai colleghi più giovani e agli assistenti. Debbo aggiungere però che in Facoltà non è mai pervenuta una segnalazione del genere. Anzi gli studenti si battono contro l’introduzione degli esami in forma scritta, che allontanerebbero sicuramente questi problemi, sebbene eliminino la possibilità di sfruttare il confronto tra studente e docente. Personalmente ho sempre sostenuto che in ogni corso gli studenti hanno diritto a sostenere l’esame oralmente se preferiscono, tranne che nei casi in cui lo scritto è necessario, come per traduzioni o composizione di testi”. Un equilibrio tra scritto e orale quindi che potrebbe essere visto anche come strumento per cercare di scavalcare valutazioni penalizzanti e restrittive.
Viola Sarnelli
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