A Giurisprudenza prosegue, con successo, lo sportello della Clinica Legale

Continua l’esperienza dello sportello della Clinica Legale a Giurisprudenza. L’iniziativa, promossa dalla cattedra di Formazione Clinico-Legale della prof.ssa Flora Di Donato, rientra nell’ambito della Terza Missione, “finalità perseguita dal nostro Corso di Laurea”. Le Cliniche, spiega, “offrono gratuitamente servizi legali specializzati a persone apolidi, o a rischio di apolidia, attraverso il coinvolgimento attivo di studenti supervisionati da un team di docenti”. Il progetto, che nasce da un’intesa tra Università Federico II, Roma Tre e International University College di Torino, il cui protocollo tra i partner è stato rinnovato il 31 gennaio, ha previsto, in prima battuta, l’attribuzione di tre borse di studio ad altrettanti studenti che hanno da poco concluso l’esperienza. Ora si raddoppia: “Le borse di studio passano da tre a sei. Chi seguirà il corso a partire da marzo potrà partecipare al nuovo bando che prevede maggiori possibilità”. Il progetto, secondo la docente, “fino ad ora ha funzionato benissimo. I ragazzi hanno prima fatto formazione on-line in inglese con un funzionario dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite (che mette a disposizione le borse di studio), poi noi docenti ci siamo occupati di istruirli su come gestire gli incontri con clienti vulnerabili. A fine novembre, i tre borsisti hanno affrontato il primo caso concernente l’apolidia, incontrando un ragazzo molto giovane con diverse problematiche”. Il Dipartimento, “molto ricettivo nell’accogliere la proposta dello sportello clinico-legale, ora si sta attivando per identificare uno spazio dedicato. Dovrebbe essere collocato all’ottavo piano del Palazzo di Vetro di Porta di Massa”. 
Nell’attesa del nuovo bando, gli studenti troveranno un’ulteriore novità a lezione: “Oltre all’apolidia e al diritto degli stranieri, aggiungeremo un terzo filone di interesse riguardante la disabilità. Vi sarà un modulo specifico sull’uso delle nuove tecnologie che consentono autonomia alla persona disabile”. 
Altra novità: il 15 febbraio si terrà il convegno che verterà su ‘La credibilità del richiedente asilo: l’ascolto come mezzo di prova’. Prevista la partecipazione del Presidente della Sezione famiglia e stranieri in Corte di Appello Antonio Di Marco. “Durante il convegno presenteremo un nuovo progetto che ha l’intento di creare uno spazio socio-clinico condiviso da clienti ed operatori giuridici, con l’obiettivo di favorire lo scambio di conoscenze e aumentare la consapevolezza di come il diritto operi in specifici contesti legali. Lo scopo è quello di rendere la giustizia accessibile per i clienti vulnerabili, supportandoli nelle fasi amministrative e giudiziarie volte a ricostruire la loro storia”, conclude la prof.ssa Di Donato. 

L’esperienza, anche umana, di Fabrizia e Irene


“Tre anni fa ho seguito le lezioni della prof.ssa Di Donato, il corso mi è piaciuto moltissimo, tanto da richiedere la tesi nella sua disciplina. Quando ho saputo del bando, non ci ho pensato nemmeno due volte. Mi sono fatta avanti, avevo necessità di studiare un caso concreto per dare valore alla mia tesi”, racconta Fabrizia Capone,  27 anni, una laurea prevista a breve e una forte passione per il diritto degli stranieri. L’esperienza maturata da novembre a dicembre le ha permesso di sperimentare “lo strumento della clinica legale, che, grazie allo sportello, consente di lavorare a casi concreti. In tanti anni non ho mai avuto la possibilità di un contatto diretto con un potenziale cliente. Invece, in poche settimane, mi sono ritrovata ad aiutare un ragazzo mio coetaneo, ad ascoltare la sua storia e a seguire passo dopo passo l’evolversi”. Fabrizia ha seguito il caso di un ragazzo nato in Italia, padre di due figli, invisibile agli occhi del mondo: “Non possiede la cittadinanza, non ha un documento originale che attesti la sua nascita, non può sposarsi, né prendere la patente, perché giuridicamente è come se non esistesse. Questo ragazzo vuole sentirsi semplicemente normale e noi lo abbiamo aiutato nel redigere i documenti necessari, affinché venga accolta la sua richiesta di cittadinanza o di cittadino apolide”. L’amore per il sociale è nato però molto prima: “Anni fa, sempre grazie al corso, ho partecipato ad un altro focus sull’apolidia”. Si è avvicinata al popolo Rom e resa conto come spesso ci si avvicini a questa etnia con tanti pregiudizi. “I ragazzi del campo mi hanno trasmesso tanto calore ed accolta, spronandomi a modificare atteggiamento. C’erano dieci richiedenti cittadinanza, molti ragazzi appena maggiorenni. È stato toccante ascoltare le loro storie, intervistarli con delicatezza per capire la loro situazione. Molti non hanno documenti. Per chi è invisibile non c’è nemmeno la possibilità di curarsi se ci si ammala”. Il rapporto con i clienti “aiuta ad immedesimarsi nel loro vissuto”. Quasi certamente, Fabrizia si ricandiderà al bando di marzo, “per continuare a lavorare presso lo sportello della Clinica legale”. Il post laurea: “Non voglio specializzarmi in Diritto civile, c’è troppa concorrenza. Voglio dedicarmi ad un settore specifico e credo che con questa esperienza abbia trovato il mio ambito lavorativo ideale”.
Anche per Irene Esposito tutto è sbocciato grazie alla partecipazione al corso di Formazione clinico-legale: “Condivido pienamente il modo di pensare e agire della prof.ssa Di Donato, tant’è che lo scorso anno, pur avendo già sostenuto l’esame, ho seguito il modulo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per avere la certificazione. Seguo queste iniziative perché in Dipartimento manca un approccio pratico definito”. La studentessa, 25 anni, è inserita in diversi progetti sociali extrauniversitari (“partecipo ad euro-progettazioni a sfondo sociale”). Quando ha saputo della borsa di studio, non ha avuto dubbi, si è candidata subito. Sottolinea: “Questa disciplina non ha un taglio solo giuridico ma comprende aspetti antropologici, psicologici. Prepara ad un rapporto con il cliente grazie all’intervista giuridica. La formazione ci ha aiutato a cogliere l’aspetto umano della professione”. Il compito di Irene “è stato quello di indirizzare il ragazzo presso il comune dov’è nato per richiedere un estratto di nascita, in quanto non ha rapporti con la mamma. Grazie all’aiuto dell’avvocato Migliaccio, abbiamo esaminato la possibilità che sia richiesta la cittadinanza”. Seppur il lavoro formale dello sportello sia terminato a dicembre, “seguiamo l’evolversi del caso. Sulla piattaforma condivisa con le altre cliniche legali abbiamo inserito i file del lavoro svolto e continuiamo ad aggiornarli, a prescindere dalla borsa di studio”. Il futuro: “Mi piacerebbe che la realtà della clinica legale diventasse più solida. Le opportunità lavorative in questo campo sono scarse, tuttavia mi auguro di approfondire lo studio del diritto dell’immigrazione e dei diritti umani”. Irene – che divide il suo tempo fra lo studio e il suo essere mamma  (“per un po’ di tempo mi sono allontanata dall’università, ho ripreso lo studio proprio grazie a queste esperienze, che mi hanno dato forza e motivazione dal punto di vista umano”) – sta lavorando alla tesi di laurea relativa all’attivazione “di una clinica legale sul mio territorio. Forse è un progetto ambizioso e di difficile realizzazione, ma questo è il lavoro che sogno di fare”. 

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