Droni e laser scanner per la tesi sperimentale di Emanuela

Droni e laser scanner per effettuare i rilievi sulla Basilica di Santa Maria degli Angeli, il gioiello barocco situato a Napoli sulla collina di Pizzofalcone, che fu fondato nel 1587 e quasi interamente ricostruito nel 1610. Il progetto coinvolge la prof.ssa Antonella di Luggo, Coordinatrice del Corso di Laurea Magistrale in Architettura, ed altri docenti. Ne fa parte, perché ad esso ha dedicato la tesi di laurea sperimentale che si appresta a discutere nelle prossime settimane, anche Emanuela Fragalà, laureanda venticinquenne residente a Giugliano, che racconta ad Ateneapoli la sua esperienza. “Ho cominciato a lavorarvi a settembre dello scorso anno – dice – perché ero mossa da curiosità. Non partivo da zero. Durante il corso di Rilievo, la prof.ssa Di Luggo aveva già dato dimostrazioni dell’impiego di droni e laser scanner. Avevo poi approfondito l’argomento durante un corso a crediti liberi con le collaboratrici della docente. Per questo motivo, quando si è presentata l’opportunità di partecipare allo studio e di dedicare ad esso la tesi di laurea, non mi sono tirata indietro”. 
Il lavoro di Fragalà si è svolto attraverso sopralluoghi visivi, documentazione fotografica, ricerca di fonti documentali, sessioni vere e proprie di rilevamento e processamento in Dipartimento dei dati che erano stati raccolti. “La Basilica di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone – spiega la laureanda – ha criticità molto particolari. Su due lati è in aderenza con il Tribunale militare. All’interno presenta reti di protezione per impedire la caduta di stucchi che versano in condizioni piuttosto precarie, anche a causa di infiltrazioni d’acqua. Corrono reti di protezione lungo tutte le navate laterali. Oltre il transetto ha due cappelle ed anche all’interno di quelle sono stati effettuati i rilievi. Io, in particolare, mi sto occupando di realizzare un progetto di fruizione virtuale finalizzato a fare conoscere meglio la Basilica ed a documentarne la storia”. Nel lavoro architetti, tecnici e Fragalà hanno impiegato due droni e due laser scanner. Un modello di ciascuna delle due apparecchiature è in dotazione al Dipartimento. Un altro drone ed un altro laser scanner sono stati forniti da due aziende specializzate nella produzione di questi dispositivi. “È stata – racconta la ragazza – una bella esperienza e credo che potrà tornarmi molto utile in futuro. È un campo che mi interessa, preferirei restare in questo ambito, per questo mi sono anche decisa a prendere il patentino necessario a guidare i droni di un certo tipo, come quello che ci ha fornito l’azienda che ha collaborato al progetto. Sono apparecchi che stanno diventando sempre più all’avanguardia. Per i laser scanner è fondamentale acquisire dimestichezza sulle impostazioni da dare allo strumento perché cambiano a seconda che si debbano effettuare rilievi all’interno o all’esterno di un edificio. Io ero sul posto ed ho imparato molto attraverso l’osservazione delle decisioni che sono state adottate di volta in volta, a seconda delle necessità”. Ma come si trasformano i rilievi acquisiti tramite un drone oppure un laser scanner in elementi utili per un architetto che debba progettare, per esempio, un intervento di restauro o recupero di un sito monumentale? Risponde Fragalà: “I dati sono salvati nello strumento, su scheda Sd ed hard disk. Per i droni si acquisiscono fotogrammi, per il laser scanner punti. I dati dei droni sfociano poi anch’essi in nuvole di punti”. 
Ad un passo dalla laurea, che si appresta a conseguire nei cinque anni previsti dal percorso di studi, la ragazza fornisce qualche suggerimento agli studenti che hanno cominciato solo da poco il percorso universitario ad Architettura. “Consiglio di non abbattersi e di non fermarsi mai alla prima difficoltà. È un percorso duro, pesante, arduo, bisogna crederci ed avere passione”. L’esame più bello? “Rilievo è uno di quelli che più mi è piaciuto. Anche Geometria Descrittiva, che è simile”. Quello che le ha creato più difficoltà degli altri? “Estimo, però in generale è un discorso soggettivo. Se si studia, anche se con difficoltà si affronta tutto. L’importante è che ci sia la consapevolezza, quando ci si immatricola, che Architettura è un impegno che porta via gran parte del proprio tempo quotidiano. Per questo è indispensabile che piaccia. Oltre a preparare esami orali, trascorriamo molte ore davanti al pc. La maggior parte dei corsi è ad obbligo di frequenza e tra autobus e treni a volte si torna a casa – se si ha la fortuna di vivere a Napoli, per i fuorisede è ancora più dura – anche dopo le diciotto. Tocca studiare anche nei fine settimana e la sera. Per questo, per esempio, ho rinunciato a qualche lavoretto che mi sarebbe stato utile, tipo lezioni private. Mi sono concentrata esclusivamente sullo studio per chiudere nei cinque anni previsti”. Il voto che Emanuela, studentessa che sta per laurearsi, attribuisce ad Architettura è buono, ma non nasconde alcune criticità che possono complicare la quotidianità delle ragazze e dei ragazzi che frequentano. “Potrebbero e dovrebbero migliorare – sottolinea – alcuni servizi. Per esempio, le informazioni dovrebbero essere più rapide e la segreteria più efficiente nel risolvere le problematiche burocratiche ed amministrative. Quanto agli spazi, diciamo che la situazione è un po’ migliorata, ma restano problemi. Per esempio, la mancanza di prese in aula e la scarsità di posti per studiare tra un corso ed un laboratorio”.
 
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