5.000 studenti delle scuole superiori alle Olimpiadi delle Neuroscienze

Una competizione incentrata sulla conoscenza del cervello umano – struttura e funzionamento – che, i giovani cervelli, intende proprio ‘catturarli’ al fine di guidarli lungo la strada della ricerca nelle Neuroscienze sperimentali e cliniche. È tanto ambizioso quanto illuminato l’obiettivo delle Olimpiadi delle Neuroscienze, l’ormai consolidato certamen nazionale in cui competono studenti delle scuole superiori tra i 13 e 19 anni, alla dodicesima edizione. Quest’anno l’organizzazione porta la firma della Divisione di Farmacologia del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università Federico II. “Abbiamo registrato circa cinquemila iscritti ed è un piacere, dopo due anni di stop a causa della pandemia, poter riprendere un evento che entusiasma così tanti ragazzi e ragazze”, dichiara il prof. Giuseppe Pignataro, Referente Nazionale, anche Coordinatore Regionale per la Campania. Questa iniziativa, promossa dalla Società Italiana di Neuroscienze, rappresenta la selezione italiana della International Brain Bee – evento nato negli Stati Uniti che oggi coinvolge più di 50 Paesi – e si snoda in tre fasi, locale (già tenutasi a febbraio), regionale (lo scorso 18 marzo, in concomitanza con la Settimana del Cervello) e nazionale che si svolgerà proprio a Napoli, al Centro Convegni della Federico II in via Partenope, nella due giorni del 9 e 10 maggio, e vedrà il confronto tra i giovani campioni regionali: “Il vincitore nazionale riceverà una borsa di studio per rappresentare l’Italia alla competizione internazionale che si terrà a Parigi dal 9 al 13 luglio”. L’edizione 2022, informa ancora il docente, “ha visto l’introduzione di alcune novità come la traduzione delle prove nel linguaggio Braille, il che ha permesso anche la partecipazione di studenti ipovedenti, in un’ottica pienamente inclusiva”. Le Neuroscienze, prosegue, sono affascinanti e rappresentano il punto di incontro tra tante discipline: dalla biologia alla microbiologia, dalla linguistica alla filosofia, passando per la musica, la psicologia, le scienze cognitive. Eppure, nonostante tutti questi professionisti a lavoro,  conosciamo ancora pochissimo il cervello umano”. Per la precisione, “circa il 10% di quello che è il suo funzionamento. In Italia abbiamo una grande tradizione in questo campo di studi”, cita a titolo di esempio i Premi Nobel italiani Camillo Golgi nel 1906 (per la scoperta della struttura del sistema nervoso) e Rita Levi Montalcini nel 1986 (con la scoperta del fattore di crescita delle cellule nervose) “ma c’è tanta strada da fare, a livello di ricerca di base fino agli studi traslazionali, anche in merito ad una serie di malattie, dall’Alzheimer alla sclerosi multipla”. Sui giovani in gara: “Il livello di difficoltà si alzerà ancora un poco con la prova nazionale, ma la motivazione è tanta. Molti di questi ragazzi sanno già di voler studiare Medicina e hanno dimostrato di avere un grande potenziale”. Poi chiosa: “Le Olimpiadi delle Neuroscienze sono inserite nel Programma annuale per la valorizzazione delle eccellenze del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e rientrano anche tra le attività di Terza Missione. Rappresentano, infatti, l’occasione per avvicinare all’Università le future matricole e per aiutarle a comprendere concretamente a cosa vanno incontro”.

Carol Simeoli

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