Dall’ambiente alle armi in Ucraina: temi di grande attualità nei seminari proposti dalla cattedra di Diritto Costituzionale del prof. Lucarelli

Il primo gennaio 1948 entrava in vigore la Costituzione italiana. Sulle macerie del secondo conflitto mondiale nasceva l’anima repubblicana e democratica del Paese. Da allora sono passati 74 anni fatti di lotte, conquiste, passi in avanti dolorosi. Ed è in virtù di questi processi che la Carta fondamentale continua a vivere. “Ogni anno, all’inizio di ogni mio corso, agli studenti ribadisco un concetto molto importante: non bisogna mai dare per scontati i diritti acquisiti nel tempo, come se fossero sempre esistiti. Per raggiungerli è stato fatto tanto, eppure ci vuole poco per perderli”. Il prof. Alberto Lucarelli, docente di Diritto Costituzionale (II Cattedra) al Dipartimento di Giurisprudenza, si è espresso così a proposito dell’affascinante ciclo di seminari da lui diretto, “La Costituzione vivente: dialogando con gli studenti”, che ha preso il via lo scorso 24 marzo, nell’Aula Coviello (e online), e si protrarrà fino al 5 maggio, per un totale di cinque incontri. Dalla Riforma Cartabia – oggetto del primo “dialogo” – all’invio di armi all’Ucraina, che ha avuto luogo il 31; l’inammissibilità dei quesiti referendari a proposito di fine vita e cannabis, il tema dell’ambiente in Costituzione e il progetto di riforma dei regolamenti parlamentari. Una sola parola per riassumere il senso di ogni appuntamento: attualità. “Alla ripresa del secondo semestre, a marzo, dopo la lunga pausa, mi sono reso conto di quante cose fossero successe sia in Italia che all’estero. E quale migliore occasione di un’attività del genere per discuterne e approfondire questioni che ci riguardano da vicino?”. Già, perché chi studia diritto deve necessariamente guardarsi intorno. Il diritto esprime regole, è la grande forma dei contenuti. Il suo obiettivo è disciplinare i fatti. Ne deriva che senza la conoscenza di ciò che accade – dove realmente si capisce come funziona la Costituzione – il rischio è il distacco totale tra forma e sostanza. Noi aspiriamo a formare una classe dirigente che abbia senso critico, il mero formalismo non può in alcun modo incidere sulla realtà”. 

Anche per questo, l’approccio scelto è di natura dialogica: “l’iniziativa parte dall’esigenza sia mia che degli studenti di modalità aggiuntive al corso tradizionale che stiamo tenendo. Si tratta di un contributo che non riguarda solo la trasmissione di contenuti, ma ha l’obiettivo di rendere i ragazzi attori e protagonisti di questi confronti”. Un elemento, quello della discussione, emerso già durante i primi due appuntamenti, sulla già citata Riforma Cartabia e sul sentito tema dell’invio delle armi in Ucraina. Studenti del primo anno, dottorandi di diverse materie, sono intervenuti “generando un dibattito bellissimo, fatto con cognizione e domande di grande qualità. Anche per questo avevo messo a disposizione dei ragazzi, sulla mia pagina, del materiale che approfondisse ognuno dei temi”

Ma un dibattito scientifico che si rispetti è quello che affronta senza patemi le possibili contraddizioni e interpretazioni di iniziative rilevanti. Come nel caso dei provvedimenti legislativi che hanno autorizzato l’invio delle armi in Ucraina. Si concilia con l’articolo 11 della Costituzione, dove si afferma che l’Italia ripudia qualsiasi guerra come strumento di offesa e risoluzione di controversie? L’invitato, il dott. Pierfrancesco Rossi della LUISS Guido Carli, giovane internazionalista, ha affrontato la questione soffermandosi sulla legittima difesa, sul sostegno di questa nel caso di un Paese aggredito. Stesso discorso per l’inammissibilità dei quesiti referendari di fine vita e cannabis, rispetto ai quali il prof. Giuliano Balbi dell’Università Vanvitelli spiegherà perché, a suo parere, la posizione della Corte Costituzionale sia corretta. “Il quesito sull’eutanasia – ancora Lucarelli – sembra contenere quasi un’agevolazione all’omicidio”. Rilevante pure la riforma degli artt. 9 e 41 della Costituzione in merito all’ambiente, della quale si occuperà lo stesso docente della Federico II. “Sono un ambientalista della prima ora, ma ho molte riserve sulle modifiche. Ritengo che l’ambiente viva nella nostra Carta da 40 anni, grazie a sentenze della Corte Costituzionale, della Corte di Giustizia, della Corte europea dei Diritti dell’uomo. Quindi mi è sembrata più un’operazione di maquillage, e mi pare pure pericolosa, perché è la prima volta nella storia della Repubblica che si modifica uno dei primi dodici articoli, che attengono ai principi fondamentali. Il metodo può aprire una breccia discutibile, ad esempio sui principi di laicità, pluralismo, solidarietà”. Le discussioni sono appena cominciate.Ciò che è certo è che “la Costituzione vive, anche attraverso il nostro contributo”.

Claudio Tranchino